di MICHELE MONTONE*

Lo scorso 23 agosto si è tenuta a Viggiano un’iniziativa molto interessante in merito all’Autonomia Differenziata. Nonostante la difficoltà nello sviluppare un tema apparentemente distante dalle problematiche comuni dei cittadini, si è dato vita ad un dibattito che ha elencato in maniera chiara i pregi e i difetti di un autonomismo spinto, che vedrebbe il territorio della Val d’Agri soccombere dinanzi a players globali molto più organizzati amministrativamente ed economicamente. Come più volteci ha ricordato e sottolineato il Professor Massimo Villone, che ha partecipato all’ evento. Docente emerito di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Napoli, ha infatti più volte richiamato l’attenzione sul fatto che il nostro territorio apparirebbe molto poco competitivo dinanzi agli scenari globali che al contrario richiedono una maggiore e più coesa forza territoriale. MEDinLUCANIA ritiene che bisognerà portare quanta più gente a votare, respingere il progetto leghista e fare pressioni affinché si possa riscrivere il provvedimento in maniera differente, puntando sul principio della coesione e della crescita di tutti i territori e non di alcuni a discapito di altri. Ovvio che alcune cose non hanno funzionato in termini di crescita locale nonostante la mole di risorse ricevute negli anni. E’ notizia di questi giorni che addirittura l’Europa potrebbe dare risorse economiche al mezzogiorno solo a condizione di accentrare, sul modello del PNRR, in unica regia, scavalcando di fatto le regioni. Una palese sconfitta della classe dirigente regionale del mezzogiorno che dimostra la sua incapacità a programmare la spesa sui territori. Altro che autonomia differenziata. Per quel che riguarda la nostra Val d’Agri, questa appare come un territorio molto complesso e variegato, di là dall’aspetto geomorfologico per il quale non azzardo alcuna analisi non essendo competente in materia, ma che sicuramente ne fa uno dei territori più belli della Basilicata. La valle, la diga di Pietra del Pertusillo, le montagne a corollario, i suoi paesi, sono sicuramente frutto di una evoluzione e di un dono, e in parte l’una e l’altra cosa. Le peculiarità del suo territorio, per buona parte all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri e Lagonegrese, riservano numerose sorprese sia dal punto di vista naturalistico, paesaggistico, storico, artistico, culturale ed enogastronomico. La Costituzione tanto amata e altrettanto bistrattata dagli italiani, all’Art. 9 ci ricorda che la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione oltre che l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Come sempre per chi è un appassionato di politica come il sottoscritto, basterebbe analizzare l’art. 9 e non solo, per descrivere la Val d’Agri, la quale indipendentemente da tutto, resta uno scrigno che vive di profondi paradossi. Nonostante è riconosciuto da più parti essere un gioiello di biodiversità, di arte, di cultura, vive la conflittualità delle aree interne dei paesi di montagna e soprattutto risente dello spopolamento dei paesi che la cingono ad anello. Se inizialmente il fenomeno dell’abbandono sembrava interessare le nuove generazioni che uscivano dai loro luoghi natii, per completare i loro percorsi di studio e/o di lavoro, oggi vi è anche il fenomeno degli anziani genitori che spesso vanno a vivere fuori con i loro figli, pur di trovare quanto gli necessita in termini di assistenza alla persona, di cure, ma anche di solo svago e o di benessere. Per chi resta vi è la consapevolezza di vivere nel paradosso, di vedere alcuni borghi crescere, Marsicovetere con la frazione di Villa d’Agri, questi ha visto aumentare il consumo del suolo a danno dei terreni e delle coltivazioni agricole. Le nuove costruzioni sono dettate dalla domanda di quanti abitano i dintorni, i quali decidono di trasferirsi nel centro valligiano per comodità di accesso a determinati servizi, il medico di base per esempio, figura purtroppo non più scontata come una volta. In Basilicata dal 2022 al 2028, andranno in pensione ben 236 medici di medicina generale e 135 ex guardie mediche. Fonte Enpam. E la Val d’Agri non è da meno, se non operiamo immediatamente in convenzione con le Università e direttamente con il Governo nazionale, il quale deve farsi da garante, affrontando per tempo la questione, ci ritroveremo a dover far fronte all’ennesima emergenza dove la pezza sarà peggio del vestito stracciato. Un dato assai preoccupante fonte Istat, ci ricorda che se fino al 2019, l’aspettativa di vita era pressoché uguale in Italia, oggi è più alta nord del Paese rispetto al mezzogiorno. Come recuperare gli anni perduti? Attraverso i servizi, in particolare quelli sanitari ed assistenziali, ma se al contrario procediamo al loro smantellamento, come più volte paventato ad esempio con il nosocomio valdagrino, condanneremo ancora una volta altre generazioni ad andare via. Per i servizi abbiamo le idee chiare. MEDinLUCANIA, deve puntare sulla qualità e la condivisione dei servizi comunali. Unione dei Comuni. Unione dei servizi comunali, tale progetto è oggi una necessità ed è impensabile che i dieci comuni valdagrini non riescano a condividere la polizia locale, i dirigenti degli uffici tecnici, i dirigenti degli uffici anagrafe, ci vuole maggiore collaborazione, digitalizzazione, e se necessario intervenire con un obbligo di Legge per imporre quel che altrimenti non si riesce a fare col buon senso, per incapacità e gelosia politica che danno luogo ad azioni di vecchia politica che si nutrono di sentimenti che mal si pongono in un progetto di rinascita e di costruzione quale è quello di MEDinLUCANIA. MEDinLUCANIA, propone inoltre di fare rete tra i Comuni per quanto concerne le opere d’arte, il patrimonio storico, artistico e culturale dell’ intera Valle, insieme ai teatri, i cine teatro, i musei, in maniera da offrire pacchetti ai visitatori e potersi aprire al di fuori del nostro territorio. Un Museo Diffuso. Scavalcando quelle antiche formule di autocelebrazione e di auto referenzialità. Alcune idee si potrebbero mettere in cantiere subito: museo dell’acqua a Paterno. Rendere visitabile ed inserire in un percorso museale sull’energia la centrale del Caolo di Tramutola che ha festeggiato i suoi 100 anni di attività, 1924- 2024. Per le attività ludiche e ricreative ricostruire un mulino ad acqua a Viggiano, così da poter offrire ai visitatori e agli studenti un’immagine concreta delle attività che si realizzavano lungo i sentieri dei Mulini. Alcuni comuni hanno assistito ad un ridimensionamento degli sportelli bancari e postali. I pensionati valligiani hanno uno scarso accesso all’internet banking e alle forme di pagamento elettroniche, la famosa moneta elettronica tanto amata da qualcuno. I grandi marchi del credito o le Poste, sono incapaci di comprendere che c’è chi non sa usare certi strumenti o addirittura come spesso mi capita di assistere, c’è una intera generazione che si rifiuta di utilizzarli e non già per dispetto. Ma perché il loro rifiuto deriva essenzialmente dal fatto di appartenere alla generazione dei baby boomers. Una generazione pragmatica, che ha partecipato attivamente e fattivamente ai grandi cambiamenti storici di questo Paese e nel mondo, ha vissuto il dopoguerra, la guerra fredda, la nascita della UE, il crollo del muro di Berlino, ecc. La generazione del boom economico che con le proprie mani e il proprio talento ha costruito questo Paese. Addirittura, il Lavoro manuale, intellettuale, la ricerca e tutto quanto racchiude in sé, il lavoro nelle sue molteplici sfaccettature, è stato, ed è ancora oggi ,l’emblema dell’Italia Repubblicana. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ci ricorda il nostro primo articolo della Costituzione. La ruota dentata simbolo del lavoro, insieme al ramoscello d’ulivo che simboleggia la Pace e la concordia degli italiani. Il ramoscello di quercia che simboleggia la tenacia, la resistenza e la dignità degli italiani. La stella, iscritta nella ruota dentata, è il primo simbolo dell’Italia. Questi simboli, stanno lì a ricordarci che noi siamo tutto questo. Questa generazione di baby boomers che elettrificava, portava i telefoni, costruiva i ponti, le strade, le dighe, che faceva ricerca scientifica e tecnologica, che aveva marchi importanti nel design, nella moda, nelle auto, ecc che concretamente ha realizzato l’economia di questo Paese, immaginateveli davanti a un monitor a parlare con un bancomat per ritirare la pensione. Per questi rappresenta una sconfitta alla socialità, alla socializzazione, ai rapporti con il prossimo che hanno saputo costruire e che ci hanno donato, il dopolavoro, le società di muto soccorso i circoli ricreativi aziendali. Da qualche anno, il ridimensionamento sembra interessare vari ambiti tra cui anche la scuola. In diverse località anche nella Val d’Agri, compaiono le multi classi che, come nel dopo guerra ci riportano assai indietro nel tempo. E sempre per paradosso, se nei dintorni si fa affidamento alla multi classe, nel centro valligiano aumentano i bambini iscritti alle scuole primarie (ieri si chiamavano Elementari). A questo si aggiunge un altro fenomeno derivante dalle decine di tecnici e operai specializzati che lavorano nell’ indotto oil, provenienti da altre regioni di Italia o dall’estero, iscrivono i figli principalmente nei plessi di Villa d’Agri e San Salvatore di Viggiano, apportando un discreto contributo in termini di alunni. Corre l’obbligo, come per il lavoro, di costruire un’ ”Agenda Scuola” al fine di dare risposte formative ai nostri giovani che siano sempre all’avanguardia. Ricordiamoci infine e non per ultimo, del contributo che hanno pagato tanti bambini in Italia e nei nostri piccoli paesi in termini formativi con la DAD durante il periodo COVID. Altro paradosso è il lavoro. Si perché se c’è un discreto indotto derivante dalle estrazioni petrolifere, vi è ancora chi purtroppo non si forma e non lavora, i famosi Neet dall’acronimo inglese di Not engaged in Education, Employment or Training, letteralmente “Non attivo in istruzione, in lavoro o in formazione”, diventando un problema assai complicato da gestire quando non hanno più genitori o familiari che non baderanno ad essi. Un fenomeno che ritenevamo essere superato, ma che gli uffici degli assistenti sociali in capo ai singoli comuni (anche in Val d’Agri abbiamo diversi casi) affrontano quotidianamente. Secondo i dati della Regione Basilicata i dati Neet – 2023 (relativi al 2022) vedono nella nostra regione il 20,06% di non attivi a fronte del 19,00% di inattivi in Italia. Percentuali pressoché in linea per i due sessi, i maschi al 19,5% e le femmine al 21,08%. C’è ancora tanto da fare in questo ambito promuovendo un’ “Agenda Lavoro”, tema uscito negli ultimi decenni dalle agende dei governi nazionali e regionali. L’ indotto petrolifero ha visto impegnare numerose donne consentendo alle stesse di accedere al mondo del lavoro, che altrimenti sarebbe stato negato. Da questo punto di vista c’è ancora tanto da lavorare promuovendo una cultura dell’inclusività e del superamento di logiche antiche, intrise di inutili luoghi comuni. Il contributo che le donne possono dare al Lavoro e alla rinascita della nostra Valle dell’Agri è fondamentale e indispensabile, per quanto mi riguarda è una esortazione che faccio: “una chiamata alle “armi” dell’impegno civico, della passione politica e della responsabilità”. Prima ho sorvolato sul petrolio e tralasciando gli aspetti ambientali che sono un argomento a se stante, è nostro compito definire quali dovranno essere le politiche di indirizzo per il dopo. Da interlocuzioni che ho quotidianamente con il settore dell’indotto Oil, si evince che se il Contratto di Sito è stato utile al fine del mantenimento dei livelli occupazionali, altresì l’opposto della medaglia ha visto ingigantire a dismisura il numero negli addetti. Considerato che è palese una crisi produttiva del settore che dura da qualche anno, il rischio che questi posti di lavoro possano diventare insostenibili è evidente. Pertanto, MEDinLUCANIA denuncia l’assenza di questi temi dal dibattito regionale e chiede una seria Agenda Lavoro al quale dobbiamo partecipare fattivamente al fine di dare il nostro contributo per evitare l’ennesima crisi industriale, l’ennesimo declino e l’ennesima emergenza occupazionale che ne deriverebbe. Queste sono solo una parte delle proposte che MEDinLUCANIA ha in cantiere per la Val d’Agri e che continueremo a sviluppare. MEDinLUCANIA si propone attraverso l’ ”impegno civico” di tante donne e uomini di qualsiasi età, di smontare quel che il Presidente Leonardo Nicolia, Funzionario UE, chiama il Paradigma Lucano. Una “parabola” che si fonda sull’idea e il concetto astratto che ci sia una matrice fatalista nella rappresentazione della realtà lucana. Tutt’altro. Quel che viviamo in termini di cattiva politica è frutto unico dell’incapacità della classe dirigente di compiere scelte e di leggere i mutamenti della società. A MEDinLUCANIA spetta il compito di traghettare la regione nel futuro.
- coordinatore MEDinLUCANIA