
PIETRO SIMONETTI
La scomparsa del compagno Giovanni Bulfaro rappresenta una grave perdita per la sinistra ,il fronte progressista lucano e non solo.
Negli anni sessanta iniziammo insieme a tanti altri giovani a partecipare alle lotte ed alla militanza politica nel Psiup guidati in particolare da Antonio e Silvano Michele,Vittorio Mecca e un gruppo di compagni della sinistra socialista.
Fu una grande stagione che per la prima volta a Potenza ed in Basilicata unificò la nascente classe operaia agli studenti ed agli intellettuali.
Tutto avvenne in pochi anni di crescente partecipazione alle lotte che sfociarono nel 68 lucano e, poi, nelle grandi iniziative del febbraio 1972 e nella vertenza Basilicata.
Tempi di elaborazione teorica e di vertenze sindacali e sociali dentro i luoghi di lavoro,nel territorio e nelle scuole.
Si respirava l’aria della libertà di costruire un futuro diverso,replicando i grandi movimenti storici della lotta per la terra e contro il latifondo e quelle per lo sviluppo industriale in Val Basento dopo la scoperta dei giacimenti di metano.
Giovanni ,come tanti giovani militanti di sinistra, si impegnò molto nella costruzione di una rete di presidi di democrazia e per sviluppare vertenze territoriali con pochi obbiettivi ma concreti. Scelse i contadini ed il comparto agricolo per affrontare le fasi della forte trasformazione in corso nelle campagne per tutelare i contadini e le piccole imprese del settore.
Una esperienza di innovazione,anche organizzative,in una struttura in competizione con la Coltivatori diretti di matrice democristiana.
Belle esperienze anche di alleanza con le rivendicazioni della Federazione Cgil,Cisl,UIL in particolare nella vertenza per l’acqua che cambiò il volto territoriale della Basilicata e della Puglia.
Un piano per superare la sete e irrigare i campi ideata da Vittorio Foa che alla fine della vertenza nazionale portò alla realizzazione dello schema idrico appulo lucano in questi mesi messo in crisi dalla mancata gestione della diga del Camastra e dalla discussa amministrazione delle altre dighe e sorgenti.
Dopo l’esperienza dell’agroalimentare Giovanni fu indicato dal PCI,dove molti di noi eravamo confluiti,per ricoprire incarichi in Consiglio Regionale,divenne anche Presidente del Consiglio.
Eravamo insieme portatori di esperienze diverse ma uniti nella rappresentanza delle forze del lavoro,dell’antifascismo, per la democrazia.
Desidero sottolineare la sua lealtà,di fronte ai tentativi di divisione praticati in quella fase,la precisione e la preparazione dimostrate a livello non solo istituzionale.
Giovanni veniva da Roccanova come Gerardo Chiaromonte e tanti altri importanti esponenti del PCI e del Psiup e seppe con intelligenza e passione contribuire alle grandi lotte di una fase storica importante e decisiva.