Delle amministrazioni regionali precedenti le critiche della gente comune difficilmente hanno riguardato la capacità di amministrare, se per capacità si intende la conoscenza del territorio, l’esame dei problemi e la competenza nel trovare soluzioni. Ci sono state stagioni in cui l’economia è cresciuta e la qualità della vita si è innalzata. Stagioni in cui la sanità si confrontava con i migliori sistemi regionali, ricevendo apprezzamenti per le lusinghiere performaces, così come notevoli sono stati i passi avanti fatti nel turismo, con Matera 2019, che non è un risultato ascrivibile al caso, e in agricoltura soprattutto per le filiere, l’innovazione , il finanziamento di attività collaterali come l’agriturismo e la promozione dell’eccellenza alimentare con le dop, le igp e le certificazioni di qualità. L’altro giorno ricordavo anche l’iniziativa dei Frecciarossa, fatta sotto il precedente Governo regionale, che ha indicato una via mediana per l’alta velocità, tesa a sfruttare al massimo la performance dei nuovi treni anche su circuitì e tratte non costruiti apposta per la loro circolazione. Sul campo delle politiche alla persona, per non andare lontano, gli ultimi quindici anni hanno registrato una attenzione al welfare, con un forte investimento delle rojalties nel contrasto alla povertà, una costante azione di supporto all’Università lucana, con nuovi corsi e il solito ricorso ai soldi del petrolio, e un forte investimento nella forestazione con il traguardo superato delle 151 presenze all’anno, contro le 51 iniziali. I fatti ci sono stati, ma non sono bastati a promuovere una classe politica di centrosinistra, bocciata dall’elettorato per il poco impegno mostrato nella moralizzazione della vita pubblica, nella organizzazione della macchina amministrativa e nel coinvolgimento dei giovani al processo di sviluppo. Sono prevalse esigenze di potere, fatte di ricerca di equilibri , di do ut des, di piazzamenti di personale di fiducia , di tattiche dilatorie , col risultato che tutto il buono fatto nelle azioni di governo è passato in second’ordine rispetto all’esigenza di aprire le stanze, di far cambiare l’aria, di mandare a casa quegli inquilini. Oggi lo stesso popolo vive l’attesa del nuovo e la sta vivendo con la sensazione che quelle cattive abitudini abbiano fatto scuola e suano diventate patrimonio anche dei nuovi venuti. Non ci sono prove decisive, ma i segnali che si leggono parlano anch’essi di arroganza, di non trasparenza, di predominanza degli interessi di partito rispetto a quelli della comunità, di privilegi sotto forma di corsie privilegiate per gli amici , di abuso di incarichi fiduciari. Col risultato che il nuovo non si vede né sul versante della capacità di governo , per via di una classe politica arrivata nuda e cruda al comando, né su quello della moralizzazione della vita pubblica, che pure è stato il cavallo di battaglia vincente dei nuovi arrivati. Il quesito dunque rimane forte sia per chi governa che per chi ha governato : si vuole cambiare pagina rispetto al passato oppure sta bene così a tutti, a chi c’era e a chi è arrivato, per una accettazione tacita della convenienza ad usare arbitrio e discrezionalità come appannaggio intrinsecamente legato al potere? Se è così, questa nuova stagione di governo non è destinata ad andare lontano. Al primo Masaniello che riesce a bucare il teleschermo, il consenso fatto di delusione e rabbia,arriverà copioso, all’insegna, ancora una volta del “tutto fuorchè quelli che ci sono”. E’ successo, succederà ancora. Rocco Rosa
DA “TUTTO FUORCHE’ QUELLI” A “TUTTO FUORCHE’ QUESTI”?
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