Ha trovato udienza finalmente la richiesta che da tempo il Procuratore capo della Dda di Potenza, Francesco Curcio ha fatto in ordine della istituzione di una sezione Dia in affiancamento alla Direzione antimafia di Potenza. L’ha trovata dopo decine di sollecitazioni che gli organismi rappresentativi della Giustizia hanno portato avanti, e numerosi ordini del giorno e mozioni delle istituzioni elettive, a tutti i livelli locali. In questi ultimi tempi, c’è da dire che la presenza del Ministro Lamorgese ha consentito di intensificare la pressione verso il Governo e parlamentari lucani hanno fatto la giusta sollecitazione perché un provvedimento del genere venisse varato. Ma non è il campanile che ha vinto.
Ha vinto la serietà di un Ministro degli Interni che , da lucana, si è guardato con serietà ed attenzione il notevole dossier che da Potenza è arrivato sulla sua scrivania e che era un dossier parlante, fatto di fatti, dati,cifre e situazioni che avevano superato il livello di allarme e si erano spostati su quelli di una mafiosità non minacciata o paventata, ma organizzata e strutturata attraverso contatti, relazioni in carcere, affiliazioni e accordi. E dunque , contro tutti quelli che ancora narravano una regione , se non immune, meno contagiata dal fenomeno mafioso, hanno parlato i fatti, gli arresti, i processi, le sentenze, il riconoscimento di organi della magistratura di una mafiosità patologicamente infiltrata nel tessuto economico regionale. Bisogna dire , per chi osserva le dinamiche di questa regione da decenni ,che ha giovato, come nessun altro, il fatto che in questi ultimi anni la Magistratura inquirente lucana ha saputo ordinare una graduazione di priorità rispetto all’oggetto delle indagini e ha messo accanto ai reati contro la pubblica amministrazione , da sempre terreno privilergiato di indagini a sfondo politico per magistrati attenti ai titoli dei giornali, quelli della criminalità organizzata, per poi scoprire quello che in superficie non si vedeva: e cioè il passaggio ad una criminalità mafiosa, stimolata e incoraggiata dall’esterno, ma accettata e organizzata dall’interno, attraverso il passaggio ad una struttura stabile e diffusa. E la seconda scoperta di questo lavoro prezioso e certosino della DDA potentina, è stata la constatazione di come i soldi dell’Europa, gli incentivi, i finanziamenti sono diventati il terreno sul quale si intersecano attività pubbliche e organizzazioni affaristico-criminali , nei settori dell’energia alternativa, dei servizi ospedalieri, dell’agricoltura, come spiega a parte Pietro Simonetti in un suo articolo. Il che non è certo poca cosa in una regione dove l’Amministrazione pubblica, con le somministrazioni, gli aiuti e i contributi, è la principale fonte finanziaria delle attività economiche . Quindi la Dia è solo un grande, evidente riconoscimento formale di questo merito conquistato dalla Procura potentina: di aver guardato a 360 gradi il panorama dei possibili attacchi alla legalità , senza attardarsi in percorsi privilegiati , paganti sul piano della notorietà ma , nella realtà dei fatti, rivelatisi onerosi ed infruttuosi. La serietà e la determinazione del Procuratore Curcio, autore di un attacco senza precedenti alla criminalità organizzata, ha incontrato la serietà di un Ministro che ha voluto e saputo leggere le dinamiche che si sono verificate su un territorio di sua conoscenza, perso di vista quando era un’Isola felice e ritrovato quando si è riunito, sul piano della illegalità diffusa, alla parte meridionale della Penisola. Rocco Rosa