E se la fine da Capitale Europea della Cultura coincidesse con una minore notorietà della Basilicata e in particolar modo di Matera? E se il brand Matera Basilicata 2019 non fosse più attrattivo perché nelle top teen del turismo entreranno di diritto le neo investite Capitali Europee, Fiume in Croazia e Galway in Irlanda? Quante nuove imprese e neonate partite iva cesseranno la propria attività oltre a quelle che nell’entroterra lucano sono state già costrette a farlo?
La politica sarà in grado di mettere in campo nuovi strumenti per la promozione o, quantomeno, per il mantenimento degli standard di offerta presente nel settore che maggiormente ha visto aumentare i propri profitti cioè, turismo e cultura?
Chissà a se queste domande che assillano la mente degli imprenditori locali costretti a fare i conti con una nuova prospettiva meno ambiziosa di quanto non lo fosse fino a oggi, interessano anche chi si sta preparando programmi per la città. E chissà se il tema post 2019 sia stato preso in considerazione anche dall’attuale maggioranza regionale che non sarebbe certamente esclusa dalle conseguenze di eventi incontrollabili e di crisi non treviste. . Salvifica sarebbe l’ipotesi di una bella deregulation, anche temporale, in grado di salvare i neo imprenditori dall’eventuale bolla economica post Capitale Europea. Un’eventualità fantasiosa che non ci può distrarre dal guardare con realismo e preoccupazione a come si sono ridotti “i grandi attrattori turistici” dopo che i finanziamenti pubblici sono diminuiti o terminati. Non c’è da stare molto allegri né si possono immaginare soluzioni improbabili. Pare piuttosto un deja vù. Ora è importante che la politica si impegni a studiare e programmare azioni concrete per il futuro evitando di cercare responsabilità nei fantasmi del passato esclusivamente per allungare i tempi per trovare le soluzioni che occorrono evitando alla Basilicata altro spopolamento e povertà. La politica è chiamata ad affrontare con competenza e lungimiranza il tema dello sviluppo economico e sociale della regione evitando di riprodursi, come sempre, in piccole azioni fini a se stesse narrate sui media e nelle aule congressuali come mirabili gesta di una classe politica evoluta e competente. Probabilmente inconsapevole di essere agli occhi dei cittadini sempre più uguale a quella di sempre abituata a bearsi dell’effetto che sortiscono le belle parole e lasciando che i fatti e i risultati si colgano solo nelle belle intenzioni. Non è più possibile attendere. La visione che è mancata in passato continua a non prendere forma anche con il nuovo corso politico regionale. Non ci si può rassegnare all’immobilismo giustificando i ritardi che si stanno accumulando sottolineando ancor di più alcune insufficienze politiche, culturali e strategiche di chi deve, viceversa, dare prova di progettualità e competenza.
Non regge più la narrazione del popolo lucano martoriato da secoli d’ingiustizie, privato dei servizi minimi per competere alla pari con altre regioni d’Italia e neanche è ancora possibile continuare a parlare del male che arriva da così tanto lontano da non poter essere sanato. Se c’è bisogno di fare un’operazione verità per aiutare il dibattito politico regionale così da iniziare un processo di crescita tanto atteso, facciamola pure sgomberando il campo da qualsiasi ombra rispetto a come sono stati spesi – nell’arco di decenni – tutti i milioni di euro destinati alla Basilicata – partendo se vogliamo dai fondi della 219 (terremoto del 1980), fino a quelli erogati per Matera Basilicata 2019 -. Dopodiché, però, la politica deve guardare al futuro evitando di ripetere gli stessi errori. Non possiamo più permettercelo, non possiamo permettere che gli investimenti per Matera Basilicata 2019 abbiano solo gonfiato una bolla destinata prima o poi a scoppiare .
La fortuna di essersi trovati nel posto giusto al momento giusto non deve essere sprecata. Il peggio per l’economia locale potrebbe arrivare nel breve- medio periodo. Nulla per cui aggrapparsi a cornetti e amuleti toccando ferro perché sarebbe una cosa del tutto fisiologica considerando che, da quest’anno, saranno le neo capitali della cultura europea ad attrarre investimenti e turisti. Più di quanto potrà ancora fare la Basilicata. Chiederei, quindi, a chi ha programmato la spesa di questi anni se ha previsto investimenti per attutire l’eventuale contraccolpo in caso di una minor domanda turistica e ,se sì, quali e in quali settori strategici o iniziative in grado di supportare nel compito di attrattori la festa della Madonna della Bruna di Matera, l’avanzata dei Turchi di Potenza, il Volo dell’angelo e qualche ponte Tibetano posizionato qua e la.