Le Regioni del Sud, volendo, potrebbero impugnare davanti alla Corte Costituzionale la recente legge che istituisce Acque meridionali spa, sulla base del presupposto che essa tradisce la volontà popolare espressa in un referendum sulla natura pubblica del bene acqua. Non lo faranno : primo, perché non c’è mai stata una comune consapevolezza nel procedere uniti, ognuno accontentandosi di regnare sulla propria contea, e ,secondo , perché sulla questione hanno interessi divergenti tra territori regionali che forniscono la risorsa acqua e territori che semplicemente fruiscono di quella risorsa. La Basilicata, il Molise e parte della Campania sono annoverabili tra le prime, Puglia e Calabria e gran parte della Campania tra le seconde. Gli interessi divergenti nascono dal fatto che le Regioni che fruiscono semplicemente della risorsa hanno tutto l’interesse ad una gestione accentrata della stessa che le affranca dall’obbligo delle compensazioni per il buon mantenimento della risorsa, mentre le Regioni che detengono la risorsa e che quella risorsa dovrebbero preservare si vedono sostituite dallo Stato nella titolarità, nelle priorità ad assecondare i propri consumi e nelle decisioni concernenti gli investimenti su nuove opere o su quelle di manutenzione ordinaria e straordinaria degli invasi esistenti. Mancando questa solidarietà , è velleitario pensare che su questo scippo perpetrato dal Governo Meloni si possa organizzare una controffensiva efficace e tale da rimettere le cose a posto. Più produttivo potrebbe essere una reazione unitaria delle Regioni fornitrici della risorsa diretta a modificare in parte la legge e cioè prevedendo da un lato la riduzione della quota privata dal 30 al 20 per cento, e dall’altro una presenza delle regioni fornitrici nelle misura del 15 per cento, proporzionalmente considerata rispetto alla media dei volumi erogati, e delle regioni fruitrici in quella del restante 5 per cento. Altra modifica necessaria sarebbe quella di garantire che nel consiglio di amministrazione entri , magari a turno, un rappresentante delle regioni fornitrici, al fine di tutelare il diritto ad una corretta preservazione della risorsa e ad una corretta finalizzazione degli investimenti sulle strutture. Queste modifiche sono all’insegna del buon senso e a tutela del valore pubblico della risorsa acqua, per la quale tutela non si vede perché debba essere preponderante la quota speculativa dei privati rispetto a quella di vigilanza delle istituzioni pubbliche . Ne deriva che c’è una alternativa al prevedibile scontro dialettico che si sta ACCENDENDO IN REGIONE, LA CUI FINALITA’ NON SEMBRA LA PIU’ IDONEA A PORTARE UN RISULTATO PER LA COMUNITA’ MA SOLO A INTASCARE UNA CEDOLA ELETTORALE . In tal senso le opposizioni farebbero bene a organizzarsi per una riunione straordinaria del Consiglio regionale ed a portare un documento fatto di precise modifiche alla legge, intorno al quale documento si potrà capire se veramente il Governo BARDI è IN GRADO DI STARE DALLA PARTE DEI CITTADINI che raprpesenta o semplicemente è alla mercè del padrone di turno. Rocco Rosa
ACQUA, UNA STRATEGIA PER SALVARE IL SALVABILE
0
Condividi