
ANNA MARIA SCARNATO
Che bello sarebbe un mondo, una società, che si poggiasse sulla consapevolezza della finitezza della vita dell’essere umano, sulla convinzione della necessità di vivere appieno i momenti di vita familiare, di condivisione sociale, fidandosi reciprocamente poiché di là si costruiscono i valori che aiutano a vivere, le relazioni che ci permettono di potere essere noi stessi con qualcun altro, fragili spesso e spesso forti con chi ci fidiamo, compresi nei sentimenti e nelle emozioni. Da qui ha origine la fiducia, le amicizie che permettono una vita di aggregazione nelle varie forme sociali. La realtà odierna fa capire che pochi sono i rapporti sinceri e leali, autentici e fatti di sguardi che non nascondono secondi fini. E non basta il dolore, la delusione di perdere un’amicizia, una difficoltà qualsiasi, per farci riflettere e cambiare, aiutarci tra noi, perché si deve lottare contro l’individualismo che porta a dividerci. Un egoismo che non prova rispetto per l’altro non fa aprire al dialogo e ad una dimensione comunicativa vera, autentica, empatica e tollerante. Né si fa coscienza dei momenti terreni che viviamo, caduci e passeggeri. E la politica a cui l’uomo si affida nel compito di provvedere ad eliminare le distanze tra noi, le discriminazioni sociali, le solitudini, gli abbandoni, spesso si è dimostrata non all’altezza da quando la Repubblica, la Costituzione e la Democrazia che ne ispira i fondamenti, ha dato al popolo la possibilità di scegliere in libertà i propri rappresentanti. Ma non è la politica forse l’amico, il parente, il prossimo in cui si ripongono le speranze di un aiuto
reciproco, di una fede corrisposta, di un servizio da prestare e non di agi da conquistare per chi la rappresenta, non è forse la forza di un potere che deve dare certezze, protezione di fronte alle insicurezze che turbano l’equilibrio emotivo degli uomini, lavorare tenendo a cuore la visione di un futuro uguale per tutti? Eppure oggi più che mai la politica offre modelli di comportamento dissonanti rispetto alle esigenze degli uomini e a quello che predica quotidianamente in litanie noiose, Appare come il tradimento del sogno Italiano, il rischio di una frammentazione dell’unità di un popolo costruita con il sangue oggi attentata da una riproposizione sovranistica e di sfascio di ritorno e che dovrebbe trovare nella memoria solo rifiuto e indignazione attraverso la vera rivelazione della natura politica dissimulata sotto apparenze ingannatrici. E’ il “camaleonte” che si adatta ai muri esterni dove campeggiano le figure da cui questa politica si fa rappresentare, alle pareti delle case prendendo il colore dei nostri bisogni, delle nostre paure, della diffidenza verso gli immigrati, della fame, della disoccupazione. Regola i battiti del nostro cuore controllandone l’accelerazione, l’affanno, le emozioni che il momento epocale ci fa vivere. Alcuni politici, forse la maggioranza, dimostrano uno scarso senso di responsabilità e non possono rappresentare un veicolo di cambiamento positivo dello stato sociale poiché non mirano ad aumentare il benessere individuale secondo le necessità, né quello sociale nella comunità attraverso la programmazione di beni e servizi. Ma costruire sulle rovine dell’uomo i palazzi del potere sembra essere lo slogan a cui si è votato un certo modo di far politica. E se qualcuno pensa che questo tipo di politica possa essere una svolta, un cambiamento significa credere nella guarigione miracolosa in condizioni di malattia grave e irreversibile e in presenza di un “medico saccente e non competente che non vede l’ora di intascare la parcella per il servizio reso”; significa affidarsi a “maciari” che truffano gli ingenui. Non si può credere che ancora, nonostante tutto, ci sia qualcuno affascinato e senza religione e ragione!
Gli spettacoli che sulla scena si sono susseguiti non possono lasciarci indifferenti. Uno scenario che ha reso il nostro presente già inguaiato ancora più confuso. Amici poi avversari che ritornano insieme per il bene nostro? No, per non estinguersi come razza rara. E il bisogno dell’uomo di riconoscersi in rapporti affettivo- sociali più stabili per il suo benessere, per il suo bisogno di identificarsi in un gruppo anche politico di riferimento?
Ed è la politica fatta di disinvolti tradimenti , di continui cambi di casacca, di un uso strumentale delle persone , alle quali si presta attenzione solo nel momento della candidatura, salvo poi disconoscerle per i restanti cinque anni, alla quale tutti dovremmo dire basta. Ed è una magra soddisfazione per il cittadino vedersi “ricordato”, in questa sola circostanza di convenienza, con politici che assumono talvolta il ruolo stimachevole di “mendicanti” del voto, in nome di conoscenza o amicizia mai corrisposta. E’ un comportamento da ” astinenza dal potere”, e non è difficile immaginare che essi avvertono il tremore alle gambe quando si presentano a chiedere il voto alla gente per bene, povera ma per bene.
Noi cittadini abbiamo bisogno di ascolto, di contare qualcosa per i politici e non essere tanti numero zero come essi ci considerano. Se ricordiamo Trilussa nella poesia in romanesco “Numeri” viene poi in mente il valore che i tanti zero rappresentano messi davanti ad un numero Uno che il poeta paragonava ad un dittatore il quale acquista sempre più forza e potere in rapporto agli zero che lo seguono. Noi, che non vogliamo un dittatore, vogliamo essere ognuno un numero uno con la nostra identità e i nostri valori intoccabili e concorrere alla formazione del governo del Paese, rifuggendo dalle scelte di chi non ha convinzioni sincere su cui operare, non sa la fiacchezza dei lavoratori immigrati dopo la giornata di lavoro, non sa l’ansia di chi non ha un lavoro, di chi teme di perderlo come i lavoratori Stellantis di Melfi, non conosce e nulla fa per i malati che hanno bisogno di cure e ospedali attrezzati, nulla per la sanità materana ridotta all’osso. Alcuni politici sentono oggi, come candidati, la loro fragilità che li rende anche poco lucidi poiché la loro debolezza è il potere e l’essere fatti solo per quello. Finalmente, si direbbe, provano il disagio del bisogno anche loro. Di tutti noi vorrebbero l’appoggio. Sì, andremo a votare numerosi, scegliendo chi meglio può rappresentare il nostro modo di essere, la nostra idea del futuro, chi può incarnare il sentimento di libertà e ci permette di scrivere anche articoli come questo.