L’ASSENZA DEL RISPETTO

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PATRIZIA BARRESE

L’offesa è umiliante, è un veleno che uccide silenziosamente, “umiliare”, come l’etimologia del termine ricorda, deriva da “humus”, terra, ovvero il sentirsi abbassati fino a terra. Delusione e umiliazione colpiscono più a fondo di mille maestri, peccato che il concetto di maestro nella nostra società, non è più contemplato come figura di riferimento.  Un’ umiliazione subita lascia sempre una traccia indelebile nella propria vita, che provenga da un superiore sul luogo di lavoro o da un genitore, dinanzi al fallimento educativo dei propri figli, ha però un peso differente.

Sono bastate poche ore per scatenare l’ira dinanzi alle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Valditara a proposito del termine umiliazione che, declinato in senso lato, ricorda già l’umiliazione subita dai docenti a proposito degli stipendi che risultano inadeguati per chi assolve tale compito gravoso. Non c’è nulla di così umiliante come veder riuscire in imprese gloriose e guadagni da capogiro chi fa rotolare una palla in campo intascando in un minuto ciò che un docente guadagna dopo 2 giorni di fatiche didattiche ed educative assistendo, come protagonista sul ring, ad episodi sempre più frequenti e inaccettabili: violenza in classe e offese verbali arrecate a scapito di membri della classe o addirittura ai docenti stessi. Non ultimo il termine “bullismo” ormai diventato virale a partire dal vocabolario infantile, termine che fomenta alla microcriminalità.

E’ anacronistico chiamare in causa la figura di Don Bosco o di Don Milani che, nel 1954, nei principi della Scuola di Barbiana parlava di sistema educativo formativo. Ideologie che rappresentano un mondo tramontato, quando il rispetto per le persone, l’educazione, lo studio e l’impegno avevano ancora un fondamento, tutto ciò che nella società contemporanea è scomparso. Qui tornano le parole del Ministro Valditara, parole tutt’altro che inquietanti: la scuola non è un tribunale che commina “pene alternative”, ma responsabilizzare i ragazzi che compiono atti violenti con una scuola-lavoro aiuta a ravvedersi dall’atto compiuto che non è umiliazione. Un problema sociale sempre più concreto, è quello dello sgretolamento dell’autorevolezza della figura dei docenti, il cui compito è formare i futuri cittadini, educati e rispettosi della realtà circostante, capaci di autonomia e di giudizio, compito degli allievi è avvalersi del Suo sapere. Ma nel panorama della crescita e della costruzione della personalità, già a partire dai primi anni di scuola, si assiste ormai all’assenza della responsabilità, del senso del dovere, il rispetto delle regole ormai scalzato da un gergo inappropriato che dilaga e che, a ragion veduta del Ministro, richiede la giusta azione correttiva, sicuramente non basata sull’umiliazione, ma sull’indispensabile intervento della componente fondamentale in gioco: la famiglia

L’educazione e la stabilità emotiva a partire dai più piccoli parte dalla famiglia che deve intervenire nella quotidianità del bambino e dei ragazzi, i genitori sono i responsabili più diretti dell’educazione e dell’istruzione dei propri figli. La famiglia, ha un ruolo centrale determinante nell’affrontare comportamenti scorretti degli alunni, perché spesso è nel contesto familiare che nasce l’emulazione del modo di fare. E una delle principali falle dell’ingranaggio mentale dei genitori è pensare che questo sia unicamente compito degli insegnanti o il perché i docenti non intervengono dinanzi ai comportamenti ingravescenti degli alunni.  Bisogna considerare che sono ragazzi che vivono un disagio che non sanno né gestire né capire e necessitano di essere aiutati da terapeuti specializzati. L’Art.30 della Costituzione cita “E’ diritto e dovere dei genitori istruire ed educare i propri figli, e i genitori devono prevenire e correggere quegli aspetti del carattere che denotino imprudenza e leggerezza verso se stessi o terzi”.

Ma spesso il bagaglio educativo proveniente dalla famiglia risulta inadeguato e inadempiente perché si crede che l’educazione consista nella sola ripresa a parole o togliendo lo sport preferito, la PlayStation o la Tv.

La scuola non ha bisogno solo di un nuovo lessico e di innovazione fornita dall’utilizzo della tecnologia, come sostiene Crepet, psichiatra ed educatore “La scuola deve maggiormente riflettere sul tema centrale della società: la formazione e l’educazione delle nuove generazioni, basta buonismo e condoni educativi a partire dai genitori”. Italo Calvino sosteneva:” Ciò che m’hanno insegnato, questo sono io, un’interminabile catena di istruzioni che i genitori mi hanno trasmesso” …meditiamo: le nuove generazioni sono come gli aquiloni, impareranno a volare, a sognare e a vivere come soffia il vento, ma in ogni volo, in ogni sogno e in ogni vita rimarrà per sempre l’impronta dell’insegnamento ricevuto.

 

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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