“Sono orgogliosamente meridionale”,
lo diciamo quando siamo criticati per un modo di pensare o di comportarci che ‘altri’ non condividono, ma a me non piace perché sa troppo di ripicca, di rabbia, e può significare che il luogo in cui siamo nati è speciale, o addirittura superiore a quello degli altri. Leggo spesso di espressioni dispregiative nei riguardi dei meridionali e me ne dolgo, fermandomi poi a riflettere sul perché di tanta malevolenza da parte dei settentrionali.
Non torno indietro, alla storia dell’Italia divisa in due parti, non all’entusiasmo semplice e appassionato di Garibaldi né al misticismo Mazziniano o alla diplomazia aristocratica di Cavour, perché se è inconfutabile che il vissuto storico caratterizza un popolo, è vero anche che l’evoluzione intellettiva, culturale, economica e tecnologica, dovrebbe servire a cambiare i vecchi modelli comportamentali, e a migliorarli.
E’ innegabile, e forse naturale,che vi siano differenze tra il modo di vivere dei meridionali e quello dei settentrionali, considerate le caratteristiche peculiari dei diversi territori, del clima, della cultura, ecc.ecc., e pur non avendo io alcuna intenzione di darne giustificazione, ne riconoscerò qualcuno,con la necessaria obiettività.
Il Sole ha più luce e più forza al sud, le giornate sono più lunghe, perciò, indossiamo grandi cappelli messicani e allunghiamo i tempi delle nostre attività.
L’attaccamento alla famiglia è morboso, cosìi giovani sono meno indipendenti e acquisiscono tardivamente quella responsabilità che serve agli uomini per entrare in una società civile.
La caratteristica più vistosa e deprecabile è la superstizione, e la visione quasi preistorica che abbiamo della religione.
Ed è riprovevole il modo in cui si riesce a giustificare la violenza per difendere l’onorabilità, mentre quell’arte di arrangiarsi, che ci fa quasi tenerezza, spesso è solo un pericoloso confine tra legalità e microcrimine.
E quando nelle statistiche vediamo i picchi di criminalità nei nostri territori, diciamo che una delle cause maggiori è la povertà, ma io sono dalla parte di chi sostiene che è piuttosto lo scontro tra ricchezza e povertà nello stesso territorio a creare tensioni, invidie sociali e violenza.
Quando al sud, soprattutto nelle piccole città, ci sono imprenditori attivi, creativi, che hanno successo, si alzano voci di critica e di sospetto, che sono effetto proprio dell’invidia di chi non accetta quel successo e si sente trascurato, abituato da sempre ad essere aiutato da una politica in obbligo con chi non ha voglia di impegnarsi. Al nord, lo stesso imprenditore riceve stima, fiducia e proposte da altre imprese, viene stimolato a fare di più e meglio.
Qualcuno allora dirà che è l’ignoranza, ma io non concordo, perché il Sud ha un numero di laureati superiore al nord.
Al settentrione i giovani sono più indipendenti, e il desiderio di libertà li porta fuori dalla famiglia e dalla scuola molto prima dei nostri. Al sud i giovani fanno una scelta diversa, per certi versi di maggior sacrificio, allungandosi fino a conseguire la laurea, tanto, nessuna industria è lì ad aspettarli, come succede (o forse succedeva) al nord, e finchè studiano è la famiglia che continua a mantenerli.
Ma la laurea,è vero, non sempre ci migliora, forse ci offre solo più possibilità di lavoro, e la nostra ‘meridionalità’, se non sarà riconosciuta e corretta nelle sue esasperazioni, continuerà a condannarci a quella malevolenza che, tra l’altro, non tutti meritiamo.
Non è solo la laurea che serve in una società civile, occorre la consapevolezza che essere criminali non conviene, che ritenere una legge ingiusta non ci autorizza a farcene una nostra, ma a batterci per cambiare quella che c’è.
Sono meridionale si, ma senza quell’orgoglio rabbioso, senza vergogna, risentimenti e rabbia, per nascita, fiera solo della mia fermezza morale, consapevole delle mie debolezze, delle differenze con altre persone, con altre razze e per diversi motivi. Ma non me ne preoccupo, perché ho la coscienza di vivere senza infastidire o sopraffare gli altri, criticando civilmente ed evitando ogni forma di violenza.
Diciamolo, e poi diamoci da fare!
