LUCANIA, MY MIND !

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federico valicenti*

Bisogna che la narrazione dei luoghi e del territorio lucano cambi percorso, da terre abbandonate a territorio ricco di risorse, da luoghi disabitati in centri di benessere. Come di prassi si sono svolte molte manifestazioni /convegni estivi dedicati allo spopolamento o al resoconto della salute, non solo demografica, della nostra regione, dei nostri territori. Facendoci interpreti dei dati Istat questo ci obbliga a fare un ragionamento un poco più complesso e articolato di quello che sembra. Sciorinare dati e numeri potrebbe sembrare mortificante ma induce ad una presa di posizione più forte e quindi concreta, di quanti vorrebbero una regione demoralizzata e in balìa di avventurieri con condotte politiche di scarso o dubbio rilievo. I dati Istat sull’andamento demografico in Basilicata fanno riflettere; per quel che riguarda il Pollino sono impietosi. Il Parco del Pollino fu istituito nel 1988, senza che ne facessero parte comuni con buona densit popolazione pari al 5,2%. Con l’ingresso dei comuni su citati nel 1994 diventa il 10,8%, di tutto il territorio lucano. Tutta la Basilicata tra il 1994 e il 2022 ha perso l’11,3% della sua popolazione. Il Parco del Pollino il 33,4% della sua gente! Trenta anni di cattiva gestione del Parco? Trenta anni di cattiva politica regionale? Non so dare risposte. Potrei dire tutto ed il contrario di tutto, è stato un periodo storico dove soldi ne sono arrivati, anche tanti, distribuiti malissimo, a pioggia, ma che oramai appartiene al passato che va superato. La mancanza di una visione Mediterranea della nostra Regione, sostituita da una politica assistenziale (vedi cantieri forestazione, L.S.U. Vie Blu e tante altre sigle) il familismo presente nelle amministrazioni locali, la mancanza di una visione da parte della politica sia amministrativa, che regionale, che nazionale ha portato ad uno spaventoso impoverimento demografico dell’area Pollino e della Regione Basilicata. Essere inseriti in una dinamica nazionale, in una statistica diffusa di spopolamento delle aree interne, di tutto l’Appennino italiano, non può trasformarsi in un mal comune mezzo gaudio, in assoluzione per mancata capacità progettuale delle amministrazioni e degli enti istituzionali di cosiddetto sottogoverno regionale. Dopo trenta anni quale sono le proposte che arrivano sul territorio? Cosa bolle in pentola per cercare di fermare o quantomeno contenere l’emorragia di giovani e ultimamente anche di coppie anziane alla ricerca non solo di un posto di lavoro ma soprattutto di una buona e tranquilla qualità dei luoghi? I paesi si spopolano perché manca la qualità della vita, la qualità della vita soffre perché le persone vanno via. E’ un mordersi la coda! Si è entrati in un loop senza soluzione e spesso senza rischi! Solo un corto circuito può spezzare questo ciclo chiuso e ripetitivo che influenza negativamente, o positivamente, la nostra esistenza senza che noi ce ne accorgiamo. Proposte ne sono state fatte, ma di apparenza, senza contenuti, a volte solo estemporanee. Bloccare questo trend negativo è difficile, soprattutto se demografico perché dettato da tanti fattori che per un piccolo territorio è quasi impossibile sostenere. Però questo non deve tradursi in apatia e insofferenza verso qualunque cosa che si voglia fare, non deve essere un alibi per stare fermi, ad attendere un Godot che non arriverà mai.  Qualcosa di positivo è stato fatto, magari dovuto solo ed esclusivamente alla tenacia, alla passione e all’intelligenza di qualche imprenditore locale, di qualche amministratore illuminato. Quindi che fare? Se lo chiese anche “qualcun’altro” all’inizio del 1900 da cui nacque un partito che poi mutò la storia, in positivo ed in negativo, dell’Europa intera. Quindi è una domanda che va posta per ottenere risposte che non disperdano il patrimonio del passato, che proietta nel futuro senza farsi condizionare dal presente. L’ultimo ventennio ha cambiato profondamente e radicalmente l’intero mondo, trasformando anche il concetto stesso di benessere non legato più solo al mondo del lavoro manuale ma anche e soprattutto intellettuale, portandoci fuori dal fare locale e inserendoci direttamente in un mondo globale. Quindi solo la difesa degli interessi materiali evidentemente non basta La politica tout court da un’impresa collettiva quale era, preposta soprattutto non solo alla difesa dell’orto di casa ma all’interesse generale, è scomparsa, si è sciolta in una fluidità di pensiero dove l’ideologia, l’appartenenza ad una classe, ad un partito è stata mutata completamente, trasformando i partiti dei lavoratori, i rappresentanti della classe media in semplici fruitori di servizi dettati dalla tecnologia globale, trasformando i gruppi dirigenti in ristrette lobby di interessi o semplicemente in gruppo potere. Il tutto viene affidato ad apparizioni sui mass media o fugaci letture sui social senza memoria, Ma oggi tutto questo per il nostro territorio poco antropizzato come risulta dagli indici Istat sopradescritti, poco sfruttato anche in campo agroalimentare perché abbandonato da decenni, con una densità boschiva e naturalistica unica in Europa, oggi paradossalmente si può trasformare in opportunità, in ricchezza. Ma questo può avvenire solo se si vuole davvero creare il famoso corto circuito a cui accennavo prima, con il coraggio di fare scelte, forse anche impopolari, anche dolorose ma se si vuole dare un futuro a questa nostra Regione qualcosa va fatto.  Qualche esempio? Non basta parlare di smart working se non si hanno asili nido e rete a banda larga che aiutino e tutelino le giovani coppie. Ma se non ci sono giovani perché fare asili nido? Ecco, questo è il corto circuito da innescare, predisporre il terreno alle giovani coppie che intendono vivere nei nostri paesi. Sono certo che è più facile programmare case di riposo per anziani. Ma perché rinchiudere gli anziani in struuture che non gli appartengono quando possono tranquillamente vivere nelle loro case con un sistema di “telesanità” o come volete chiamarla, così da non disperdere nemmeno la memoria del passato, e usare l’esperienza degli anziani per dare valore al paese stesso. Trasformare i paesi in centri di benessere e di ricchezza culturale, leggere la narrazione dei paesi in lento declino come modello delle opportunità. Dove il concetto di slow life diventa ricercatezza e benessere naturale. Naturalmente il tutto deve essere prima accompagnato da una defiscalizzazione dei paesi con meno di 2000 abitanti o quantomeno prevedere una forte premialità fiscale per le persone che investono nelle nuove attività. Per le scuole il loro dimensionamento non può essere fatto su scala regionale o peggio nazionale ma adottare coefficienti a misura di abitanti per incentivare le giovani coppie perchè il futuro senza di loro non esiste. Cosi come gli sportelli bancari e postali, ci sono modelli in Europa che basta solo copiare.   Per i trasporti deve essere abbandonato il grande sperpero di denaro per i gli autobus da 54 posti per favorire i mini bus magari a chiamata. Ci sono tanti esempi in Europa di come si può tranquillamente viaggiare anche nelle piccole comunità con i mezzi pubblici, oggi da noi impossibile. L’accessibilità è fondamentale per poter rendere più attrattivo il territorio. Cosi come è determinante la tecnologia. In questi luoghi non possiamo perdere un solo servizio pubblico, dobbiamo solo renderli sostenibili. L’unica cosa chiara è che bisogna fare delle scelte, anche dolorose e soprattutto capire e sapere che tutto non si può salvare. L’istituzione del Parco del Pollino ha fatto un gran lavoro sulla conservazione della ricchezza naturalistica, ora deve fare in modo che questo grande patrimonio venga proiettato non solo come luogo da tutelare ma da vivere, adottando il concetto di vita lenta e sostenibile come nuovo modello di accoglienza e di tutela dell’ambiente e dell’uomo. il Pollino è il trait d’union tra due mari e cerniera tra due Regioni, cuore pulsante del Mediterraneo, il Parco Nazionale del Pollino può trasformarsi in un nuovo modello di conservazione attiva della qualità di vita. ( COPERTINA DA “FINESTRE SULL’ARTE”)
*( V.Presidente MedInLucania)
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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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