SONO ANCORA CHARLIE

0

ida leonedi IDA LEONE

La vignetta di Charlie Hebdo sul terremoto italiano é dura, cupa, violenta. Non é il mio stile, non mi piace e non mi fa ridere, ma appunto perché é cosí urticante mi induce a pensare a cosa esattamente volesse dire il vignettista.
Uso le parole di una mia acuta amica:

Ma è così chiara, arguta e perfetta! Titolo: “Sisma all’italiana”: non è chiara? E’ una critica feroce al modo di gestire le cose all’italiana. Italiani, sempre e comunque pronti ad arronzare per due lire in più, la leggerezza nelle cose serie, tutto un “ma sì” pur di fregare sempre e comunque qualcuno. Per poi piangere i morti. Non avevo mai – fino ad ora – capito fino in fondo l’espressione – tutta italiana – del “mangiarci sopra”.

La vignetta dunque non ride affatto dei morti. La vignetta irride la superficialitá, il pressapochismo e l’aviditá di chi “mangia” sulle disgrazie, sia prima, costruendo male, sia dopo, arraffando soldi per la ricostruzione.
Certo per capirlo occorre far tacere la pancia (e la voglia di dire subito, a tutti i costi, qualcosa sulla propria bacheca Facebook) e fermarsi a riflettere, operazione non comune. Occorre scavare sotto la superficie.

La stessa superficie che a suo tempo ha spinto tutti, ma proprio tutti, a mettere bandiere francesi nel profilo e schiaffare dovunque un #jesuisCharlie perché faceva fico. Ma le avete guardate bene, quelle vignette su Maometto? Erano dure, blasfeme, violente e irritanti anche quelle. E anche quelle andavano indagate senza pregiudizi, per capirne il senso. Il punto é che non si può difendere il diritto di satira – che é sempre al vetriolo, se no non sarebbe satira – solo quando investe i musulmani. E se una vignetta non piace – e, ripeto, a me le vignette di Charlie Hebdo NON piacciono (ma non mi piace manco Vauro, per restare in Italia) – in un paese civile non si prende un kalashnikhov e si va a massacrare o a sgozzare i vignettisti. In un paese civile ci si limita a non comprare quel giornale satirico, ci si limita a protestare, in casi estremi si denuncia alla magistratura. Adesso ritirare il #jesuisCharlie che cosí a lungo ha campeggiato in molte bacheche, o sussurrare – ho letto anche questo – che forse allora se lo sono meritato, i vignettisti, l’attentato, vuol dire che non si sapeva cosa si stava difendendo allora o non si sa cosa si sta difendendo adesso, o ambedue, ci si é fatti trascinare dalla corrente allora e anche ora.

E questo vale anche per la vignetta numero 2, nella quale il finto moralismo viene preso per i fondelli due volte (“vi debbo fare un disegnino?” sembra essere il sottotitolo di quella vignetta). Perché avete un bell’offendervi, ma é forse falso che nelle ricostruzioni post terremoto sono sempre arrivati la mafia ed il malaffare? che gli adeguamenti antisismici sono spesso  truffaldini, un gioco di carte per sicurezze inesistenti? che ci sono e ci sono sempre state truffe, malversazioni, corruzioni? che le case e le scuole e gli ospedali crollano anche se non dovrebbero? era francese o era italiano quello che rideva la notte del terremoto a L’Aquila? credete davvero che queste porcate non facciano il giro del mondo?

Per questo io saró sempre Charlie. La satira, a costo di non far ridere, a costo di essere irritanti e violenti, deve prudere, sfondare a calci, costringere a pensare. Costringere, magari, ad essere un Paese migliore.

Condividi

Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

Lascia un Commento