Le amministrative di Melfi, più che quelle di altri comuni anche più grandi della Basilicata, saranno il vero test sulla consistenza elettorale del Pd, al di là dei sondaggi nazionali che danno il partito intorno al 19 per cento, ovviamente frutto di tanTe situazioni variegate. Melfi è la cartina di tornasole di quello che è rimasto del pd in Basilicata, sia perché si tratta di un Comune che da dieci anni è saldamente in mano al centrosinistra, sia perché la consistenza specifica del Pd è ancora alta in un territorio che più di altri porta il dato delle fabbriche e di una cultura politica decisamente di sinistra. Però ,mentre nel centrodestra si è già fatta una scelta, con un candidato che è abbastanza rappresentativo di quel raggruppamento, dall’altra parte del campo tutto tace, e mentre Italia Viva ha colto l’occasione per ufficializzare il suo distacco dal centrosinistra, correndo in aiuto di Maglione , PD , socialisti e Cinquestelle non hanno cominciato nemmeno a parlarsi per capire se e come possono organizzare una candidatura competitiva. E’ evidente che il Sindaco uscente sente il peso della maggiore responsabilità per una proposta di candidatura, perché vuoi o non vuoi dieci anni di governo vanno sotto il giudizio della gente e una eventuale sconfitta si riverbera inevitabilmente su chi se ne va, ma , a due mesi dal possibile rinnovo né lui si fa sentire né gli altri lo sollecitano, quasi come se il tutto si riducesse ad una tattica interna a chi prevale sugli altri e non fosse un problema collettivo. Dalle parti del Pd si sostiene che avendo i socialisti tenuto il Comune per dieci anni, è più che naturale rivendicare un candidato proprio, dall’altro si insinua sotto sotto che una candidatura del Pd sarebbe la continuazione del disastro conseguito alla Regione perché la gente non ha ancora smaltito la incazzatura per un partito che si è messo a fare da cane da guardia al potere economico dimenticando le fasce deboli, i giovani, il lavoro e i lavoratori. I cinquestelle dal canto loro sono restii ad entrare in gioco fino a quando non arriva un indirizzo chiaro dal nuovo vertice del partito, ma dicono già da ora che se dovessero essere della partita, molte facce usurate debbono necessariamente sparire dalla circolazione , pensando a candidature alternative e lontane dagli apparati di partito. E così, quello che doveva presentarsi come un esperimento di costruzione di una nuova alleanza rimane ancora a livello di ipotesi di lavoro, con il che dando un vantaggio competitivo al centrodestra che già approfitta del vuoto politico per aggregare personaggi in grado di portare voti. E tutto questo mentre il responsabile del Pd a livello regionale sta giorno dopo giorno prendendo le distanze dalla Basilicata, forse pensando che sia un territorio irrecuperabile al partito.O forse è il partito ad essere irrecuperabile per il territorio. Rocco Rosa
LA DISFIDA DI MELFI
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