TUTTE LE SCUSE, PUR DI BOICOTTARE IL DISEGNO DI LEGGE ZAN

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Slitta ancora la discussione parlamentare del Disegno di Legge Zan, volta al contrasto dell’omotransfobia e della misoginia. La destra ha chiesto ed ottenuto il rinvio, appellandosi alla presenza di alcuni casi di positività al Covid-19 all’interno del Parlamento. Netta la risposta del primo firmatario Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico, che dal suo profilo Facebook tuona:

la destra e i sovranisti nostrani utilizzano vergognosamente l’emergenza #covid per tentare di bloccare una legge di civiltà. Sia chiaro: anche se è stato deciso lo slittamento di una settimana della votazione sulla legge per assenza di molti deputati in isolamento non accetteremo più nessun rinvio, non accetteremo più nessun passo indietro.

Non si è fatta attendere neppure la risposta di associazioni e cittadini: sessanta le piazze italiane mobilitatesi all’insegna dell’hastag “#Dallapartedeidiritti”, a sostegno di una legge che estenderebbe le protezioni vigenti per le etnie e l’orientamento religioso – sancite dalla Legge Mancino del 1993 – all’orientamento sessuale e all’identità di genere. :

Una legge assolutamente necessaria, che riguarda tutti e sancisce un importante passo avanti”. Queste le parole di Antonella Giosa, Presidente dell’Associazione genitori, parenti e amici di omosessuali (AGEDO), una delle sigle presenti alla manifestazione di sabato a Matera.

Il Ddl Zan introduce l’orientamento ed il genere sessuale negli articoli del Codice Penale – 604 bis e ter- punendo la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione. La Legge Mancino verrebbe estesa anche alla violenza sulle donne. Altro punto rilevante della proposta di legge è poi lo stanziamento di fondi per l’attivazione di centri antidiscriminazione e case rifugio per le vittime di omotransfobia. La dimensione preventiva del provvedimento riguarda, invece, l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omotransfobia (17 maggio), e misure culturali, educative ed istruttive finalizzate al contrasto dell’omotransfobia.

Nel frattempo la politica italiana sembra spaccarsi sul tema. Se a destra in molti hanno parlato di “legge bavaglio” e di attacco alla libertà di espressione, diversi esponenti del centrosinistra, da Laura Boldrini a Nicola Zingaretti, hanno invece sottolineato l’urgenza di una legge che non può più aspettare. Da oltre vent’anni, infatti, si attende questo passo storico. Nel 1996 fu Nichi Vendola, allora deputato di Rifondazione Comunista, ad avanzare una proposta di legge contro l’omofobia, che però non trovò approvazione. Fu il primo di una serie di tentativi parlamentari mai giunti allo step finale e che hanno spesso trovato un muro da parte del mondo ultracattolico, che anche in questo caso non ha risparmiato critiche. Nei mesi scorsi, infatti, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si è pronunciata contro questa proposta di legge, paventando il rischio di “derive liberticide”. Polemiche che non hanno scalfito minimamente la scelta di tanti italiani di scendere in piazza, come tiene a precisare Giosa: “La risposta delle piazze è importantissima. Credo che ancora una volta le persone siano più avanti del legislatore. Negli ultimi anni c’è stato un impegno importante e trasversale su questi temi, soprattutto da parte dei giovani”.

Tuttavia l’iter delle leggi in materia di diritti civili sembra incontrare ripetutamente ostacoli e frizioni. Un aspetto messo in evidenza dalla stessa Presidente dell’AGEDO: “Al di là di questo specifico caso, quando si parla di diritti civili, in questo Paese, c’è sempre qualcosa di più importante da fare o di cui discutere”.

Il “benaltrismo” in Italia è sempre dietro l’angolo, perennemente in agguato, capace di mascherare i peggiori mostri reazionari e di trovare giustificazioni ai soliti ritardi culturali, sociali e politici. Di benaltrismo si muore, di omotransfobia anche!

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Sull' Autore

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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