PRIMO NOSTRO NOVECENTO

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LUCIO TUFANO

Le porte da anni, scanni e le tappezzerie dei palchi anche Potenza ha la sua «Pezzana».

Un alto gradimento, un soffio di sollievo, contro il delirio del loggione che strenuamente richiede lo scurrile e il pornografico, per quella scarsa dose di aria marina che, di tanto in tanto, ballerine napoletane recano nelle giarrettiere nere delle gambe appena intraviste nei passi del Can Can. Ma quattordici gradi sottozero sono troppi per gli incendi.

Reumatismi e raffredori sono acuiti dagli spifferi del Teatro per quei pochi ostinati, decisi a resistere.

Le corse dei somari, dei muli carichi di sonagli, di nastri multicolori, di lunghe code di volpi non si effettuano a Carnevale.

Non più i famosi parati per la benedizione di Santantuono.

Rare maschere solitàrie corrono per la strada inseguite dai carabinieri, che il governo si tenga ben lontano e guardingo dal mandare qui, e nei difficili momenti di crisi economica che la provincia dolorosamente attraversa, un prefetto battagliero od altro che si addormenti sulla cosa pubblica e lasci passare inascoltate tutte le gravissime doglianze che d’ogni parte si ripercuotono contro il disordine amministrativo di moltissimi comuni…

Che aria spavalda, in quei piccoli cavalieri, paggi, damine che passano da un bacio all’altro, alla carezza di tanti.

Sotto i fasci di luce acuta le ciprie sulle gote, i paffuti Pierrot, a mimare i duelli, gli amori del Tasso, dell’Orlando Furioso, della laguna e del campiello; un teatro d’ambiente fatto di gridi, di cento voci squillanti, nel circolo lucano, per la serata del martedì grasso.

Si fa largo dalla porta di ribalta una azione scenica scritta dal professore di Liceo, Giuseppe Giglio: Luigi XIV, il pagliaccio, il Turco, la Diavolessa, il Pescatore, una dama antica, la contadina russa, normanna, romana, calabrese, la zingara, la fioraia, il paggio, il toreador. In fila per due al centro della sala dove un enorme gallina lascia cadere uova di cioccolato e di bombons.

Amedeo Renza, grande richiesta, canta Fra Brasciola, e licenzia la danza dei piccoli per cedere il posto al ballo dei grandi.

Sul palcoscenico, fra piante e festoni, il busto dell’estinto Verdi Giuseppe, musicista.

Il Teatro, ancora gremito di professori, studenti, autorità, impiegati e signore, con il Nabucco suonato dall’81 fanteria, viaggia sull’ali dorate delle crome e delle semicrome fino al fondo pagina, al tocco della bacchetta del colonnello Mandrile, stivali a mezza coscia e sciabola con l’elsa sullo spartito.

Prefetto monarchico a Potenza.

Antipasto di ostriche, zuppa reale, petits-paté alla finanziera, sbalzo di pesce con maionese, vitello alla giardiniera, filetti di pollo alla suprema, asparagi al burro, beccacce allo spiedo, bave-roi al cioccolato, formaggio, frutta, vini di Capri, di Ruoti, di Acerenza, liquori, caffè, Champagne, per il brindisi a sua eccellenza Maggiori!

Il sindaco, il presidente della Camera di Commercio, il segretario capo della Provincia, i consiglieri

provinciali, il presidente della deputazione comunale: rafforzare i buoni e virtuosi cittadini per debellare i tristi che, microbi di morbi infetti, non hanno patria o l’hanno in ogni zolla del mondo.

Eppure v’è da dire che il prefetto è giunto in questa terra tutta coperta e vestita di neve per ampia distesa, altro che microbi.

Né mai a Potenza attecchì la bicicletta, impossibile a spingersi tra i gironi vorticosi delle scale ardue e scoscese, le scarpate che coronano le piazzette matrigne per chi vi arriva trafelato, coi polpacci arrossati dall’attrito del robusto biciclo.

L’automobile sì, marca ed epoca, poderosi stantuffi, proiettati nel futuro e che minacciano i pesanti cappotti dei vetturini. Una strada sicura fra nembi di polvere più della ferrovia che arranca nel nero ventre della montagna e smotta nei rigagnoli del le piogge.

Veste in bianco, ha i capelli lunghi, sciolti sulle spalle, lo sguardo buono che ti prende e ti trascina, assomiglia a San Michele Arcangelo, quello della nicchia sinistra della chiesa; la stessa fierezza. Gira con i sandali.

Come si chiama? Francesco Loperfido!

Tiene una conferenza mercoledì al circolo socialista Carlo Marx.

Dicono che voglia fondare un istituto per rialzare le sorti dell’arte che, secondo lui, oggi è in decadimento.

Poi non lo si è più visto. Pare sia partito alla volta di Miglionico.

Nel cortile del Liceo Classico, un busto in bronzo, alto due metri e cinque centimetri, in una aiuola verde con ringhiere di ferro fabbricate dalla scuola di arte e mestieri, raffigura Umberto I, opera dello scultore romano Sbricoli.

Itipografi prendono congedo dalle maglie unte delle compositrici e dallo snervante alfabeto dei caratteri di piombo, per ritrovarsi nella campagna di Gerardo Marchesiello. C’è Pasquale Ricasoli, Gaetano Padello, Michele Di Tolla, Giuseppe Marchesiello.

II socio Mensis Giovanni porta il saluto del signor De Waure della sezione di Melfi.

Il fotografo Luigi Giocoli accende l’occhiolino col botto, e nella camera scura ne ritrae il gruppo.

Al Salone Lucano, elegantissimo servizio di caffè, liquori, pasticceria, bene organizzato, pranzi e ore liete per i convegni di amici. Assente purtroppo il gentil sesso per la stupida sciocca fiaba, sparsasi in città, die al fiorire dei mandorli e ai quarti di luna, alla spiga di grano, al prepuzio innevato delle vette di Castelmezzano, si ecciti il panno grigioverde al contatto del fragile chiffon.

No, no, no! Le signore non devono temere!

Possono levare la luce dei loro occhi, la grazia delle chiome, e le toelettes, profumo di prati e di tramonti nelle sale soffocate dal tabacco, tutti indistintamente conoscono troppo bene dove si deve giungere in certi casi.

La risposta è anche qui, una foto di signora con gruppo, cosa che ha acuito sempre di più i desideri, le passioni, le gelosie, i raggiri, le fughe, per una città che ha sempre guardato con sospetto la parvenza di congiunzione, preferendo la più sicura rituale coniugazione.

Chissà che la provvidenza non ci prepari altre serate di godimento! Gli addobbi, i festoni, le parate, le luci della festa accecano gli sguardi già consunti dietro i gerani delle finestre in attesa dei biglietti messaggeri, nel sacrificio imposto dai padri e dalle mamme. Una utopia che alimenta l’ipnosi dei sentimenti in via Pretoria e che si scarica nei racconti erotici degli amici e nelle pudiche confidenze delle amiche.

Un ballo coatto, protratto fino alle cinque del mattino, consacra gli antichi cavalieri e immola, nel ritmo della danza, le tensioni, gli impulsi, le inibizioni.

Scariche di adrenalina, training autogeno, inconsapevole terapia.

Prefiche nere nella valle del Sarmento, a Grumento, nei cori dei templi Dorici e della Siritide. Fuori

della casa di Orazio già sono baccanti e il nero ne cinge solo la cintola e ne decora i cammei delle braccia e del seno.

Nel fuoco dei valzer, una studiata intimità di famiglia segna qualche diserzione nelle file del sacro battaglione di Tersicore.

Se l’amore fosse pianto, subito asciugarlo all’occhio del vico Addone, tra il sofà e la étagère del salotto di papa. Se ti nasce un sentimento fanne subito testamento e fallo consacrare tra gli incensi dell’altare. Dentro le cupole della Trinità ti ho intravista e t’ho perduta nel perenne fruscio delle vesti. Esiguo lo stuolo degli Angeli che aiuta San Gerardo a sottomettere la masnada dei turchi. Il morbillo frena nel letto i cherubini della festa. Fazzoletti di seta ed orecchini d’oro ad Atena Maria, contadinella che porta, come cesto fiorato, la cappelluccia di Gerardo. Cinquanta lire a Monsignor Puia, venuto da lontano. Una busta in omaggio per le orfanelle del suo paese, dono del Comitato.

Sulla scia del Cantico dei Cantici che si snoda dal Teatro, la piccola famiglia potentina apre i cordoni della borsa al pauperismo e all’inedia dei tanti e razionalizza, nel risvolto sociale, una diversa lezione di carità.

Il giro di danza, il vortice dei tacchi e gli occhialini sul panciotto concentrano l’attenzione sull’utilizzo della beneficenza a proprio uso e consumo. Al ventre dei vicoli e delle strade, manciate di solidarietà e splendide e bizzarre lire d’argento. Una carrozza Landò, Vittoria o Canestra, cavalli bianchi, velluto rosso e grigio, lana blu, scorre con nuova lena per le vie della città, a cesellare un legame che si ricuce sulle toppe dei facchini.

Nei comignoli delle case, di notte, scendono gli avi, i gatti, gli antichi guerrieri delle mura rotte alla campagna. Nel reggimento dei parenti, degli zii, dei cognati, si stringono le mani a invocare la voce, gli ordini del tempo, il consulto per una storia che si costruisce al di là di noi, della nostra presenza e di quella delle streghe. Le bambole sfocate alle intemperie, pallido, bianco il viso, rifiutano gli aghi della fattura. Allo Stabile è di scena Lo Spiritismo. Un applauso dissolve l’ectoplasma.

Nello spazio della cronaca ancora resistono i Fantocci, Il padrone delle Ferriere e Il signor direttore riusciti graditissimi al numeroso pubblico, e Romanticismo.

Nel retrobottega della farmacia, fra tre sette e sette e mezzo, si filtrano donne e politica in un ragionamento alimentato da fanti e regine e che non va oltre la stazione.

Zanardelli ha viaggiato accompagnato dai buoi. Nella Terra delle zanzare, il morso è mortale più della peste. L’anofele sorveglia le valli e le pianure.

Sul palcoscenico la tavola d’onore, nella platea, il piano rialzato, le altre tavole. Su di esse si intrecciano rami di edera e garofani rossi. Ad esse si affollano con le debite distanze gli altolocati rappresentanti di 550 chilometri di paludi, riserve di caccia, antichi castelli, latifondi custoditi a vista, bocche di vicoli, gli usci dei sottani, monti dai dorsi spezzati, impenetrabili boschi, fiumi straripanti, paesi che ruotano nella giostra dei dirupi, tufi ed argille dissecati al sole.

Un lungo pranzo degno di una pausa, dopo i diciassette giorni di viaggio, alla scoperta dell’altra faccia della Lucania.

 

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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