Più si avvicina la data x per il rinnovo della Giunta, più si fa strada l’ipotesi che non cambierà assolutamente nulla. Tanto tuonò che ..non piovve. Come era immaginabile basta spostare una casella e crolla tutto, tanto è precario l’equilibrio su cui si regge questa maggioranza. Né indicazioni arrivano dai partiti, ognuno alle prese con problemi interni e nessuno che abbia l’autorità di decidere per tutti. Probabilmente il tutto si esaurirà in qualche cambio di delega assessorile che possa rispondere all’aumentato peso di Fratelli d’Italia, anche se questo premiare la campagna acquisti di quel partito è un gesto diseducativo che non si inquadra in quel bel discorso , tutto teorico, del Presidente sull’etica pubblica. Non sarà immorale ma non è certamente etico che chi prende i voti per un partito poi li porti, per fini di carriera personale, in un altro. Nulla di fatto anche nella Lega, con consiglieri che avevano sollecitato l’incontro per avere grazia e si sono ritrovati ad avere giustizia, sotto forma di un perentorio invito di Salvini a pagare i contributi al partito, come fanno i parlamentari. Ci sono consiglieri che da quando si sono insediati non hanno fatto un solo versamento, irritando tutti gli altri al punto che chi pure pagava regolarmente la quota ha smesso di farlo in questi ultimi mesi, per non iscriversi nella lista dei figliastri. Sarà che Salvini era incazzato per via dello scherzo di Giorgetti, ma da quella riunione non è uscito assolutamente nulla che possa riguardare la situazione lucana, limitandosi il Segretario del carroccio a sentire tutti e a riservarsi di far sapere le sue decisioni. Il presidente Bardi intanto procede imperterrito nella sua strategia di depotenziare gli assessorati e di potenziare il proprio vertice decisionale, assicurandosi nuovi forti professionalità per il coordinamento dei progetti del PNRR e distribuendo opportunamente postazioni apicali che consentano di migliorare gli equilibri di appartenenza politica. E’ dunque altamente probabile che Il tutto andrà avanti come se non ci fosse stata una dimissione, come se non si fosse aperta una crisi e come se nulla fosse successo. Due mesi di pausa di riflessione, per tornare esattamente allo stato quo ante. Chi rimane spiazzato sono quelli che aspiravano a salire sul treno dall’altro lato del binario. Nonostante gli sforzi di buona volontà, gli approcci sottobanco e i comportamenti contraddittori di chi finora ha fatto ferro e fuoco sulla mancanza di etica pubblica salvo scoprirsi garantista all’ultimo minuto, da quel lato non si sale, e lo sportello rimane chiuso, per adesso. Rocco Rosa
CRISI ALLA REGIONE. BARDI : QUIETA NON MOVERE
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