
DONATO MARCHISIELLO
Da diverso tempo e da diverse amministrazioni, la questione rifiuti a Potenza e dintorni è sempre stato un hot topic difficile da metabolizzare: uno dei temi centrali di diverse campagne elettorali multi-schieramento, il problema dell’abbandono sconsiderato di immondizia di varia natura (spesso, anche pericolosa) nel capoluogo di regione e in modo particolare in periferia e nelle frazioni, non è mai stato davvero risolto in modo definitivo. Un po’ per ataviche fallacie dell’intero meccanismo di raccolta, la questione rifiuti è però in larghissima misura una “macchia” in petto alla cittadinanza (e non solo quella del capoluogo, ma anche di comunità limitrofe visto che lo “scarico fuori dai confini” non è propriamente narrativa di fantasia). Se un meccanismo della collettività non funziona a dovere, il bravo cittadino non si “tuffa” nelle sue maglie troppo larghe per approfittarne ma, al contrario, cerca di “stringerle” il più possibile per dovere civico e per rispetto della città (che è anche la sua). Riassumendo: se i rifiuti giacciono abbandonati, è innanzitutto colpa di chi decide di non seguire le regole, anche se “scomode”. Per questa ragione, la situazione che vi raccontiamo con un folto e triste fotoreportage, scattato nei giorni scorsi, è solo una delle tante che, come detto, accomunano in modo particolare diverse aree periferiche del capoluogo. In modo specifico, in questo caso l’area protagonista del “massacro” è piuttosto vasta, andando da contrada Botte e seguendo tortuosamente l’ex Ss 93, ora denominata via dei Quattro Tornanti. Com’è possibile notare dalle immagini, a partire dalla micro-area sottostante il viadotto che “dà il via” alla Potenza – Melfi, praticamente ogni centinaio di metri o quasi v’è un accumulo di rifiuti di varia consistenza e dimensione. A partire proprio da quello sottostante il citato viadotto: un accumulo piuttosto vasto e che contiene, com’è possibile vedere dalle immagini, un vasto “assortimento” di rifiuti alcuni anche potenzialmente pericolosi tra scarti industriali e confezioni di prodotti chimici. Tra le altre cose, stando ad alcune testimonianze di cittadini dell’area, molti dei rifiuti più ingombranti e vistosi giacciono lì da mesi e mesi. Ma, continuando per la strada che si inoltra nei Piani del Mattino, è facile scovare accumuli d’ogni tipo tra pneumatici, sacchi neri colmi di residui di interventi di potatura, materassi e addirittura water e pezzi d’auto ben “esposti” tra la vegetazione. Una situazione degradante, testimone di una sconfitta civico-istituzionale multilivello e che spesso accomuna le periferie del capoluogo in un triste “schiaffo” corale all’intera comunità. Un rifiuto (è il caso di dirlo) del vivere civile che è anche più pesante, visto quanto il tema ambientale, mirato tra le altre cose anche al potenziamento degli strumenti atti a diffondere una maggiro coscienza culturale orientata al riciclo i materiali per il riutilizzo, sia divenuto centrale anche a livello internazionale negli ultimi anni. Come detto, una sconfitta multi-livello narrata tramite foto, ma che si conclude con un appello: rispettare l’ambiente, specialmente se è “nostro”, significa rispettare noi stessi.

