LUIGI GILIO: “COME LE FOGLIE”

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LUIGI GILIO

Paziente solitudine

Sul sentiero che porta al monte,

m’imbatto nelle orme del tempo,

sul tratturo,

che ancora c’è,

pieno d’erba.

Tra gli argini dei campi,

porto a spasso,

le solitudini che invadono l’orizzonte,

sono passi lievi.

Come il vento che mi accompagna,

penso alle parole sciolte

che perdevo dalla bocca,

quando era il momento, di incantare il mondo.

Per questi prati incerti

ho mescolato i colori di un’arte nuova,

pennelli traboccanti

han sorpreso il cielo,

in qualche foto,

qua e là,

ancora sono dissimilati.

Io, ingenuo,

maturavo un cambiamento,

forse, il quel mentre,

avevo un’altra coscienza,

la fatica di un dolore da domare.

Si faceva buio

e la notte imprigionava la paura,

ho allontanato l’anima, dal tuo candore,

il paesaggio un oblio

come il sonno

anche quando parevo sveglio.

Tu, paziente solitudine,

sei stata madre

seppur umiliata, sei stata grata,

per quel po’ di amore

goccia piacevole che ancora stillava

dal mio cuor ferito.

 

 

 

Siamo alberi sbagliati.

Ci si può innamorare tutte le volte

che il cuore balla, che il somaro raglia

solo per un attimo senza nessuna paura,

persuasi dentro un’altra possibilità.

Quando incroci certi sguardi, certi movimenti,

dei sorrisi persi.

Nella quiete di un tram, dentro un bar di periferia, per strada, davanti ad una chiesa.

Sono amori infruttuosi,

di alberi sbagliati.

Tutti quelli che predicano

l’amore puro, non si stancano mai!

Come testimoni sembrano essere certi rami spezzati,

a chiedersi perché, si resta soli,

non è forse il dolore, che si prova a certificare sempre un grande amore?

Questa è la matassa,

che si sbroglia lungo il cammino tortuoso,

che la vita inganna, illude.

Si fa grembiule crudele

quando matura davanti al bivio

e si è certi che, ancora una volta

l’amor nulla può

se non alleviare il male che c è dato di vivere.

Siamo alberi sbagliati.

 

 

 

Come le foglie

La nebbia, vela il giorno,

di un freddo inverno.

Segna le mani

e rende ancor più duro,

il dolore che cela il cuore.

Come le foglie.

ad una che scende e disgela

e l’altra riscalda,

appena si fa sera,

tra le fronde l’amabile sentire.

Come le voglie

che slacciano le porte.

Sempre! ad un’altra vita.

Quando una sola non basta

per dar conto del suo mistero.

No, non basta,

se devi dar spazio

ai tanti sogni,

alle tenere speranze,

ai cuori accesi sotto le stelle.

Sono come le foglie,

mutano colore

ad ogni illusione,

si lasciano cadere,

quando incerta è l’arte che delude.

Come sotto la cenere,

alla veglia della calda neve,

risorgono le fragili attese,

fa della foglia

il nuovo germoglio.

Chi è certo d’esser forte,

si lascia cadere in un solo giorno.

Chi umile canta nel tempo che gli è dato,

i suoi giorni, in coro saranno,

foglie sempreverdi.

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