L’Età del Bronzo Nella Basilicata Interna

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ANGELA MARIA GUMA

   Considerazioni Conclusive

 

 

 

L’analisi dei siti considerati consente di evidenziare la presenza di diverse facies culturali di riferimento  nell’intero arco cronologico analizzato. A tale proposito è opportuno sottolineare come ogni fase di transizione determini una serie di cambiamenti capaci di investire la cultura materiale, le strutture socio-economiche nonché la sfera funeraria e cultuale. Tali trasformazioni per lo più determinate da influssi culturali esterni, si avviano in Italia Meridionale a partire già dal III millennio a.C. quando l’arrivo di gruppi umani, provenienti dal Mediterraneo orientale determina nuovi fermenti culturali. Questi ultimi si manifestano in maniera tangibile con l’elaborazione, durante la prima età dei Metalli, di nuove facies culturali come quella di Laterza che si sviluppa soprattutto nella fascia apulo-materana e quella del Gaudo che si sviluppa, invece, in area campana. Riguardo alla Basilicata, lo studio dei siti considerati ha permesso di individuare la diffusione di facies culturali di tipo Laterza nel territorio di Matera e nel Melfese (Toppo Daguzzo); la presenza  di facies del Gaudo è stata, invece, individuata nei siti lungo le valli dell’Agri e del Sinni.  Elementi di entrambe le facies culturali si ritrovano nelle grotte di Latronico, nei livelli sovrastanti i depositi del tardo neolitico e in alcune tombe a grotticella. Il centro di Latronico, collocato lungo la valle del Sinni, evidenzia uno stretto collegamento con il versante tirrenico sia nella posizione geografica sia per i confronti elaborati nella produzione ceramica. Il sito costituisce, infatti, il luogo di elaborazione e di trasmissione nella diffusione all’interno della Basilicata di una caratteristica ceramica a superficie scabra  con applicazione di cordoni e scaglie di argilla che presenta  il suo più diretto confronto con la ceramica di Piano Conte. A tale proposito è opportuno sottolineare che la documentazione diretta su aspetti essenziali del quadro culturale, per questo periodo è estremamente esigua, pur registrandosi indubbie differenze di “visibilità” archeologica tra i vari indicatori di contatto. Si tratta comunque di indicatori di un collegamento basato prima su affinità di tipo culturale e poi su rapporti a lunga durata diffusi e poco sistematici, privi quindi di implicazioni economiche dirette. Il momento più antico nel quale possiamo cominciare a considerare l’esistenza di collegamenti e di scambi tra le diverse comunità indigene dell’Italia meridionale è caratterizzata dalla facies indicata come “Protoappenninico B”.

Elemento caratteristico di tale fase è rappresentato dalla ceramica d’impasto, indizio chiaro dell’esistenza di frequenti scambi tra le comunità indigene presumibilmente legate agli spostamenti annuali della transumanza. Il sito di Piano del Capitano è  l’unico in Basilicata in grado di attestare le varie fasi  del Protoappenninico B,  altri insediamenti presentano una urata breve e discontinua. 

Il passaggio ad una diversa tipologia di scambio coincide con la formazione della cosiddetta “cultura appenninica” per la cui facies culturale si riscontra la presenza di più sistematici collegamenti fra le popolazioni della fascia tirrenica dell’Italia Meridionale e quella delle isole Eolie e della Sicilia. Le importazioni di oggetti micenei  sono evidente indizio del consolidarsi durante l’età del bronzo di contatti recanti un modello culturale più complesso quale appunto quello miceneo che si rende promotore di processi di trasformazione e di   evoluzione culturale interna. Si assiste, inoltre, al costituirsi di una più complessa articolazione sociale che porta al costituirsi di elites dominanti.

E’ nella fase denominata Bronzo Medio che si creano le condizioni favorevoli ad insediamenti stabili collocati in luoghi naturalmente difesi che generalmente si collocano in una posizione strategica, a controllo di importanti vie di scambio, funzionali al controllo di interi comparti di territorio. In Basilicata, i villaggi più significativi di tale arco cronologico e facies culturale sono gli insediamenti delle alte valli del Sinni e dell’Agri come Latronico e gli insediamenti di altura di Civita di Paterno e di Murgia S. Angelo di Moliterno che sembrano costituire un “un’unica facies regionale” capace di ritrovare il suo corrispettivo più naturale sul versante occidentale in Capo La Timpa.

 In questo tipo di contesto si inserisce anche il sito di Torre di Satriano così come il rinvenimento di frammenti decorati ad incisioni e ad intaglio, rinvenuti nell’abitato lucano, ha comprovato.

In questo contesto si evidenzia quasi una netta separazione tra le connotazioni culturali delle aree interne del Sinni e dell’Agri che sembrano gravitare maggiormente verso l’area campano- tirrenica e l’ambito ionico-adriatico intorno a cui gravitano i più significativi insediamenti della fascia ionica. 

Nelle successive fasi del Bronzo Recente e Finale, si registra un intensificarsi di importazioni su tutta la fascia costiera ionica come dimostra il ruolo di raccordo di importanti traffici commerciali assunto dall’insediamento di Termitito. Il rinvenimento in questo sito di finissimi prodotti di importazione egeo-micenea sembra conferire a Termitito un ruolo particolare di egemone nella rete insediativa costiera, di redistribuzione dei prodotti provenienti dall’intero comparto territoriale.

L’esiguità dei dati disponibili per la Basilicata non consente di delineare un panorama esaustivo sugli insediamenti, le necropoli, e il tipo di società del periodo del bronzo finale  (XII-X sec.). Pochi sono infatti i siti noti per questo periodo: nell’area nord-orientale l’evidenza più significativa è fornita da Toppo Daguzzo, di minore portata ma di grande interesse per i modelli insediativi sono quelli di Melfi, Leonessa e Lavello. I dati più significativi di questa fase sono tuttavia forniti da tutti quei siti dell’area ionica situati in posizioni strategiche a controllo della costa e delle grandi vallate fluviali. Dati importanti  sull’organizzazione sociale del Bronzo Finale ci sono forniti dalle attestazioni funerarie. Un primo elemento da evidenziare è quello relativo al rituale funerario dell’incinerazione documentato da periodi precedenti e quindi non esclusivo del bronzo finale. Relativamente alla rete di scambi un dato altrettanto significativo ci è fornito dalla grande tomba ipogeica di Lavello La Speranza. I materiali più recenti del corredo rinvenuto ossia la fibula ad arco semplice e quella ad arco decorato tipo Castellace   sono segni tangibili dell’esistenza di un areale  di diffusione e di contatti  molto vasto direzionato attraverso l’area tirrenica verso l’Italia centro settentrionale. E’ inoltre evidente come le poche presenze di bronzi che denotano forti analogie con quelli nella necropoli di Castellace provengano non da tombe a grotticella ma da una tomba ipogeica ad inumazione quasi a dimostrare come “la circolazione  di ideologie diverse si affianchi in qualche modo alla circolazione di specifiche produzioni anch’esse diversificate.” L’età del Bronzo presenta, in sintesi, un panorama complesso e variegato che ben si evidenzia dalle stesse attestazioni della zona esaminata dove è facilmente individuabile una graduale evoluzione dei siti determinata anche e soprattutto dalla presenza di contatti e rapporti commerciali sempre meno saltuari (legati alla transumanza) e più stabili. L’intensificarsi di contatti con modelli culturali più complessi ed evoluti diventa il presupposto per una lenta ma graduale evoluzione delle forme economiche,  di una più stabile occupazione territoriale con una migliore e più omogenea distribuzione degli abitati e dell’emergere di articolazioni sociali più complesse. Queste trasformazioni sono chiaramente riscontrabili anche nella fascia più interna della Basilicata.

 

 

 

 

 

 

 

 

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