MA CI VOGLIONO MORTI?

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ANNA MARIA SCARNATO

Amici e conterranei della Basilicata, la regione che viene pubblicizzata tra le più belle da visitare e scoprire, da un po’ di tempo mi assale una crisi d’identità, un disagio che mi provoca ansia, rabbia e delusione. E la domanda frequente ormai è: chi sono io, a quale popolo appartengo, quali poteri istituzionali devo rispettare come cittadina, c’è attenzione e consapevolezza a fronte di una grave crisi che questa terra sta vivendo e che viene affrontata da “primari” del settore in crisi, dal commissario straordinario e alti dirigenti ma con ancora in alto mare una soluzione trasparente?
La siccità grave che l’agricoltura sta subendo e lo svuotamento degli invasi che pare causato anche da forze occulte, fantasmi a cui qualcuno sembra alludere per illudere, considerato che non si sbroglia la matassa dell’acqua sparita. E tra l’altro se c’è qualcuno che ci possa credere, costui non ha colpa poiché figlio di una terra che di fronte all’impotenza si serve dell’ignoranza medioevale della fede nella magia, ancora resistente in qualche anfratto di pensiero residuo di retaggio culturale popolare; dicevo l’acqua che non arriva se non a singhiozzo dai rubinetti nelle case di molti paesi potentini compreso il capoluogo, a fronte di una crisi del lavoro che mina l’occupazione e costringe ad un lavorio di mediazione i sindacati di settore, a fronte di un fallimento totale che è sotto gli occhi di tutti, c’è l’incuria, l’insolenza vestita da garbo e la calma serafica di Bardi che sembra concedersi al sonno profondo per tanto impegno che non coagula, contrariamente alle sue rassicurazioni, ci sono membri della giunta regionale, consiglieri vari e dirigenti che si interessano di studi relativi ai Lucani emigrati nel dopoguerra in America Latina, che si permettono di svernare dove c’è più caldo, come le rondini, partono per far sentire la vicinanza alla seconda e terza generazione, figli e nipoti di persone ormai scomparse che hanno dato onore alla Lucanità. Lasciano, invece, i residenti, nonni, figli e nipoti, alla mercè di un governo regionale che riunione dopo riunione di crisi non è in grado di parlare al popolo in modo trasparente, coprendo uno sconquasso inimmaginabile.
L’acqua che non c’è, del petrolio non si è più padroni, le dighe asciutte e corsi d’acqua inquinati. Ma dov’erano i precedenti governanti e gli attuali quando le associazioni di vigilanza ambientale richiamavano all’emergenza? Ora se qualcuno teme per la salute e chiede maggiori riscontri sulla bontà dell’acqua, che si concede a bere ai comuni coinvolti, per escludere i rischi per la salute, viene chiamato allarmista. Troppo tardi purtroppo si è compreso che questo governo si muove come curatore del fallimento della regione Basilicata al quale non si esime di contribuire in modo da infliggere il colpo mortale. Al capezzale di una sofferente regione che sta morendo, avrei auspicato, io e tanti come me, il conforto prima dell’estrema unzione, dei ”dottori” in medicina e comunicazione che si sono presentati in campagna elettorale come depositari di una saggezza ancestrale senza pari e ora, assicurato il posto che sognavano, sono volati a diecimila km di distanza, a visitare i nostri amici lucani in un momento poco opportuno per le visite istituzionali, per i musei e l’Arte. Ma forse da lontano sono alla ricerca del coraggio di comunicare ai nostri giovani che emigrare è bello, si diventa famosi lontano dalla propria terra, ai giovani di andarci a trovare lavoro. Se poi la Basilicata si spopola per l’emigrazione dei cervelli, per la gente che muore senza potersi curare perché ai pensionati della “minima” non bastano tre euro di aumento per far fronte alle spese per la Sanità privata, se si spopola perché ancora intere famiglie seguono i figli emigrati e qui si è sempre più poveri perché derubati non solo da chi fa le truffe agli anziani ma poveri perché i prezzi sono alle stelle, per i mascalzoni dei colletti bianchi sempre assolti da accuse di collusione con affaristi vari, la ragione è che dei poveri Cristi i governanti, che pensano solo agli stipendi, non hanno cura. L’incompetenza è di casa. Spesso di fronte a tante bugie che fanno passare l’idea di un popolo felice per coprire la loro inefficienza viene perfino un dubbio. Vuoi vedere che i governanti stanno pensando, prima che arrivi a soluzione qualche problema sopra citato, ad un bando, qui sono bravi a non farli in verità perché assumono direttamente, oppure ad un accordo sotto sotto, di affidamento di servizi funebri ad imprese qualificate che aggradano al
potere? E le scorie radioattive che sicuramente privilegeranno le terre deserte, temute da tutti i lucani, forse stavolta non ci faranno nulla. A funerale fatto della nostra Regione, nulla più può meravigliarci dopo tant’oltraggio. Se lo scenario è tetro e pessimista, avrò fatto incetta di letture foscoliane tanto da trovare collegamento significativo tra il suo verso poetico “Armate esuli larve, ombre vaganti di combattenti insepolti” con lo spaccato del lucano che guardando morire la sua terra governata da persone con più vizi che virtù, è costretto ad andare via lontano e da lì guardare senza poter far nulla perché cambi il suo destino. E grida al risveglio a chi ancora rimane nella propria terra, a non andare via per non lasciare ai “corvi” ciò che resta degli abitanti del posto, per non essere costretti ad emigrare per essere apprezzati. Rimanere e combattere per la propria terra, elevando un grido d’identità contro chi gestisce in malo modo il potere della reticenza e vuole darci “da bere” l’inganno.

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