Alla luce delle polemiche degli anni scorsi, sembrava che il mutato quadro politico potesse consigliare all’Esecutivo maggiore prudenza nella selezione dei direttori generali, sia per un problema di rispetto per la dirigenza interna, sia soprattutto per le perplessità sul piano giuridico espresse non solo dai Sindacati ma anche dalla Procura delle Corte dei Conti negli anni scorsi, Invece è successo il contrario, e cioè che si è arrivati ad escludere totalmente la presenza della dirigenza interna di ruolo , cosa mai successa negli anni , facendo prevalere il solo criterio del rapporto fiduciario con persone scelte dall’esterno. Uno schiaffo a quanti lavorano da anni per portare avanti la baracca , ma soprattutto un tentativo di legittimare un principio manipolato di scelta discrezionale e fiduciaria che non si ricava da nessuna norma e che proclama a gran voce l’arroganza illimitata di chi vince le elezioni. Per quei pochi che non conoscono l’iter formale che deve sottostare alla scelta dei dirigenti generali va ricordato che una volta emanato l’avviso per l’incarico da ricoprire, al quale possono partecipare tutti quelli che, interni o esterni alla Amministrazione, ne hanno titolo, il responsabile del personale deve stilare gli elenchi degli aventi diritto alla selezione , ripartiti tra dirigenti di ruolo interni, dirigenti che abbiano cinque anni nella direzione di strutture complesse e altre professionalità che possano avere competenze di alta specializzazione ( ricercatori, professori universitari ecc) . In base a questa comparazione iniziale la Giunta sceglie con carattere fiduciario la persona che ritiene più valida. Ebbene questi elenchi di professionalità interne titolate, insieme agli esterni ritenuti idonei, debbono costituire atti formali, regolarmente approvati dal Dirigente delle Risorse umane e trasmessi alla Giunta , incarico per incarico, per la successiva decisione. Così non è stato, non c’è nessun atto che evidenzia questa verifica di professionalità esistenti e nell’atto deliberativo della Giunta ci si limita ad un “La Giunta ha esaminato le candidature dei Dirigenti di ruolo della Regione Basilicata valutando le professionalità in relazione all’incarico in questione nonché il merito del rapporto fiduciario quale Direttore Generale»;e poi “ la Giunta ha espresso la propria fiducia nei confronti del ..( nome e cognome………..] per intuitu personae». Come dire, abbiamo dato un’occhiata e abbiamo fatto come ci pare. Ora ci sono precedenti giurisprudenziali in cui questo metodo di scelta dall’esterno viene concesso solo a fronte di una mancanza interna di professionalità esistenti nell’amministrazione. E non solo per motivi di convenienza economica ( visto che al dirigente di ruolo in caso di nomina viene riconosciuto solo la differenza stipendiale) ma soprattutto per frenare l’invadenza della politica a portare persone che non hanno altro merito che quello di servire ai bisogni della politica. E’ nota la condanna emessa dalla Corte dei conti siciliana su questo tipo di scelta, al punto che è stato richiesto il danno erariale agli amministratori per uno sperpero ingiustificato. Così come da tempo è nota la posizione della Procura lucana della Corte dei conti che nel decreto di archiviazione 22.04.2024, ha scritto testualmente: «va ritenuto che ulteriori nomine di dirigenti esterni ad esito di procedimenti difformi rispetto a quanto voluto dalla legge, regionale e statale, dovrebbero – a parere di questo P.M. – essere traguardate con diverso e più rigoroso scrutinio dell’atteggiamento psicologico degli agenti, essendo stata chiarita oltre ogni ragionevole dubbio quantomeno la necessità di procedere a previa verifica del ruolo dirigenziale dell’Ente, la cui mancanza qui si è contestata». La «non conformità a legge dell’iter procedimentale seguito per la nomina dei dirigenti “esterni”» – sempre secondo quanto ha scritto lo stesso PM – discende dalla «c.d. “verifica di indisponibilità” di dirigenti appartenenti al ruolo regionale».. In parole povere, puoi scegliere dall’esterno ma giustificando questa scelta con la mancanza di professionalità interne, oppure con una ricerca di più alte professionalità esterne messe a confronto con quelle già esistenti in amministrazione. Cioè un “intuitu personae”condizionato almeno da una pari professionalità tra interno ed esterno, ma giammai da un accantonamento del criterio delle specifiche competenze. Come finirà questa storia ? Con un’altra ramanzina della Corte dei Conti, come nelle precedenti parifiche di bilancio? Con un ricorso dei Sindacati al Giudice ordinario? Oppure con un esame in consiglio regionale della questione, ai sensi all’art. 47, c. 3, dello Statuto regionale, come già anticipato dal consigliere Lacorazza? Quello che è certo è che il Generale non si sposta di una virgola dal passato, alla faccia della nuova maggioranza. Rocco Rosa
DIRETTORI GENERALI, I SINDACATI INSORGONO
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