TRANSIZIONE ENERGETICA ED EFFETTO SULLA FRAMMENTAZIONE TERRITORIALE

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 il sostenibile può diventare insostenibile

MARCO CUCCARESE

La sostenibilità ambientale degli impianti eolici, o degli impianti di generazione di energia rinnovabile in generale, non va misurata solo sulla base della CO2 risparmiata o comunque sulla base dell’aspetto energetico della questione, ma bisogna prendere in considerazione anche aspetti che riguardano la trasformazione del territorio locale ed in particolare la frammentazione territoriale, termine con il quale si intendono i cambiamenti morfologici delle aree urbane e la dispersione disorganizzata nello spazio,  la discontinuità degli habitat ed ecosistemi ed il consumo di suolo associato alla costruzione di tale impianti. I fattori che incidono sulla frammentazione territoriale sono la costruzione di infrastrutture, la crescita urbana e la dispersione degli insediamenti rurali. Nello studio condotto dal Professor Beniamino Murgante, Lucia Saganeiti, Angela Pilogallo, Giuseppe Faruolo ed il Professor Francesco Scorza, membri del laboratorio di ingegneria dei sistemi urbani e territoriali (LISUT) dell’UniBas, dal titolo “Territorial Fragmentation and Renewable Energy Source Plants: Which Relationship?”  pubblicato sulla rivista Sustainability, tale aspetto viene evidenziato e sottolineato prendendo in riferimento il caso studio della Basilicata. Essendo gli impianti di generazione di energia nuovi componenti dell’insediamento territoriale, la loro installazione viene considerata come un fattore aggiuntivo sulla frammentazione territoriale ed un indice analitico (SPX) è stato utilizzato per quantificare la stessa e come l’installazione di nuovi impianti abbia influenzato tale parametro negli anni.

Primo punto interessante emerso dallo studio, che da solo basterebbe per evidenziare dubbi ed inefficienze della regolamentazione regionale attuale, è un confronto fatto con le altre regioni italiane, in cui viene valutata la percentuale di turbine eoliche in una data regione rispetto al totale del territorio nazionale e la percentuale di energia prodotta in ciascuna regione da tale turbine rispetto al totale nazionale. Già da questa prima analisi si riscontra una certa anomalia per il territorio lucano, comune solo alla regione Toscana (tra quelle con maggiore rilevanza in termini di energia eolica prodotta): la percentuale di energia prodotta è minore rispetto alla percentuale di numero di turbine eoliche. Nelle altre regioni si riscontra invece il caso contrario, la percentuale di energia prodotta supera la percentuale del numero di turbine presenti. Già questo dato basterebbe per evidenziare una criticità territoriale spesso sollevata da associazioni politiche e ambientaliste operanti sul territorio. Si legge nell’articolo che tale anomalia è da imputare alla strategia politica adottata dalla regione Basilicata. Infatti, lo strumento utilizzato per promuovere lo sviluppo delle risorse rinnovabili è la razionalizzazione e semplificazione della procedura di autorizzazione. Secondo il piano di indirizzo energetico ambientale (PIEAR), approvato nel 2010, i progetti che coinvolgono turbine con una potenza inferiore a 1 MW e un numero di generatori eolici che non superano 5, non seguono la procedura stabilita a livello nazionale ma possono essere autorizzati solo dopo un Avviso di inizio certificato di Lavori di costruzione (SCIA) sono stati emessi. In questo modo si consente agli operatori privati ​​di avviare, modificare o interrompere le attività di produzione (artigianato, commerciale, industriale), senza alcun tempo di consegna correlato a controlli preliminari e ispezioni da parte delle autorità competenti. Sono necessarie procedure e documenti aggiuntivi per impianti con una potenza superiore a 200 kW e per le aziende vicine ai siti Natura 2000. A conferma di tale aspetto, come ragione del punto di cui sopra, viene evidenziato l’aumento in percentuale di piccoli impianti eolici dal 2008 al 2017, i quali rappresentano l’86% degli impianti presenti rispetto al 75% del 2008. È chiaro quindi come l’indirizzo politico locale abbia spinto verso l’installazione di tanti impianti, ma ciascuno di piccole dimensioni, sia nel significato spaziale del termine che nel senso di energia prodotta.

Tralasciando quelli che sono gli aspetti metodologici dell’analisi condotta, come il calcolo dell’indice SPX e la correlazione tra la potenza e la superficie degli impianti, i risultati evidenziano come nel periodo 2013-2017, la principale trasformazione del territorio lucano corrisponde a frammentazione media (circa il 24% del territorio). Le aree che non sono cambiate e non influenzate dall’antropizzazione sono solo l’area inclusa nel Parco Nazionale del Pollino e la Valle dell’Agri, dove la presenza di impianti petroliferi ne influenza qualsiasi trasformazione. Confrontando la frammentazione territoriale tra il 2008 (prima quindi del PIEAR) e il 2017, si nota come le aree non urbanizzate o non frammentate siano diminuite in favore di zone a bassa o media frammentazione. Se si considera l’intero periodo 2008-2017, si osserva invece un incremento iniziale delle aree a frammentazione media e medio alta, le quali poi diminuiscono nuovamente. Ciò è sintomatico di come la costruzione ed espansione delle centrali eoliche sono state concepite con l’adozione del PIEAR: inizialmente sono state costruite grandi centrali per poi virare su piccole centrali densamente popolate da piccole pale. Il ruolo che gli impianti di energia rinnovali hanno avuto sull’influenza della frammentazione territoriale rispetto alla costruzione di edifici, è inoltre evidenziato in tale studio. È stato infatti valutato l’effetto della sola costruzione di edifici sulla frammentazione territoriale e dell’effetto congiunto della costruzione di edifici e impianti di energia rinnovabile, dal cui confronto si evince chiaramente come si ha aumento della superficie territoriale caratterizzata da alta frammentazione e diminuzione invece di quella non urbanizzata quando l’effetto congiunto viene preso in considerazione. In particolare, considerando l’anno 2018, la presenza di centrali di produzione di energia rinnovabile hanno comportato lo shift di 12.8 ettari di territorio da area non urbanizzata a frammentazione media e contemporaneamente lo shift della stessa superficie di territorio da frammentazione media ad alta.  Altro dato di particolare interesse è la superficie territoriale interessata dalla costruzione di edifici e di quella invece interessata alla costruzione di impianti di energia rinnovabile nel periodo 2013-2017: circa tre chilometri e mezzo quadrati per il primo fattore e circa otto e mezzo per il secondo, ovvero la costruzione di impianti incide per il 70% alla trasformazione del territorio.

Dall’analisi di questo studio condotto nell’ambito del progetto MEV-CSU – Metodologie avanzate per la Valutazione del Consumo di Suolo connesso ai processi di sviluppo del sistema insediativo, relazionale e naturalistico ambientale della Regione Basilicata, è chiaro quindi come le politiche adottate per la produzione di energie rinnovabili siano particolarmente influenti su quello che concerne la modifica dei territori e dell’utilizzo di suolo, per cui la regolamentazione adeguata e il monitoraggio degli effetti che essa implica, si rendono uno strumento necessario da affiancare alla transizione energetica tanto sperata ed invocata per garantire che tale processo sia realmente sostenibile e che il suolo e le conformazione territoriali non vengano sacrificati in nome della riduzione delle emissioni di gas serra, in cui ruolo del suolo è tra l’altro determinante.

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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