ETTORE APPELLA RICORDA ORAZIO GAVIOLI

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Nell’anniversario della morte del giornalista e critico cinematografico lucano, Orazio Gavioli, pubblichiamo una lettera che gli ha dedicato Ettore Appella, direttore della “Chemical Immunological Section” del National Cancer Instute di Bethesda. I due talenti della Basilicata erano stati compagni di classe al Liceo classico “Quinto Orazio Flacco” di Potenza e avevano studiato insieme a Roma.

Foto di classe della III C del “Q.O. Flacco” di Potenza (1952). Ettore Appella è il terzo ragazzo in ultima fila, da sinistra; Orazio Gavioli è l’ottavo ragazzo in ultima fila, da sinistra.

Su richiesta di Marco Di Geronimo ho il piacere di scrivere alcuni pensieri sugli anni nei quali frequentavo, a Potenza, la Scuola Media “Francesco Torraca” e il Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco”.

Era il dopoguerra e Potenza cominciava a riprendersi, dopo i bombardamenti delle truppe alleate e la comparsa di una vita democratica. Un ricordo, che non scompare dalla memoria, nei primi anni della scuola media, sono le lunghe file che si formavano di prima mattina per comprare il pane,  razionato e naturalmente non sufficiente per una intera giornata. Vivendo in una pensione e proveniente da un paese della provincia, Castronuovo di Sant’Andrea, la padrone di casa mi costringeva a fare la fila ogni giorno perché esistevano due negozi, uno per i potentini e un altro per chi proveniva da fuori.

Raggiunto il Liceo, le ferite della guerra cominciarono a scomparire. La conoscenza di nuovi compagni di scuola e di insegnanti di materie fino a quel momento ignorate, mi iniziava un periodo di sviluppo intellettuale che apriva nuovi stimoli e orizzonti inediti.

Fra i tanti compagni di scuola, Orazio Gavioli è la persona che non ho mai dimenticato. La famiglia Gavioli abitava in una splendida villa con tanti alberi e fiori, e gli interni arredati con gusto e quadri di autori noti.

Su invito di Orazio e il consenso dei genitori e della nonna, trascorrevo serate intere nello studio del padre completando i compiti assegnatici giornalmente dai vari professori. Il padre di Orazio, Federico Gavioli, era un chirurgo ben noto e nello stesso tempo scrittore, poeta e giornalista. Le poche volte che ebbi l’occasione di incontrarlo, ci gratificò con parole incoraggianti e suggerimenti pregevoli per i nostri studi.

Sia io che Orazio eravamo sempre interessati a conoscere le ultime novità, sia in campo medico che letterario, anche se preoccupati a superare gli esami di latino o di greco, continuamente con risultati imprevedibili. La letteratura era l’attrazione costante di Orazio (infatti, era capace di presentazioni accurate e recitate di brani della letteratura, quasi un presagio di quello che riuscirà a fare, anni dopo, come giornalista e sceneggiatore), mentre io ero portato più per la storia e la scienza. Già da quel tempo sembrava fossimo due fratelli predisposti ad un futuro pieno di sorprese.

Ricordo anche che, avendo Orazio frequentato la scuola media a Napoli, e conoscendo bene la città, mi offri di accompagnarlo per pochi giorni durante una dei suoi ritorni. Per me, che uscivo da Potenza per la prima volta, fu come scoprire un altro mondo e, nonostante nel corso degli anni sia tornato a Napoli più volte, anche recentemente, quella prima visita è rimasta vivida nella memoria. La città e il suo golfo esibivano monumenti di epoca passata, ancora intatti dopo i bombardamenti continui degli alleati durante la guerra, e viste spettacolari.

Gli anni del liceo passarono rapidamente e, insieme, venimmo messi di fronte a una decisione seria: dove frequentare l’Università e quale facoltà scegliere.  Eravamo già, a quel tempo, idealisti e naturalmente restii ad accettare i consigli dei professori e dei nostri genitori. Tutti e due decidemmo di iscriverci all’Università “La Sapienza” di Roma, io alla facoltà di Ingegneria e Orazio alla facoltà di Medicina, abitando insieme in una pensione accanto all’Università.

Roma, all’inizio degli anni ’50, libera dalle sofferenze della guerra, era per noi due una città piena di novità, tutte da scoprire  appena fuori dalle stanze dove fervevano i nostri studi. La comparsa di nuovi indirizzi in campi diversi come la musica, il cinema, il teatro, la politica, ci entusiasmava e ci caricava di nuove energie. Durante molte passeggiate tra i resti di Roma antica, fervevano le impressioni e le discussioni sui film di Fellini o di Jean Cocteau.

Il primo anno passò rapidamente, con sorprese per entrambi. La facoltà di ingegneria richiedeva un esame di calcolo differenziale che si presentò molto difficile, per me, prepararlo in breve tempo. Orazio non era entusiasta di frequentare le lezioni di anatomia e per di più aborriva venire a contatto con i cadaveri. Prima della fine dell’anno, decidemmo che per me iscrivermi a medicina era la cosa migliore e per lui la facoltà di giurisprudenza era accettabile. Una volta ottenuta la laurea, magari avremmo avuto la possibilità di realizzare gli ideali che volevamo perseguire entrando  all’Università. Come è ormai noto, Orazio cominciò una carriera nel mondo della carta stampata e fu il fondatore di un nuovo tipo di giornalismo culturale, molto apprezzato, soprattutto nel settore degli spettacoli.

Io, laureato in Medicina, nel 1960 lasciai l’Italia e mi trasferii negli Stati Uniti, per iniziare una carriera scientifica che continua ancora oggi. Come ultimo atto di amicizia, gli dedicai la mia tesi di laurea che ora rimane nelle mani di Marco.

Orazio Gavioli con Ettore G. Mattia, durante la conferenza “Signori, la Diva!”, che ebbe luogo il 27 gennaio 1958.

Orazio Gavioli è stato un giornalista e un critico teatrale e cinematografico. Lavorò a lungo alla radio, anche al fianco di Maurizio Costanzo, di Paolo Villaggio e di Stefano Satta Flores. Nel 1976 Eugenio Scalfari lo chiamò a dirigere la redazione “Spettacoli” di Repubblica, che guidò per quasi vent’anni, rendendolo “uno dei settori portanti” del giornale. “Oso dire” scrisse Scalfari nel suo necrologio “che in nessun quotidiano italiano quella sezione di lavoro ha avuto, rispetto all’insieme, il peso culturale e l’autorevolezza che ha avuto da noi“. Morto prematuramente il 26 ottobre 1997, Orazio Gavioli è ricordato per aver inventato un nuovo tipo di giornalismo culturale.

Ettore Appella è uno degli scienziati italiani più stimati e si occupa da decenni di ricerca oncologica. Dopo una breve esperienza di ricerca all’Istituto Regina Elena di Roma, partì giovanissimo per l’America, dove si è perfezionato sotto la guida di studiosi insigni come Samuel Strober e Lloyd W. Law. L’importanza dei suoi studi nell’analisi della struttura proteica e nella proteomica gli è valsa il Pehr Edward Award nel 2008: è stato tra i primi ricercatori a identificare la proteina p53. Oggi indaga, insieme al suo team di collaboratori, le funzioni della proteina Wip1 e il suo ruolo nella cancerogenesi. Tuttora è senior investigator del Laboratory of Cell Biology dell’NCI, del quale guida la Chemical Immunological Section.

Al professor Appella va il nostro ringraziamento più cordiale per aver consentito la pubblicazione del suo ricordo, che non dipinge soltanto il quadro di una sincera e affettuosa amicizia, ma anche di un mondo che non c’è più, così lontano a pensarci, eppure così vicino nei tempi e nei luoghi.

La dedica di Ettore Appella a Orazio Gavioli, sulla copia della sua tesi di laurea. Il Liceo classico “Quinto Orazio Flacco” custodisce una riproduzione della tesi di Ettore Appella, per merito del prof. Giuseppe Navazio.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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