di PINUCCIO RINALDI
Se guardiamo gli eventi materiali che stiamo vivendo e gli argomenti che occupano il dibattito politico, osserviamo che essi sono stati tutti già vissuti ed entrati nella storia, ma nessuno sembra aver tratto insegnamento da essa.
Come ebbe a dire un noto personaggio “La storia insegna ma non ha alunni” si dimostra vero ed attuale, infatti:
La guerra che mai più si doveva ripetere è in atto La pandemia più volte verificatesi nel tempo, avrebbe dovuto insegnare come attrezzarsi per difendersi e invece ci ha trovati impreparati. L’emigrazione anch’essa non nuova ma sempre presente nel tempo, anche se in forme diverse, avrebbe dovuto spingere i governi e le Nazioni ha trovare le soluzioni idonee a rimuoverne le cause, ma questo non è avvenuto. Cose diverse non appaiono sul piano immateriale, sono in atto infiniti contrasti di teorie di ogni genere, dalla genetica alla cultura e alla politica. Anche qui la storia come maestra di vita ha insegnato che tutte le teorie sulla cancellazione della cultura e della modifica genetica del corpo umano hanno prodotto danni incalcolabili, basta guardare quanto avvenuto con i talebani e con gli esperimenti sulla razza effettuati dal dottore MENGELE. Anche in politica la storia ha insegnato che quando si ha la capacità di superare le diversità di opinione a favore del bene collettivo, allora viene garantito il progresso in ogni suo aspetto. Esempio tipico di questo sono gli USA che hanno saputo superare la divisione tra nordisti e sudisti e la Germania che ha saputo chiudere con il triste passato del nazismo, l’Italia invece continua a logorarsi in un perenne e sterile conflitto su fascismo e antifascismo, ritardando e bloccando gli sviluppi necessari alla Nazione. Purtroppo siamo costretti a constatare che la storia veramente non ha insegnato e che la politica nel suo agire quotidiano ha dimenticato anche quanto vera ed inapplicata sia la famosa frase di W. CHURCHILL ” SE IL PRESENTE CERCA DI GIUDICARE IL PASSATO, PERDERA’ IL FUTURO “. Per questo non s capisce e non si giustifica il perché ci si ostina a guardare indietro e richiamare fatti e condizioni che con ogni evidenza nessuno più vuole, e che una giornata come il 25 Aprile che è la ricorrenza della liberazione, debba questa liberazione essere considerata di esclusivo dominio di una sola parte.