Bisogna che si diradino le nuvole sugli ultimi incarichi di governo e sul chi ha voluto chi, per capire quali effetti questi accadimenti avranno sulla vita del Pd di basilicata e sulle dinamiche che vi si possono aprire. Oggi non possiamo che registrare che,al di là di un lanciatissimo Braia, sulla linea renziana c’è una situazione di sostanziale attesa con molte riserve sulle prospettive che si aprono. De Filippo, Pittella jr,e molti della ex maggioranza del Pd lucano aspettano di capire se c’è un progetto e quale da parte del leader fiorentino e l’annuncio solitario e inaspettato di Renzi di una uscita dal Pd non scioglie ma aumenta le perplessità Molti concordano sul fatto che se è vero che l’uomo di Rignano ha sparigliato le carte , è pur vero che l’ossigeno maggiore lo ha portato a Zingaretti ed all’ala sinistra, che erano alla canna del gas e incapaci di dare sostanza alla loro leadership. E che di conseguenza, una uscita intempestiva possa essere un altro favore alla casta del partito , che si è attaccata ai cinque stelle come l’edera sui muri e che intende espandersi anche a livello regionale. Sfasciare quello che, con una riconosciuta mossa tattica di prim’ordine, è stato creato, significa far ripiombare parte dell’elettorato del Pd e renziano nella sfiducia di una ennesima avventura fatta di contrapposizione nella stessa area, di conflittualità permanente e di in continuo ribollire dei personalismi fini a se stessi ,senza reali prospettive politiche, la cui mancanza é stata causa della disaffezione al centrosinistra. C’è d’altro canto la consapevolezza che se non si lavora al centro e se non si recupera voti dalla destra, una eventuale alleanza Pd-5 stelle, non riuscirebbe nelle urne nemmeno a sommare i voti di ciascuno uscendo sconfitta dal confronto con un centrodestra a trazione salviniana. In questo dilemma , la costruzione di una formazione ampia di centro può essere una carta buona da giocare solo a due condizioni : 1) che non sia una costruzione di vertice tra formazioni esauste in cerca di apparentamenti ma cerchi di intercettare una base larga che invoca politiche moderate , rassicuranti e coinvolgenti 2) che sia una organizzazione democratica, non adagiata sul leaderismo, ma poggiata su una democrazia di base, con ambiti decisionali territoriali statutariamente garantiti e con una selezione che vada dal basso verso l’alto. Per far questo ci volevano tempo, progettualità e capacità di lavorare in periferia. Tutto quello che è avvenuto in questi ultimi anni ha dimostrato che il leaderismo , inteso come uomo solo al comando, primo o poi finisce in un fosso. Più aumenta la statura del leader, più il piedistallo su cui si innalza diventa precario. E dunque poteva esserci un passaggio nuovo e intermedio in un partito che identifica e legittima le due anime che da sempre convivono e delle quali , questa è la verità, non si è riusciti a fare sintesi. Questo significava creare regole nuove di convivenza e di rispetto dei numeri e delle idee, con uno Statuto che desse veramente voce alla base di un partito e ne trovasse le espressioni in forme codificate di democrazia , con congressi a tesi e senza tesseramenti precostituiti da chi comanda.. Un tempo si faceva così, e si è resistiti sulla scena per mezzo secolo, facendo la storia di questo Paese. Oggi però non c’è spazio per la riflessione in una politica che é solo muscolare. Non finirà bene .Rocco Rosa
(FILES) A crane lifts the statue of former Spanishhead of state general Francisco Franco off its place at the front gate of the military academy in Zaragoza, Spain, on Thursday 24 August 2006. Spanish Defence minister Jose Antonio Alonso decided to remove the statue as other unconstitutional symbols because he believes he has " to work to reunite people " . This decision was supported by the Parliament Defence Commision.
ANSA-EPA/INAKI GOMEZ
DA MATTEO A MATTEO, IL LEADERISMO SI SCOPRE PRECARIO
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