L’ETA’ DEL BRONZO: LE VALLI DELL’AGRI E DEL SINNI

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ANGELA MARIA GUMA

Attestazioni dell’età del Bronzo in Basilicata

La  valle dell’Agri
Paterno:

Località: “La Civita” I.G.M.  F° 199 S.O.
Il sito, sede dell’insediamento protostorico si trova a circa 3,5 Km da Paterno e si presenta come un’altura separata da “una gola” dal grande crinale spartiacque retrostante, che divide l’Alta Val d’Agri dal Vallo di Diano. Esso si sviluppa, pertanto, in una posizione dominante quasi sul confine regionale tra Basilicata e Campania e si inquadra cronologicamente “nell’ambito di un momento non molto avanzato del medio Bronzo, ancora per diversi aspetti privo di elementi caratterizzanti la facies dell’Appennino evoluto”.[1] Il complesso, così come recenti studi hanno ben evidenziato potrebbe riferirsi per lo più ad una fase iniziale dell’Appenninico sebbene presenti al suo interno elementi di tradizione più antica dal momento che sono stati ritrovati al suo interno anche materiali di tipo protoappenninico.[2]
Tuttavia, l’insediamento, individuato in fase di ricognizione e scavato negli anni ‘77-78, ha rilevato la presenza di una  ricca campionatura di ceramica del Bronzo Medio.
Il villaggio sorge sulla cima della montagna, dove il pendio è interrotto da piccoli pianori; gli scavi hanno messo in luce sul lato verso valle, per un tratto di  24 m, un muro a secco con funzione di contenimento il cui crollo si estende per lo stesso pendio per una lunghezza di m. 6. Una seconda struttura dall’andamento semicircolare, individuata a sud  verso la cima, è stata interpretata come un probabile rifugio temporaneo.[3] Fra i materiali si attesta l’esigua presenza di olle, più diffusa è invece la presenza di  scodelle, scodelloni e di ciotole a spalla arrotondata o di ciotole carenate. Riguardo poi alle tipologie decorative, si evidenzia la frequente presenza di incrostazioni di colore bianco. Il ricco repertorio decorativo privilegia inoltre gli ornati curvilinei rivelando contatti stretti con Latronico; sembrerebbe trattarsi di un conteso omogeneo e unitario che può considerarsi quasi espressione di una stessa comunità, gravitante verso il vallo di Diano e il golfo di Policastro. Sono presenti anche motivi decorativi meno comuni come le clessidre, le C contrapposte e le scacchiere.

 

Area di frequentazione abitativa. Civita (Paterno, Potenza). Contenitori ceramici d’impasto fine con decorazione geometrica “appenninica”. Bronzo medio avanzato, fase appenninica
L’inquadramento cronologico del sito rientra nell’ambito di un momento non molto avanzato del medio Bronzo e presenta riscontri tipologici con facies, aspetti e stazioni sia del versante ionico-adriatico che di quello tirrenico.
Moliterno

 

Località: Murgia S. Angelo
L’insediamento è stato individuato nella collina denominata “Murgia S. Angelo”, in territorio di Moliterno su di uno sperone roccioso che presenta una ripida parete sulla fronte e ai piedi una grotta. La posizione del sito è indubbiamente strategica dal momento che la sua ubicazione appare in connessione con un probabile percorso di transumanza che dalla piana di Sarconi doveva risalire verso il Vallo di Diano. Inoltre le peculiari caratteristiche del sito sono talmente simili a quelle riscontrate nel vicino insediamento della “Civita” da indurre i principali studiosi a considerarlo come il naturale corrispettivo. Infatti, il complesso denota al pari della “Civita” un probabile carattere stagionale e cronologicamente si colloca anch’esso tra il XV e il XIV sec. a. C. Caratteristiche analoghe sono riscontrabili ai due insediamenti anche nella stessa giacitura dei materiali che in entrambi i siti si ritrovano lungo il pendio all’interno di sacche di terreno precedentemente depositato nelle cavità della roccia.
 I materiali sono simili oltre che nella tipologia di deposizione anche nella forma e nella decorazione. La forma più diffusa pur in una notevole qualità tipologica riscontrate è quella del grande vaso con motivi decorativi spiraliformi arricchiti dalla presenza del puntinato e dall’incrostazione bianca. Ad essa si affianca la presenza di ciotole carenate con spigolo arrotondato spesso munite di manici sopraelevati e quella vasi di medie dimensioni dal corpo globoso o di maggiori vasi dalla forma troncoconica e dalla decorazione plastica. La suddetta varietà tipologica dimostra come alla caratteristica presenza di ceramiche nelle forme legate alla lavorazione del latte si affianchi quella di frammenti di macine e macinelli che attestano, come per Paterno, l’esistenza in Murgia S. Angelo di un’economia mista. 

La valle del Sinni

Latronico

 

Località: “La Calda”  IGM  F° 211 III NO  
Le grotte in contrada La Calda di Latronico, nell’alta valle del Sinni, presentano una sequenza culturale e cronologica che si spinge dal Mesolitico all’età del Bronzo e costituiscono un cardine per gli studi protostorici di questo comprensorio.[4] Non a caso l’imponente complesso delle grotte di Latronico ha restituito sia nella Grotta Grande o L1 che nella L2 i materiali più significativi che della Media Età del Bronzo sono stati rinvenuti nella Basilicata. La grotta 3 ha  rivelato, inoltre, la presenza di pochi elementi protoappenninici; il più rappresentativo è un “vaso cilindrico decorato a cordoni chiuso da un coperchio formato dal fondo piatto di un altro vaso simile contenente una ciotola carenata” la cui funzione doveva assumere, a detta del Cremonesi, un valore rituale  di carattere sepolcrale.” 
Alle grotte di Latronico il Rellini aveva attribuito un significato rituale connesso con il mondo sotterraneo e legato al culto delle acque, e ne aveva escluso l’uso delle stesse come luogo di abitazione dopo aver notato, nell’analisi della Grotta Grande, l’assenza  di resti faunistici, di carboni o di industria litica. Il successivo rinvenimento di lembi di deposito concrezionato intorno alle pareti finì con il dimostrare l’utilizzo abitativo delle stesse. E’ opportuno sottolineare come quest’ultimo dato non escluda un carattere sacro, legato alle “acque salutari,” per la presenza delle sorgenti termali, dalle quali è derivato al luogo il toponimo di “La Calda.” Nella Grotta Grande e nel deposito archeologico della Grotta L2 situata a valle della stessa si sono riscontrati normali livelli di abitazione. Quest’ultima appare costituita da una grande sala subcircolare e presenta sulla destra un ampio cuniculo. Essa rappresenta uno dei complessi più significativi dell’appennino meridionale così come dimostra la svariata gamma di materiali ivi rinvenuti. Questi ultimi sono molti e di svariate forme: tazze cipolliformi, ciotole emisferiche o carenate, di una notevole varietà di manici con fori triangolari e anse, fra cui predomina il tipo verticale a nastro con margini rilevati e insellatura mediana, coperchi con pareti troncoconiche e bollitoi. La decorazione esuberante è caratterizzata da motivi curvilinei riempiti da fitto punteggio.
La Grotta L3 si presenta come il fondo di una grotta di notevole profondità ed estensione, essa denota varie trasformazioni che rendono inevitabile un collegamento tra le sue vicende geologiche e le frequentazioni. I dati di ritrovamento e le caratteristiche della ceramica ivi rinvenuta danno ad essa il carattere di un complesso rituale, sepolcrale, riferibile al momento iniziale dell’età del bronzo. E’ questa una presenza sporadica che denota una interruzione dall’eneolitico quanto la frequentazione delle altre, con il fiorire della civiltà appenninica registra il massimo sviluppo. 

 

[1]
            [1] Bianco – Cataldo, L’insediamento appenninico di Civita di Paterno (Potenza), Galatina 1994, p. 23.

[2]
                    [2]  CIPOLLONI SAMPO’ M., L’eneo-litico e l’Età del Bronzo, in Storia della Basilicata 1. L’Antichità (a cura di D. Adamesteanu)  Laterza, p. 120.

[3]
                    [3] Bianco – Cataldo, L’insediamento appenninico di Civita di Paterno (Potenza), Galatina 1994, pp. 23-24.

[4]
            [4] CREMONESI G., L’Eneolitico e l’età del Bronzo nelle alte valli dell’Agri e del Sinni, in AA.VV., Attività archeologica in Basilicata 1964-1974. Scritti in onore di Dinu Adamesteanu, Matera 1980, p. 407.
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