Le campagne elettorali non servono più a niente

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di ROCCO PESARINI

Il titolo è forte, lo so. E parrebbe (sottolineo parrebbe) antidemocratico, scettico, cinico.

Ma vi garantisco che non lo è.

E non lo è (per me) perché ho ormai maturato la certezza, la consapevolezza, l’idea che la gente, o almeno un buon 80% di essa, quando si tratta di esprimere un voto e una preferenza, se ha deciso di esprimere quel voto e quella preferenza non cambia e non cambierà idea finché non ci sbatte col grugno contro.

Non cambia idea e non cambierà idea finché il risultato di quel voto o di quella preferenza, non arriverà a spaventarlo o a danneggiarlo direttamente. Spavento o danno che, tra l’altro, dovranno nemmeno essere di lieve entità (in questo caso quel voto e quella preferenza continuano a permanere).

“Ma è il normale gioco democratico” potrebbe dire qualcuno dei beninformati.

Certo, se io voto Tizio o Sempronio, ovviamente la volta successiva gli confermerò o meno il voto se la sua condotta e la sua azione politica o amministrativa avranno soddisfatto le mie aspettative, le mie attese, le mie speranze. Certo, questo è il gioco democratico sotteso a qualsiasi voto o preferenza.

Ma oramai c’è di più. Oramai non è più sufficiente vedere risultati negativi, notare il mancato raggiungimento degli obiettivi promessi e prefissati, evidenziare condotte immorali, eticamente sbagliate o, a volte, addirittura illegali (con tanto di accertamento giudiziario). E’ necessario sbatterci il grugno!

E’ necessario magari perdere il lavoro, non riuscire a trovarne uno nuovo, avere difficoltà ad accendere un mutuo, riscontrare l’impossibilità per il proprio figlio di trovare un’occupazione degna di questo nome, dover valutare la concreta possibilità di emigrare (non sai se in Italia o addirittura all’estero).

E fin quando non ci sbatto io il grugno direttamente… chi se frega!

E gli esempi appena fatti possono valgono per tutti i livelli della politica, da quello sovranazionale a quello locale.

Occorre sbatterci il grugno! E non farò nomi, cognomi, sigle di partito o di fazione politica. Ognuno di voi, se è arrivato a leggere fino a questo punto, può tranquillamente interpretare cosa sto dicendo e come lo sto dicendo.

Da destra a sinistra, passando per il centro, svoltando nel centrosinistra per poi prendere la complanare del centrodestra, questa certezza è ormai sempre più solida in me: le campagne elettorali non servono più a niente!

E non l’ho capito solo io.

Lo hanno soprattutto capito coloro che si candidano, si sono candidati e si candideranno nelle varie tornate elettorali. Infatti, se assistete a qualche dibattito politico, vedrete che viene detto tutto ma in realtà non viene detto nulla, con il ripetersi incessante dei soliti e vuoti slogan. Slogan, ripeto, che abbracciano tutto lo scibile politico e partitico. Tanto sanno che gli è sufficiente ripetere quei 4 o 5 “concetti” che la gente vuol sentirsi dire e, come per magia, il voto di quella gente si confermerà senza problema alcuno.

Forse è sempre stato così e sicuramente ognuno è libero di sbattere il proprio grugno dove vuole.

Buona grugnata a tutti, me compreso.

p.s. Ah dimenticavo i Gattopardi! Ma quelli non votano; decidono solo a chi, in un dato momento storico e sociale, conviene “appoggiarglielo” per poi farselo “appoggiare” per una posizione più comoda rispetto a quella già posseduta. Ma loro non sono né l’elettorato attivo, né quello passivo. Sono l’elettorato “ndo cojo cojo.. bast’ ca anghiapp’ qualcos’ pur’ a stu gir’”.

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