
CLAUDIA FINIZIO
In molti abbiamo pensato che non sarebbe mai servita e che non fosse necessario scaricarla, un pò perché non amiamo condividere le notizie negative, perché preferiamo essere ottimisti o forse semplicemente per incoscienza.
Il Governo auspicava a 20 milioni di download per l’App Immuni e invece ad oggi siamo a poco meno di 5 milioni, su oltre 60 milioni di abitanti, davvero troppo pochi se si pensa che la percentuale dichiarata ideale si aggirerebbe intorno al 60% della popolazione.
Questo dato appare però impossibile da raggiungere visto che nessuna fra le App più scaricate in Italia raggiunge i 36 milioni di download (il 60% della popolazione), Whatsapp che è la prima ne ha circa 30 milioni e Facebook al quinto posto con circa 24. Messo da parte il 60% potremmo soffermarci sul 40% che, secondo alcuni esperti del sistema sanitario inglese, potrebbe dare risultati molto soddisfacenti.
Ma perché siamo così lontani da un numero ragionevole di download e cosa potrebbe fare il Governo per incentivare la popolazione a scaricarla ed utilizzarla?
L’utilizzo dell’App probabilmente rappresenta il secondo scoglio da superare, dopo quello del download.
Dopo averla scaricata infatti, è fondamentale che gli utenti segnalino l’eventuale positività, in modo che il sistema possa fare il suo lavoro e rintracciare tutti i dispositivi che sono stati in contatto con quelli positivi.
Il popolo italiano sembrerebbe non predisposto a farsi tracciare, si sentono continuamente teorie sulle diverse motivazioni del rifiuto, in primis conseguenza della negativa campagna di comunicazione diffusa qualche mese fa, attraverso la quale si è cercato in tutti modi di far leva sulla questione privacy, sul “furto” dei dati personali, sul GDPR, data protection e chi più ne ha più ne metta.
Ad oggi però, secondo una pagella stilata a livello globale sulle app di tracciamento contagi, Immuni sembrerebbe quella con i giudizi più alti su tutti gli aspetti, compreso l’annoso tema privacy, ovvero i nostri dati sarebbero al sicuro molto più di quanto non lo siano utilizzando i social network o navigando sul web.
Sarebbe interessante vedere quanti dei 30 milioni di italiani che usano whatsapp o dei 24 che usano facebook abbiano scaricato Immuni ed approfondire la causa del mancato download, sperando che non si tratti di un problema di privacy!
Come funziona Immuni e quali sono i dati personali che raccoglie?
I server non sono in grado di identificare gli utenti e quindi non si salvano dati personali, ma è lo smartphone che invia, riceve e salva le chiavi anonime degli altri dispositivi incontrati.
Ai server quindi verranno inviate solo le stringhe alfanumeriche dei dispositivi che hanno segnalato la positività. A questo punto il server rigirerà la stringa risultata positiva a tutte le app esistenti e, in caso di match, ovvero lì dove troverà una chiave entrata in contatto con quella positiva, invierà notifica su quel dispositivo per comunicare che ha avuto un contatto con un dispositivo che ha dichiarato positività al COVID-19.
Pensiamo agli ultimi episodi di movida estiva, a tutte le persone che hanno frequentato i locali della Sardegna balzati agli onori delle cronache in questa coda di estate e alla fatica che si sta facendo per rintracciare tutte le persone presenti che possano aver avuto contatti con i positivi al Covid, tenendo conto anche di quanti hanno rilasciato dati e recapiti falsi all’ingresso degli stessi locali.
Pensiamo ai ragazzi che magari hanno disputato una partita di calcetto o di beach volley con coetanei poi risultati positivi al tampone o che hanno partecipato a feste di compleanno, o che semplicemente si sono intrattenuti con gli amici.
Quanto sarebbe stato diverso se tutte queste persone avessero scaricato Immuni sul proprio smartphone e se tutti i positivi ne avessero segnalato la positività cliccando sull’apposito bottone dell’app?
Quotidianamente ci informiamo sul dato aggiornato dei contagi ed esprimiamo pareri sulla superficialità di chi è andato in vacanza, dei giovani che si assembrano, dei migranti che sbarcano, dello Stato che sbaglia, del complotto che avanza, ma cosa possiamo fare per contribuire?
Indossare la mascherina, mantenere le distanze e igienizzare le mani. Ottimo, lo facciamo ogni giorno quasi.
Esiste però un’altra azione molto semplice, oltre alle APP che quotidianamente utilizziamo come Whatspp, Youtube, Instagram Spotify, Facebook e che conoscono di noi molto di più di quanto immaginiamo, faremmo bene ad aggiungere quella che potrebbe accelerare i tempi di contact tracing, individuare i focolai e circoscriverli più facilmente.
Non si tratta della soluzione al problema, ma del contributo da cittadini civili.
Anche il Governo sta invertendo la rotta, fino a qualche tempo a parlare di Immuni erano in pochi, la ministra dell’innovazione tecnologica, una recente pubblicità dei canali di Stato e pochi altri.
Oggi invece, forse anche a causa dell’aumento dei contagi, le fonti ufficiali del Governo ricordano che l’App potrebbe fare la differenza, che non è la soluzione, ma che potrebbe dare un contributo importante e ci invitano a scaricarla ed inviare segnalazione di positività in caso di contagio accertato, basta un click, perché non approfittarne? Perché non provare a contribuire al tracciamento dei contagi, alla segnalazione dei contatti e all’aumento dei tamponi da parte delle persone ignare di essere a rischio?