«Il progetto per il Ponte sullo Stretto di Messina sta drenando risorse fondamentali per il Sud», si legge nel rapporto Pendolaria, commissionato da Legambiente. Esso è destinato ad assorbire l’87 per cento delle risorsa nazionali per le infrastrutture da qui al 2030, togliendo fiato ad opere minori ma egualmente importanti, se non maggiormente . «Lo scorso anno, 1,6 miliardi di euro sono stati dirottati dalla quota dei Fondi per lo sviluppo e la coesione destinati direttamente alle regioni Calabria e Sicilia, mentre ora sono state alleggerite ulteriormente – da 9,3 a 6,9 miliardi – le spese a carico dello Stato, aumentando da 2,3 a 7,7 miliardi il contributo del fondo per lo sviluppo e la coesione». Legambiente denuncia una concentrazione eccessiva di fondi destinati al Ponte sullo Stretto, «lasciando irrisolti problemi cronici come le linee chiuse o i servizi sospesi da oltre un decennio». E poco può fare l’aumento di 120 milioni al Fondo Nazionale Trasporti previsto nelle bozze della legge di bilancio. Lo stanziamento è passato dal da circa 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 5,2 miliardi nel 2024 (-16%). Una diminuzione ancor più marcata (-36%) se si tiene conto dell’inflazione. . Secondo quanto rileva il rapporto, questo non riguarda le grandi opere, spesso al centro del dibattito pubblico negli ultimi trent’anni. Il vero problema è la carenza di reti di trasporto pubblico efficienti e capillari nelle aree metropolitane del Paese. Nel complesso, le città italiane dispongono di appena 269,8 chilometri di linee metropolitane, un valore ben distante dai 680,4 km del Regno Unito, dai 657,2 km della Germania e dai 615,6 km della Spagna.