STORIA DI UN UOMO ATTRAVERSO LA SUA MUSICA: CARLO GESUALDO DA VENOSA

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 di Adelaide Lombardi

Per quanto sia sempre abbastanza ardito stabilire un parallelismo tra arte e vita, leggere la biografia di grandi personaggi è sempre cosa affascinante, indispensabile ed indicativa ai fini della comprensione della produzione artistica, sia che si tratti di scrittori, scultori , pittori, poeti o musicisti. Per comprendere a fondo un artista è dunque consigliabile partire dall’uomo- artista, dal suo vissuto e dalle sue gesta per arrivare successivamente alla comprensione della sua  “visione della vita” che poi ne permea l’opera.

Cosi’ la storia di Carlo Gesualdo da Venosa é ai più tristemente nota per l’efferato omicidio della moglie assassinata per motivi d’onore, esperienza questa che segnerà profondamente la vita del “Principe dei musici” come viene definito. Il tormento che da questa vicenda personale ne è derivato, è presente in tutta la sua musica nella quale egli ha riversato le  emozioni più intense e drammatiche.

Ritenuto come più grande madrigalista del suo tempo, Gesualdo visse tra la fine del ‘500  e gli inizi del ’600, quando questo tipo di componimento era molto in voga, ben sperimentato e strutturato nato come evoluzione della “chanson” francese.

In epoca moderna, nella seconda metà del novecento, fu Igor Stravinsky tra i primi a riscoprire la grandezza e la bellezza delle opere di Gesualdo  rimanendo talmente colpito dalla loro  portata innovativa che compose egli stesso un “Monumentum pro Gesualdo” proprio in commemorazione del quarto centenario della nascita del musicista italiano. Un omaggio, questo, che Stravinsky rese a colui che considerava un vero precursore della musica novecentesca tanto da dichiarare, a più riprese, di essersi quasi “dissolto” nell’arte sublime del Principe madrigalista.

Quello di Gesualdo è un modo di comporre che rompe con la tradizione classica e si allontana dalla musica del ‘500 abbandonando il rinascimento e aprendo le porte ad un primo barocco. Infatti lo stile musicale Gesualdiano risulta  caratterizzato  da repentini e bruschi cambi di tonalità che tendono quasi  a voler deformare la perfezione classica dell’armonia dando luogo, invece, a soluzioni musicali che risultano moderne ed originali.

Stravinsky , che scriveva di lui come di “un compositore tanto grande quanto inquietante”.  Nelle tematiche contenute nei madrigali, predominanti sono i sentimenti che Gesualdo sente suoi e vicini al suo vissuto . Due sono le costanti  che vi  si possono ritrovare: il desiderio e la passione amorosa (come da tradizione del madrigale) declinati però maggiormente sotto l’aspetto del contrasto e il pensiero costante quasi ossessivo  della morte. Quest’ultimo, in particolare che pervade anche i suoi componimenti di musica sacra, è ambivalente; da un lato esso è vissuto con timore e dall’altro è visto come unica vera forma di libertà dagli affanni della vita.

Proprio per la violenza descrittiva e tormentata della morte, volendo fare quasi in una sorta di parallelismo ideale tra musica e pittura,  si rileva che  alcuni critici musicali come hanno paragonato Carlo Gesualdo al più grande artista dell’epoca suo coevo, ovvero Caravaggio. Cosi come il grande pittore gioca nei suoi dipinti sui contrasti tra luci ed ombre, tra oscurità e luminosità passando dall’uno all’altro in maniera repentina, subitanea e vertiginosa, anche  Gesualdo utilizza le voci portandole in alto per poi farle precipitare improvvisamente attraverso  il contrasto.

 Quest’ultimo si evince anche dalle espressioni che compongono i testi attraverso l’utilizzo dell’ossimoro (ad esempio:” gioia dolorosa o “tenebroso giorno”). Alcune  parole si ripetono, poi,  nei componimenti quasi ossessivamente come a far emergere uno stato d’animo profondamente tormentato ed angosciato.

Forse anche in questo consiste la modernità di Carlo Gesualdo che ha affascinato negli anni molti musicisti e non. Si pensi ad esempio che Franco Battiato  gli ha dedicato una canzone nell’album” l’Ombrello e la macchina da cucire” ed il regista Werner Herzog girò un docu-film per la televisione tedesca intitolato “Gesualdo: Morte a cinque voci” in cui  si ripercorrono  i luoghi di origine del madrigalista..

 Ma l’interesse  verso Gesualdo è anche cinematografico tanto che Bernardo Bertolucci, pare che abbia sempre coltivato l’idea di girare le vicende tragiche del musicista poiché, come  ebbe a dichiarare, si trattava di una figura che lo affascinava da tempo e nella quale ravvisava segni di indubbia modernità.

Insomma come sostiene nel suo libro” Il Principe dei musici” Giovanni Iudica:” Gesualdo non è solo  un sommo musicista, ma prima di tutto un visionario, un soggetto cioè animato da un demone che gli consente di vedere al di la’ del proprio tempo ed intuire un universo che sarà appieno capito solo un domani e la cui attuazione sarà affidata alle cure delle generazioni future”. 

 

 

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