ARMANDO TITA*
Gli arresti dei dodici ragazzi di Potenza e Avigliano dei giorni scorsi nell’operazione antidroga ”Delivery” condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri si assomma e si cumula con i vari blitz delle forze dell’ordine di qualche anno fa che portarono all’arresto di ventitre nigeriani, tutti richiedenti asilo, colti in flagranza di reato mentre spacciavano droga tra Villa Santa Maria e ”udite, udite” nelle vicinanze della Chiesa di San Rocco. Questi fatti criminali continuano a impressionare l’opinione pubblica potentina disarmata per la ripetitività dei gravi reati e per l’ignavia delle istituzioni e degli addetti ai lavori. Non un commento, non una riflessione, non un serio antidoto, non un mea culpa da parte di Regione, Prefettura, ASP e Comune di Potenza. Un oblio stucchevole . Una mera cronaca quotidiana di micro criminalità, ormai consolidatasi nel tempo. La notizia dei blitz precedenti della Polizia con l’arresto di finti richiedenti asilo e ospiti di strutture di accoglienza gestiti da finto associazionismo e finto volontariato, lautamente retribuito con il ritrovamento di ingenti somme di denaro sospetto (frutto dello spaccio) ripropone la mai sopita cultura dell’accoglienza e della vera integrazione. Per la prima volta sono d’accordo con Romano Prodi: “Non possiamo essere la Croce Rossa dell’Africa”. Se da decenni stavamo assistendo a fenomeni degenerativi terrificanti dovuto al buonismo, senza controllo, che ha creato a sua volta una vera invasione con soggiorni secolari e con uno spaventoso “apartheid” caratterizzato da “stupende” BIDONVILLE e da degrado assoluto, oggi, siamo attoniti di fronte a questa organizzazione criminale giovanile, tutta lucana.(oggetto della seconda parte dell’articolo). Da una parte questi ragazzi richiedenti asilo che “ciondolano” da secoli sulle panchine potentine e dall’altro prostituzione e spaccio. L’importante è tenere alto il budget delle prestazioni e delle indennità. Da decenni mi occupo di una seria politica dell’accoglienza. Ho partecipato da funzionario regionale FSE a Progetti sull’immigrazione voluti a suo tempo da Nino Calice e dal suo staff del “Progetto Immigrati” che ha vinto , fra l’altro, negli anni novanta, il Premio Basilicata (ex aequo con il prof. Antonio Lerra)per la saggistica. Ho partecipato a tutte le Conferenze regionali sull’Immigrazione che riproponevano il tema degli stagionali, in quel di Palazzo San Gervasio . Ho fatto seri reportage sulla morte di un ragazzo gambiano morto nei nostri campi di Palazzo stremato dalle fatiche per la raccolta del pomodoro. Tutto ciò, per ribadire la mia assoluta volontà finalizzata alla vera integrazione e non all’affarismo alla Maleventum o alla Capo Rizzuto. Le vicende amare sui richiedenti asilo del recente passato vissute tra omicidi, spaccio e prostituzione, mai seriamente denunciate e tutte terribilmente ignorate dalla stampa e tv nazionali ci devono far riflettere. E’ arrivato il momento di creare un vero percorso formativo serio che abbia a cuore la rivitalizzazione dei nostri piccoli Comuni con progetti finalizzati e finanziati dal Fondo Sociale Europeo. Il Progetto finalizzato e finanziato dal Fondo Sociale Europeo può creare il vero approccio sistemico con una vera integrazione. Se il caro Lucano, ex sindaco di Riace, oggi, muto parlamentare europeo, avesse creato le basi per un vero progetto pilota a copertura europea coinvolgendo i veri attori protagonisti del terzo settore uscendo dall’improvvisazione e dal velleitarismo, forse, ci sarebbe stato meno protagonismo mediatico e molta più integrazione concreta. Progetti europei che possono creare la vera rivitalizzazione dei nostri Centri Storici con lo strumento del Bilancio Sociale di Area, caduto in disuso da tempo immemore e propedeutico per serie aperture “mediterranee”. Solo così , con un processo lungo di progettazione calibrata sulla contrattazione legale si esce dall’approssimazione e dall’assistenzialismo che sfocia il più delle volte in illegalità e abusi. Solo in questo modo si potranno garantire aggregazioni ed unitarietà, nemiche assolute dei pregiudizi e delle esclusioni sociali e verificare, grazie allo strumento di controllo, posto in essere dal Fondo Sociale Europeo, la natura di certi provvedimenti , tesi alla vera inclusione sociale e non al solito e fragoroso contrasto, migranti si, migranti no. Siamo coscienti e consapevoli che il trend demografico negativo della Basilicata potrà produrre tristezze e senilità, senza prospettive e senza alcun dinamismo giovanile per l’esodo impazzito delle nuove generazioni lucane pronte a lasciare la nostra amata regione senza un briciolo di speranza finalizzato al ritorno. Uno sconforto che ci assale quotidianamente tra i terrificanti blitz di oggi e i lunghi e noiosi soggiorni alberghieri dei richiedenti asilo, annoiati, ignorati dalla comunità potentina e scarsamente integrati. Transeat sul Blitz di questi giorni, tutto lucano, che ha goduto di una rete social e di un canale Telegram che ripropongono i dati Censis sugli adolescenti, la categoria più infelice, quella che non è mai arrivata a patti con la realtà, grazie all’assenza totale delle tre Agenzie educative “Famiglia, Scuola e Chiesa” e dei Servizi Sociali lucani. Ce lo siamo chiesti nel precedente articolo su Tina Anselmi e il SSN …perché i Servizi sociali lucani non hanno seriamente attivato la progettualità sull’inclusione sociale per soggetti fragili con un finanziamento di ben 11,1 milioni di euro, riveniente dal PNRR /2022.(Spero che i finanziamenti non siano stati dirottati in altre direzioni “infrastrutturali”). Tutto tace, i servi sociali lucani e l’ASP e l’ASM , in primis, non hanno ritenuto opportuno dare un riscontro alle nostre richieste. Tutto tace mentre la “pentola” della solitudine degli adolescenti accresce l’impreparazione patogena dei genitori, la totale insensibilità della Scuola e della Chiesa lucana, l’analfabetismo emotivo delle nostre istituzioni che si traduce in disorientamento e indifferenza.*SOCIOLOGO E SAGGISTA