LA BADIA DI SAN MICHELE A MONTICCHIO

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ITINERARI D’ARTE IN BASILICATA
 a cura di ROSSELLA VILLANI*
Situata sulle pendici del Monte Vulture, all’interno di quello che un tempo era il cratere di un vulcano, la Badia di San Michele Arcangelo si staglia maestosa tra la vegetazione e sovrasta il Lago Piccolo di Monticchio rispecchiandosi nelle sue acque. Le origini della Badia sono piuttosto incerte.

foto massimiliano marroccoli

Lo storico Giustino Fortunato racconta che, quando i monaci benedettini arrivarono sul Vulture al principio del X secolo e vi fondarono la Badia di San Michele sul promontorio prospiciente i laghi, le grotte tufacee del vulcano erano già da tempo abitate da alcuni gruppi di monaci basiliani. Questi ultimi, nel corso del IX secolo, avevano fondato una vera e propria laura e avevano probabilmente eretto a valle, tra i due laghi, una Badia dedicata a Sant’Ippolito, come desumiamo da alcune tracce dell’architettura paleocristiana orientale. Ciò che è certo è che con l’avvento dei Normanni, nel 1041, i basiliani scomparvero dal Vulture lasciando i benedettini padroni incontrastati del territorio.

foto osvaldo loiacono

Questi ultimi successivamente scesero tra i due laghi e trasformarono il monastero basiliano di Sant’Ippolito in un’altra badia benedettina, di cui oggi restano pochi ruderi. La Badia di San Michele fu costruita intorno ad una grotta che si presenta come un’edicola poggiante sulla roccia, costruita con pietre di tufo, contenente affreschi risalenti all’XI secolo. Il soffitto della grotta è costituito da una volta a botte, mentre la facciata, con frontone triangolare, è rivestita da una sorta di mosaico a disegni geometrici dove si alternano pietre bianche a pezzi di lava nera.  Gli affreschi, rappresentanti nove figure sacre allineate per triarchie, di dispongono sulle tre pareti della grotta.

foto Linda Franciosa

Sulla parete di fondo si scorgono appena le immagini di Cristo al centro, della Madonna e di S. Giovanni Battista ai due lati, mentre sulle due pareti laterali si dispongono, in piedi, due rovinatissime triarchie di santi, che è impossibile individuare data la cancellazione dei loro nomi su una riga verticale posta alla destra di ognuno. Infine, sulla volta campeggia, entro un circolo, un’aquila nimbata che porta un rotolo nel becco, simboleggiante San Giovanni Battista. Lo stile delle pitture, eseguite probabilmente nel 1059, anno in cui la cappella fu consacrata da Papa Nicolò II, è chiaramente bizantino, come mostrano le immagini appiattite sul fondo, le macchie rosse sulle guance, le linee spezzate delle vesti e l’irrigidimento delle figure.

 

Talenti Lucani dà il benvenuto alla prof. *Rossella Villani

 

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Sull' Autore

Rossella Villani, termina il proprio percorso di studi nel 1995, laureandosi con lode in Lingue e letterature straniere presso l’Università degli Studi della Basilicata, con una tesi dal titolo: Presenze transalpine nella pittura del Duecento tra Puglia e Basilicata, relatore il prof. Francesco Aceto. Dopo aver conseguito la laurea continua l’attività di ricerca e di approfondimento sulle manifestazioni pittoriche lucane scrivendo articoli e pubblicazioni per l’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale di Basilicata, successivamente divulgate anche sul sito istituzionale del Consiglio Regionale. Nel 2000, su iniziativa dell’Ufficio Stampa del Consiglio Regionale, l’autrice cura la pubblicazione del suo primo volume “Pittura murale in Basilicata” in cui sono presentante tutte le emergenze pittoriche ad affresco della regione, dal IX secolo al Cinquecento. Successivamente, nel 2006, vede la luce anche il secondo volume, dal titolo “La pittura in Basilicata dal Manierismo all’Età Moderna” i cui vengono analizzate le pitture murali e non dal Cinquecento in poi. Attualmente è docente di ruolo presso il Liceo Scientifico P. P. Pasolini di Potenza, dove insegna lingua e letteratura inglese continuando a coltivare la passione per l’arte e a divulgare la ricchezza, l’originalità e le peculiarità del patrimonio artistico lucano.

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