TATARANNO E LA CRISI DEL SETTIMO ANNO

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ANNA MARIA SCARNATO

Che a Bernalda e Metaponto non siano ancora arrivate le dosi di vaccino per gli over ottanta, non è tra le preoccupazioni evidentemente dell’amministrazione locale, presa a discutere di altro, del passaggio del Sindaco nella Lega, delle consegne nelle sue mani di deleghe assessorili, di un nuovo assetto di maggioranza da costruire o del vecchio da verificare. Se è pur vero  che in Basilicata è arrivata una scarsa fornitura di vaccino anticovid da parte del commissariato preposto, è vero anche che nessuno si indigna se a Policoro (paese di residenza dell’ass. alla sanità R. leone) si siano già vaccinati da oltre 15 giorni gli over 80,  come in tanti altri comuni potentini e materani. A Bernalda, quando si era già annunciato l’arrivo, due settimane fa, di fatto poi niente è avvenuto. E  al TG3 Basilicata si continua a dare da parte del governo regionale l’informazione relativa ai ritardi della consegna delle dosi , alle percentuali  di popolazione già vaccinata, la mortalità giornaliera ma nessun cenno alla mancanza di un’equa distribuzione di quello pervenuto. Il sindaco non entra più nelle case dei cittadini bernaldesi con i comunicati serali relativi ai contagi che comunque tuttora si verificano. La vacatio alienante creatasi con la crisi comunale, che si cerca di tamponare, intanto non giustifica il sindaco ma dà la  misura ulteriore del grado di interesse per la comunità del governo locale e il senso nuovo di appartenenza ad uno schieramento di centro-destra che governa la Regione verso la quale bada bene ad esigere ora , come in altri tempi, la garanzia degli stessi diritti dei propri cittadini rispetto agli altri.

Tanti i Sindaci che si preoccupano di contestare  la decretazione d’urgenza dello stato di gravità del contagio che ha colorato di rosso la Regione Basilicata, ritenuta eccessiva. La preoccupazione per lo stop alle attività produttive già in crisi è legittima ma spesso i provvedimenti vengono presi con la consapevolezza delle risorse umane e delle strutture sanitarie presenti sul territorio. E qui due sono gli Ospedali maggiori e non si creda che, con un probabile aumento del contagio, possano reggere. Il Governo centrale, con Speranza nella Sanità, ha pensato di prevenire uno scenario che potrebbe verificarsi nella nostra terra già in grande difficoltà. “Quann ù gruoss iè malat, ù fiacc iè già sutturrat” dicevano gli antichi a giustificare la  stazza robusta di fronte al  tenere a freno l’esigenza di mangiare e ingrassare. Quando chi è ben corazzato si ammala, il magro è già sottoterra. Trasposto il proverbio dialettale sul piano della riflessione intorno alla necessità o meno di prendere una decisione così drastica e limitativa da parte del Governo dichiarando la Basilicata zona rossa , si potrebbe trarre efficace conclusione a convincimento di un’osservanza  pedissequa delle misure igieniche sanitarie atte alla prevenzione e alla gestione dell’emergenza. Se la Lombardia e l’Emilia Romagna sono in affanno di fronte alla recrudescenza di una fase più forte di  contagio con  ospedali  quasi saturi, si immagini la piccola Basilicata nelle condizioni in cui si trova e con una classe dirigente regionale sonnolenta e incline ad un’importata flemma britannica, come facilmente possa cadere in uno stato di emergenza covid-variante-inglese, già tra l’altro rilevata in alcuni pazienti, e vedere i suoi abitanti morire prima di trovare un posto in ospedale!

Contestare per  priorità concesse discriminando categorie cosiddette a rischio avrebbe spinto per una necessità percepita nelle famiglie dove spesso sono messe a rischio le vite dei nonni dai figli e nipoti con i quali si relazionano. La tutela di una generazione è fondamentale rispetto a tutte le altre salvaguardie da adottare. Ma  si occupa il tempo a studiare come continuare ad accomodarsi meglio   sulle poltrone istituzionali, come sfilarla ad un altro,  a giustificare e a rassicurare  negli incontri allargati e ristretti che nulla è cambiato dopo scelte politiche intempestive, a impietosire i deboli di cuore. E più che parlare di campagna vaccinale informando  gli ignari cittadini sulle modalità non ancora chiare per accedere alla vaccinazione,    sui tempi di attesa per l’arrivo del vaccino, sul futuro che attende la comunità in questa congiuntura di crisi economica, politica e sanitaria si sta iniziando una campagna elettorale.  Si annuncia sul giornale che presto sarà attuata una riqualificazione del verde   a Metaponto in Piazza Giovanni XXIII.  Tanto per dare un segnale di operatività amministrativa che potrebbe uscire viva e integra e convincere i tanti che  nei  momenti di  discussione accesa sui social ne chiedono le dimissioni. Il popolo ha bisogno di sapere, di conoscere la continuità o meno dei rapporti politici amministrativi con le altre forze , con ”i big” e con le nuove proposte, un po’ come avviene a Sanremo. Ma  i progetti   presentati per Metaponto ed esposti ai presenti nel locale della delegazione comunale, anche contestati e discussi dai cittadini convenuti,  passano quasi inosservati se la popolazione cerca un sindaco in questo momento e trova altro.  Non abbiamo forse compreso dalle parole dell’imprenditore Benedetto nell’intervista rilasciata a Morizzi, che fin  ora il giovane Sindaco e il suo entourage  amministrativo altrettanto inesperto,  in questi anni si sono solamente formati (e sono ben sette gli anni trascorsi) e non hanno colto le opportunità di sviluppo del territorio che lui stesso da assessore regionale avrebbe creato per Bernalda e Metaponto? Prosegue asserendo che è questo il tempo del coraggio per ricompattarsi anche nella coscienza acquisita della dichiarazione di appartanenza leghista del primo cittadino e iniziare così una fase amministrativa del “fare”. E’ come dire che non si è fatto nulla in questi anni  e ,rimandando il pensiero ad una  crisi del settimo anno di  matrimonio, rende credibile che la difficoltà amministrativa più che un mito sia una realtà prossima. La popolazione attende il coraggio dei giovani amministratori ad una prova di maturità, a dimostrare che non ritornano a riprendersi la delega assessorile dalle mani del sindaco solo perché, emersi da una comunità civile per un impegno in politica, qui trovano uno stipendio. Facciano conoscere nell’assise comunale la loro posizione e il loro pensiero rispetto ad un patto venuto meno per una sopraggiunta metamorfosi   e cogliere da questa vicenda l’importanza di porre la coerenza più che un’amicizia personale a suggellare patti di fedeltà ad un progetto scritto insieme sui  valori identitari di appartenenza  ad un territorio che ha bisogno di sviluppo e attenzione ma anche ispirato ad una ideologia politica nazionale. Se non si riesce a comprendere la necessità di ridare la parola al popolo e ci si adegua rimanendo in poltrona, si abbia almeno la compiacenza di rinunciare all’indennità mensile per la carica da riprendere dalle mani dove dimessa. Nel caso  si avesse voglia di scordarsi non tanto delle mani tinte di “verde” del sindaco, quanto del suo riserbo nella tardiva comunicazione di adesione alla Lega.  Di contro ,i giovani che dovevano cambiare il mondo si sono trovati in presenza di un Sindaco “cambiato” e di un condizionamento di personaggi che dalla posizione di “pacieri” esprimono tutt’al più testimonianza di come si fanno digerire i “traversoni”.

 

 

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