LA CIERVO DIPANA PROFESSIONALITA’ E PAURE DEI GIORNALISTI

di Antonio Lotierzo
L’editrice Edigrafema ha pubblicato questo singolare volume “ Con i piedi in guerra” della giornalista Antonella Ciervo, la quale ha raccolto dieci interviste ad altrettanti colleghi, che riflettono sia sulla professionalità dei cronisti e sia sulle dinamiche psicologiche in cui si trovano invischiati a vita le persone che hanno testimoniato l’andamento delle guerre, che attualmente infestano il pianeta in circa quaranta territori, con grave coinvolgimento non solo della popolazione civile ma anche con evidente crisi delle politiche novecentesche e asservimento brutale, anche delle religioni oltre che delle mentalità, agli sperati o indotti benefici finanziari ed economici che i mercanti di guerre si prefiggono, con spietato spirito animale. Ne viene fuori che la Ciervo esalta e riconosce il valore della professionalità di uomini e donne che si dedicano, con i cameramen, a testimoniare le cronache quotidiane di irrazionali e inconoscibili conflitti, dalle motivazioni più varie quanto irrazionali, per una umanità sapiente che, per alcuni decenni, sembrava avere conseguito una capacità di ‘coesistenza pacifica’, su di un globo in cui la stessa specie dell’ ‘homo sapiens’, sembra avviata a scomparire e ciò senza che il Pianeta né se ne accorga né ne avrà a soffrire, tanta è la scelleratezza di questo raffinato predatore, che ha stravolto ogni angolo della Terra ed invano immagina, come coglioni propongono, di potere trasferire la depredazione in altri pianeti, per ritornare, con cerchio serpentino, alla perduta innocenza delle origini. Anche gli scrittori, non fantasy, vanno rimuginando simili opzioni, si legga la recente Claudia Durastanti, che, in Missitalia, trasferisce i Lucani, dopo la ‘gaza del petrolio’ direttamente sulla Luna, emigranti civilizzatori… Nelle interviste della Ciervo emergono non solo le specificità professionali ma anche l’umana diversità e carica sensoriale che connota ognuno, per il suo bagaglio pregresso e perché non esiste un’un’oggettività fredda di visione del mondo ma sempre il cronista è riavvolto dentro i diversi scenari. E qui si scopre l’ansia del cronista: la fatica, le tensioni, il ritrovarsi in esperienze estreme, lo scontro con scenari variegati ed imprevedibili, che richiedono un cambio di costumanze e relazionalità, se si vuole essere accettati e non bastonati, se si vuole incontrare la voce di chi racconterà una verità umana altra da quella propagandata dagli emissari del potere e dalle edulcoranti veline governative. Come è difficile riallinearsi alla difesa dei civili. Questa raccolta di interviste sposta la Ciervo dalla precedente esperienza di romanziera al mestiere del saggista, che qui evidenzia capacità di scelta dei testimoni da interrogare, combattenti in nome del racconto fresco dei vissuti territoriali. Ecco la Ciervo che riporta la voce di Stefania Battistini, Asmae Dachan, Gaetano Dammarco, Nancy Porsia, Domenico Quirico, Nello Scavo, Francesco Semprini, Michele Torres, Lorenzo Turi, Leonardo Zellino, ‘ voci dall’orrore’, scrive lei, ma riflessioni che mettono in crisi sia aspetti del diritto e sia le azioni nel quotidiano svolte dalle religioni, che, allorché trapassano dai buoi principi teologici all’accompagnamento e benedizione dei soldati inviati in guerra, svelano la loro irrilevanza novecentesca, perché davvero ‘Dio è morto’ dovunque, vale a dire in tutte le religioni, specie monoteistiche, in quanto le società sono fondate soltanto sul diritto, il consenso e la costruzione razionale degli atti umani, benefici soltanto se indirizzati verso la coesione sociale ed una perseguibile uguaglianza delle opportunità. Che ridicole le benedizioni in una ‘nazione’ per chi parte per il fronte, equivalenti alle opposte benedizioni nell’altra ‘nazione’…Ma a quale Dio ci si vota, ci si affida? E nessuno sente più il ‘sentimento di dipendenza da un essere superiore’ che costituisce l’essenza del numenico, che qui sembra disvelarsi, anzi, soltanto come rivelazione della violenza, da sempre luogo di attraversamento del sacro. E’ l’essenza giuridica del potere sovranazionale, che doveva garantire la ‘pace perpetua’ che viene contestata dalla ripresa dei nazionalismi escludenti gli ‘stranieri’.
Non da ultimo la Ciervo scandaglia l’ansia da prestazione che si sviluppa nella mente di cronisti, alcuni dei quali non hanno neppure la garanzia di riuscire a vendere il proprio prodotto culturale, evidenzia come resti uno strascico per tutta la vita in chi è stato segnato dall’umanità degli sconfitti dalla storia egemone e che occorrono delle azioni da controtransfert per superare le emozioni immagazzinate e che dall’inconscio risalgono nel presente, anche quando si ritorna a vivere in Occidente. Impreziosito da citazioni ricavate da classici latini, reperiti presso la ‘Stigliani’ di Matera, nel rinviare il lettore preferisco chiudere con i versi dell’avvertito dolore che suggerisce Anna Achmatova: “E quel cuore più non risponderà/ alla mia voce, esultante e afflitto./ Tutto è finito… E il mio canto risuona/ nella notte vuota, ove più tu non sei.”.