i Sindacati dei dirigenti regionali hanno espresso, nell’audizione fatta dalla prima commissione consiliare tutta la propria contrarietà ai provvedimenti adottati dal presidente Bardi sulla organizzazione degli uffici e sull’ordinamento amministrativo portando argomenti di metodo e di merito. Nel metodo, ha detto Raffaele Beccasio, rappresentante della Direr, la Giunta è andata contro le stesse regole che si è data, sia non consultando i Sindacati, come previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, sia approvando una proposta non sottoscritta dal dirigente di competenza, ma dal capo di gabinetto. Sempre nel metodo, lo schema di regolamento di organizzazione è stato trasmesso privo della relazione illustrativa e della relazione tecnico-finanziaria che pure sono necessarie per valutare l’efficacia e l’economicità dei provvedimenti.. Nel merito, le critiche del Sindacato dirigenti si appuntano sull’accentramento di competenze sotto la diretta dipendenza del presidente della giunta, in dispregio della distinzione tra politica ed amministrazione, che pure è salvaguardata dalla legge. In particolare, mentre a parola si proclama l’autonomia di giudizio dei dirigenti, ne si trasforma molti in uffici speciali della presidenza, addirittura facendo cadere nel novero degli uffici speciali anche la Stazione Unica appaltante, che dovrebbe essere quanto di più lontano dall’organo di indirizzo politico. Tra l’altro è paradossale che mentre la si derubrica da Dipartimento ad ufficio, si prevedono per il responsabili gli emolumenti da dirigente generale, senza passare attraverso una oggettiva e articolata pesature di tutti gli uffici, materia anche questa lasciata alla contrattazione. Fuori da ogni logica è anche la norma che prevede che a coordinare il comitato dei dirigenti generali sia il capo di Gabinetto della Presidenza della Giunta. In sostanza una tale regolamentazione mira esclusivamente a concentrare ogni sorta di potere nella meni della struttura di diretta dipendenza del presidente, con grave vulnus per la corretta ripartizione delle funzioni. Per questo Beccasio ha chiesto alla Commissione di orientarsi per il ritiro da parte della Presidenza di Giunta dei provvedimenti emanati.
“Se le osservazioni della Corte dei Conti nel giudizio di parificazione del rendiconto 2018 andavano verso una direzione di riduzione dei costi, con questo atto si ha una moltiplicazione dei livelli dirigenziali ben oltre quelli previsti. In tutte le amministrazioni abbiamo sempre detto come organizzazioni sindacali di puntare sul corpo intermedio di una struttura amministrativa, i così detti plurispecialisti”. Così il rappresentante di Cisl-Funzione pubblica Giovanni Sarli mentre Giovanni Di Bello, per la Cisl dirigenti, ha sottolineato che “esiste un programma triennale di assunzione che non è andato avanti, nel 2021 altri dirigenti andranno in pensione. Come si reggerà questa macchina amministrativa con più uffici e pochi dirigenti?”. Anche Di Bello ha messo in evidenza le criticità relative alle nomine intuitu personae e ha parlato di “Una impostazione pletorica dei vari settori. Abbiamo raggiunto un numero di direzioni generali per cui non ne possiamo creare altre e allora – ha sottolineato – si è trovato uno stratagemma creando il Comitato di coordinamento delle direzioni generali con a capo il Capo di Gabinetto con funzioni di Presidente, pagato come un dirigente generale”. E’ intervenuto, poi, il rappresentante di Cida-EE.LL.- delegazione Basilicata, Giuseppe Giliberti il quale ha parlato di “Discrasie rispetto alla nomina del dirigente generale con intuitu personae. A mio parere – ha detto – un regolamento non può andare oltre la legge. Questa materia è di competenza esclusiva dello Stato e la cornice è il Decreto legislativo 165. Ogni qual volta sono state fatte forzature, gli atti sono stati impugnati”. Giliberti ha evidenziato anche criticità rispetto alla remunerazione di alcuni dirigenti “che vengono pagati come dirigenti generali. Mi pare che ci siano dirigenti di tipo A e dirigenti di tipo B”. “Da un po’ di anni a questa parte – ha aggiunto – si è fatto largo l’idea che la macchina amministrativa si possa gestire con apporti esterni. Il personale interno non può sempre essere messo in disparte. E’ un bene che si ripensi l’organizzazione ma si faccia con la collaborazione del personale regionale in servizio”. A difendere l’operato della Giunta il dirigente dell’ufficio Settore legislativo e di consulenza giuridica del Gabinetto del Presidente della Giunta, Antonio Ferrara . Questi ha evidenziato che “la sede del confronto con i sindacati è proprio la Commissione consiliare”. Rispetto alle osservazioni poste dai sindacati, Ferrara ha precisato che “riguardo all’art.3 comma 3, nomina dei direttori generali intuitu personae, la norma ripropone quanto previsto dalla legge 31/2010, dove per i dg non è previsto nessun interpello. Riguardo al fatto che questa norma possa essere incostituzionale, ricordo che il Governo l’ha valutata con attenzione. Siamo tranquilli perché le leggi sono osservate così come la giurisprudenza sullo spoil system. Per quanto concerne i Settori, Ferrara ha spiegato che “sono previsti come eventuali, non saranno necessariamente costituiti. Ci saranno direzioni più strette con un numero minore di uffici e altre che potranno avere una complessità maggiore. Si tratta di una soluzione flessibile, rispondente ai requisiti di economicità. Rispetto all’art.17, Uffici speciali, bisogna chiarire un equivoco. Il Presidente della Regione è allo stesso tempo presidente dell’organo politico e rappresentante dell’Ente. Gli uffici speciali della presidenza investono il presidente in questa seconda funzione, non come presidente dell’organo politico ma come rappresentante massimo dell’Ente. Ci sono leggi comunitarie, leggi statali che prevedono che questi uffici debbano essere collocati in quest’area neutra che rispondono al presidente in questa funzione e non in quanto organo politico. La stazione unica appaltante è spostata da un’area che risponde all’organo di direzione politica all’area degli uffici speciali della Presidenza perché risponde ad esigenze di complessità e la differenza retributiva è stabilita proprio in virtù di tale complessità che è, quindi, pari alla dirigenza generale. Non vi è una posizione di supremazia ma la collocazione in questi uffici serve a dare garanzie”. In riferimento ai dipartimenti ha detto che “non si chiameranno dipartimenti ma direzioni generali. La nostra idea è che gli assessorati non esistono, esiste una sola Regione organizzata con gli uffici. La struttura amministrativa è unica”. “Le Strutture di missione – ha proseguito – durano quanto dura la legislazione, si tratta di uno strumento organizzativo ampiamente utilizzato e ci siamo riferiti al modello statale della struttura di missione”. Il dirigente dell’ufficio Settore legislativo del Gabinetto del Presidente ha poi affrontato la questione della nomina di un commissario ad acta in caso di inadempienze da parte di un direttore generale. “È una norma di garanzia – ha precisato – per il buon funzionamento dell’amministrazione”. Successivamente sono intervenuti oltre al presidente Cariello, i consiglieri Braia, Zullino, Acito e Cifarelli. Il capogruppo del Pd ha posto la questione pregiudiziale rispetto alla mancanza della relazione tecnico-finanziaria e ha chiesto il parere degli uffici della Commissione. L’organismo consiliare ha, quindi, deciso di rinviare l’atto alla prossima seduta fissata per mercoledì 16 dicembre.