Non c’è nulla che possa far mettere da parte le divergenze politiche, né l’emergenza, né l’interesse superiore , né uno scopo alto e nobile. Questo palcoscenico regionale sembra un teatrino dei pupi siciliani dove si combattono fino alla morte, uno più furioso dell’altro. Con il risultato che mentre i riflettori dei media locali seguono queste schermaglie, altri poteri e altri protagonisti passano sopra questa terra, trascurandola e calpestandola. La cifra di questa situazione l’ha data il presidente del Consiglio Cicala, col suo blitz sulla ripartizione delle royalties. Lasciamo stare che gli hanno risposto picche, ma lo stesso fatto che si possa accennare a come cambiare la ripartizione delle entrate esistenti quando da due anni l’Eni continua a pompare petrolio senza cacciare un euro, facendosi beffe di una regione e trattando la sua classe dirigente come postulanti che non vanno fatti entrare , è segno dello sguardo corto di certa politica che non ha né contezza della situazione nè rispetto del ruolo che le è stato affidato . Ma questa storia dell’Eni è grave per molti motivi: a) perchè il diniego da parte della società partecipata a trattare e la resistenza a trovare un accordo è funzionale ai giochi della compagnia petrolifera nei confronti del Governo b) perchè la visita di Salvini al Cova ha riconosciuto il preminente interesse nazionale rispetto alle questioni territoriali, confinando queste ultime a condizioni residuali c) perchè la debolezza del Governo regionale a far sedere al tavolo della trattativa l’Eni è funzionale ai disegni dei partiti che qui sono stati cacciati all’opposizione e che non manifestano il minimo interesse ad intervenire. Ebbene , che sia chiaro: da qualunque lato la si guardi, la Basilicata è vittima di un colpevole disinteresse da parte di tutte le forze politiche e di tutti i partiti. Del governo regionale come del Governo nazionale, dei parlamentari lucani di destra e di sinistra, dei ministri lucani. E poiché il gioco di rimpallarsi responsabilità è evidente, è chiaro che i lucani non guardano il dito ma la luna, nel senso che si aspettano iniziative, azioni e reazioni da parte di tutti, nessuno escluso. Continuando così ,come se la questione fosse solo competenza di Bardi ,non si va da nessuna parte e a nulla valgono i tentativi ,comprensibili, di intimorire il cane a sei zampe con verifiche ed ispezioni, troppo larga è la forbice del rapporto di forze. E’ giunto il momento di dimostrare con i fatti che , indipendentemente dalle vicende politiche, i lucani vanno rispettati e che a nessuno è permesso di umiliarli in questa maniera. Per questo motivo, il Governatore Bardi non deve farsi scrupolo a vedere le carte di tutti: ponga con forza la questione ai parlamenari lucani e al Governo e vediamo chi si muove. Mai come adesso, chiedere aiuto è un atto di forza,non di debolezza.Rocco Rosa
IL CANE A SEI ZAMPE MARCA IL TERRITORIO
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