
MARCO TEDESCO
Le fiamme della storia dell’arte italiana divampano continuamente facendoci conoscere nomi di artisti, alcuni del tutto sconosciuti, che hanno dato lustro alla nostra Italia o ad una parte di essa. Nella Basilicata del XVI secolo, operò un artista oggi conosciuto con il nome di Simone da Firenze, la cui attività in ambito lucano è legata all’ambiente francescano i cui frati, furono mediatori dell’arrivo di Simone in Basilicata insieme ai Sanseverino di Salerno, di Bisignano e di Marsico. Proprio i Sanseverino erano possessori di feudi nei territori di San Chirico Raparo, Salandra e Potenza, luoghi in cui sono conservati in ambito lucano alcuni dipinti del maestro. L’opera qui presa in esame è il Polittico della chiesa di Sant’Antonio a Salandra (Matera).

SImone da Firenze, Polittico di Salandra, 1530, Salandra (Matera), chiesa di Sant’Antonio
L’opera, datata dalla Grelle al 1530 nel suo testo Arte in Basilicata del 2001, è invece collocata tra le opere giovanili del maestro dal Naldi in un articolo apparso su “Bollettino d’arte” del 1988 dal titolo Centro e periferia nel primo Cinquecento meridionale: il caso di Simone da Firenze, “pittore senza disegno”.
L’opera si compone di 9 tavole di pioppo, inserite all’interno di una coeva cornice, dorata e decorata a pastiglia. Il registro centrale comprende 3 tavole centinate: a sinistra, la tavola con San Pietro è sormontata da un tondo che raffigura il busto di San Girolamo; a destra, la tavola con San Giovanni Battista è sormontata da un tondo col busto di San Paolo; la tavola con l’Annunciazione si dispiega al centro: La scena è concentrata in un unico ambiente, l’angelo è inchinato con le braccia conserte davanti alla Vergine la quale con una mano mostra delle pagine di un libro aperto, simbolo della rivelazione del messaggio Salvifico di Cristo. Al di fuori dello spazio architettonico raffigurante una terrazza con lo sfondo di una stanza da letto, compare sospeso in aria un bambino in carne ed ossa che vola letteralmente in direzione della Vergine: l’artista ha voluto inserire nella scena una ideale raffigurazione di Gesù che già in forma di neonato e non in forma spirituale come avviene nel caso dell’omonimo capolavoro del 1612 eseguito da Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa nella chiesa di San Michele a Potenza, va ad incarnarsi nel grembo della Vergine, anticipando le parole del credo cristiano si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo.

Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa, Annunciazione, 1612, Potenza, chiesa di San Michele
A coronamento della pala, una cimasa raffigura Dio Padre benedicente entro una lunetta, col libro aperto che mostra la scritta EGO SVM ALFA ET O. La predella è formata da tre tavole rettangolari che raffigurano 4 apostoli per parte, contraddistinti da scritte esegetiche, e al centro Cristo benedicente, che tiene un libro su cui è scritto EGO SVM LUX MUNDI.
Dal punto di vista tecnico, le tavole del primo registro (San Pietro, San Giovanni Battista, parzialmente l’Annunciazione) e della predella sono state eseguite a fondo oro, lavorato finemente a bulino, con la stessa tecnica di doratura applicata nella più antica tradizione toscana. Anche dal punto di vista stilistico l’opera si colloca nel solco della citata per la precipua attenzione assegnata al disegno, esibito anche nell’uso del tratteggio per definire i volumi, elemento che richiama il linguaggio artistico veneto che, in Basilicata, arrivò grazie al Polittico di Genzano di Lucania, opera di Giovanni Bellini, frutto di una probabile donazione del canonico Roberto de Mabilia al feudo dei Ferrillo di cui >Genzano di Lucania faceva parte.

Giovanni Bellini, Polittico di Genzano, 1473-1474, Genzano di Lucania (Potenza), chiesa di Santa Maria della Platea
Con il polittico di Salandra di Simone da Firenze, scopriamo un nuovo aspetto del mondo artistico italiano e lucano in particolare, che accende una luce non solo sull’opera qui presa in esame ma anche su un pittore del tutto sconosciuto che ha regalato straordinari capolavori all’ambiente lucano.