
ANNA MARIA SCARNATO
Oltre la pandemia, l’aggressione feroce subita dall’Ucraina, il dispiacere per una popolazione che si divide disperatamente tra chi resta per resistere e combattere e chi scappa per salvare il futuro, oltre l’emozione per le tante vittime del conflitto, a noi Lucani mancava solo una crisi del governo regionale proprio in questo momento. Ma è il minor guaio di quanto può rappresentare la notizia di un cambio di Giunta da parte del Presidente della Regione, di un cambio di strategia politica come se questa bastasse a non ripresentare la stessa “minestra” condita di altri colori e spacciata come più “digeribile” e sana, più utile al benessere dei cittadini. Tra l’altro le esercitazioni belliche, già scoperte da tempo, viaggiavano su “sommergibili” in acque calme i quali, da mezzi armamentari a sostegno di un governo regionale amico, si sono trasformati in “lanciamissili” senza pietà, quando il “mare” agitato li ha portati allo scoperto, fuori dalla privilegiata posizione. O meglio poltrona. E’ il caso dell’assessore alla sanità Leone, stimato pediatra della provincia di Matera fino a quando si è preso tanta cura di bambini, ma che,per l’ambizione lecita di crescere candidandosi alla regione Basilicata, dimostra di non aver fatto bene i conti con il contesto diverso da uno studio medico e dai suoi buoni e fiduciosi frequentatori. All’interno di una maggioranza in cui ha rivestito un ruolo nella Sanità Lucana già povera e sguarnita, sorpreso da una pandemia inattesa e non supportato adeguatamente da un referente di dipartimento conoscitore della realtà ospedaliera territoriale, ha poi subito avvicendamenti di supporter tecnici incoerenti e disorientati. Si dice ora che non sia stato competente nella materia e un disastro nelle scelte effettuate. Ciò che potrebbe fare rabbia, ma sempre niente a confronto delle emozioni per la sorte dell’Ucraina e per le vittime della pandemia, è scoprire solo adesso che un politico amministratore non è stato capace. Ed è buffo e incomprensibile averlo mantenuto in carica per oltre tre anni e solo dopo “carnevalate” da parte di consiglieri di maggioranza i quali, addormentati calmi, si sono risvegliati di diverso umore, vestendo maschere politiche diverse, bizzarre e pretestuose, passando da Arlecchino piagnucolone a Pulcinella sfrontato, “vorace” ed “opportunista”. Il tutto per l’ambizione ad un posto di comando. Così Leone, dismesso, inizia a lanciare dardi contro Bardi ricusando la fratellanza elettorale e tradendolo con l’approdo in Fratelli d’Italia. Eh, così funziona quando ci si “arruola” e si obbedisce solo per occupare una posizione comoda. Cambiarla è facile se si manca di fede politica e dell’ideale di servire il popolo.Passare dall’altra parte e scendere nella “trincea” fatta su misura a difesa, costruitasulle chiacchiere più convenienti, è altrettanto usuale oggi e rinvenibile in tante opposizioni dell’ultima ora. Come è facile in tante realtà osservare che le forze di opposizione, dapprima costituite, approfittino di rotture all’interno della maggioranza per insinuarsi, nelle more di un bisogno emergenziale al quale si fa ricorso ad hoc, nei posti di Giunta o chiedere incarichi importanti. Minoranza che scalpita dal posto scomodo e frustrante per soddisfare l’ambizione al potere. Ma si auspica non sia ciò che potrebbe fare il centrosinistra lucano, occupante oggi i posti dell’opposizione in seno al Consiglio regionale lucano. Divenire la stambella della rimanente, per così dire , maggioranza.La storia politica- amministrativa ci ha abituati purtroppo ad un cambio di maschera che nasconde comunque solo una parvenza di quello che sotto dovrebbe essere un uomo con una dignità e coerenza. E la storia spesso si ripete e costringe i cittadini ad accusare i colpi di un tradimento vero e proprio e ad assistere ad un indegno spettacolo di rimballo di responsabilità. Bardi accusa Leone di incompetenza, quest’ultimo il presidente di autoritarismo. Bleffano entrambi e la cosa più grave è che non si accorgono di essere in timeout. Ora basta. Giù le maschere che hanno coperto bugie, superficialità, confusione assoluta e assenza di ideali. Basta con i ricatti per ottenere. Chi pensava di riuscire ad interpretare i bisogni di un territorio meglio dei predecessori ha dimostrato di percorrere una strada a doppio senso senza saper guidare. Molti sono i lucani convinti che per loro c’è solo il senso unico. Senza ritorno di scena . E se è maturo il tempo di una scissione del centrodestra, è anche urgente il tempo dell’adunanza di un polo alternativo di un centro-sinistra unito che non faccia capricci o si appelli a piccinerie, a formalità inutili nell’avocare a sé il diritto di suono della tromba che chiama a raccolta i partiti e il civismo . Che i preliminari di una possibile alleanza partano su iniziativa del Pd e siano ritenuti significativi di una presunzione di forza maggioritaria da parte di chi deve costruirsi ancora un credito, amministrando un territorio della Basilicata, ma già vanta l’appartenenza a Federico II e si crede feudatario, è cosa da evitare se si desidera iniziare a costruire senza litigiosità. E il PD operi per un progetto in cui le parti sentano la stessa responsabilità e un egualitario coinvolgimento nella scrittura di un nuovo capitolo di storia lucana, fondata sulla verità, l’onestà intellettuale, la competenza e soprattutto l’amore per ilpopolo. Si sappia cogliere il tempo maturo.
“ Ad una ad una
cadono tutte le maschere.
Camminerò soltanto al fianco
di chi vive nella luce,
solo con essi alzerò il mio calice
e dividerò il mio cibo.
E’ il tempo della scissione,
è il tempo dell’adunanza. (Fortuzzi Francesco)