DOV’E’ FINITA LA FORMAZIONE PER GLI ADULTI??

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ARMANDO TITA*


L’aumento delle disuguaglianze, la regressione culturale e formativa delle nostre Comunità marginali hanno creato una paurosa regressione democratica nella nostra Basilicata. Gli strati sociali culturalmente meno favoriti e, più in generale, gli adulti con debole livello di scolarità esprimono meno di altri o non esprimono affatto una domanda formativa né utilizzano le opportunità (poche) di formazione quando queste sono messe a loro disposizione. A chi è stato escluso dalla formazione o se ne è autoescluso (per un fallimento scolastico, per un brutale licenziamento, per persuasione, indotta dalla scuola, di incapacità personale, per sfiducia nella formazione) sembra del tutto normale, del tutto naturale essere privo di prospettive occupazionali. La formazione non è avvertita come bisogno. Abbiamo dedicato tanti reportage ai cinquantenni ignobilmente licenziati e lasciati consapevolmente fuori dal Mercato del Lavoro e alle migliaia di neet, ragazzi che non studiano e non lavorano. Stanno crescendo in modo esponenziale in Basilicata. La Uil ci aggiornava, in una recentissima ricerca, che in Basilicata hanno superato le diecimila unità …gli ultra cinquantenni in cerca di occupazione e i Neet. Sono categorie sociali sparsi prevalentemente nelle nostre “periferie”. Abbiamo proposto, invano, un reddito di formazione per tutti gli esclusi dal mercato del lavoro. Langue da secoli la progettualità finalizzata a tale scopo. Il nostro mestiere secolare di opinionisti dotati di “supposta” imparzialità e di “presunta” onestà intellettuale (non vogliamo essere troppo presuntuosi) ha provato a dare sostanza a una politica lucana allo stato gassoso. Gli uomini, le donne e i giovani lucani in questi ultimi vent’anni hanno perduto il senso della storia e di una seria e credibile narrazione politica, lo dimostra plasticamente lo scompiglio interno dell’ex Partito-Regione, il PD. Sono aumentate le distanze siderali tra la cosiddetta società istituzionale e i cittadini comuni. E’ aumentato il nichilismo nella gestione politica, regionale e locale, peggiorata da totale assenza di quell’elemento “cosciente” di direzione e di visione . L’elemento cosciente di direzione e di visione inesistente nella Società politica lucana odierna, costretta a convivere con un centrodestra alle prese con i continui tafferugli tra Gruppi e Partiti, un centrosinistra asfittico e logoro e con i Cinque stelle in perenne autolesionismo ha ridotto se non annullato le azioni collettive di formazione per gli Adulti. In queste misere condizioni politiche e culturali sarà molto difficile affrontare il tema della “Domanda Assente “ . Domanda Assente che riguarda in prevalenza quei cinquantenni fuori mercato e quei Neet presenti a dismisura nei nostri borghi. Sono quelle categorie sociali che non esprimono affatto una domanda formativa né utilizzano le opportunità di formazione quando queste sono messe a loro disposizione(in questi ultimi tempi…mai). Il disinteresse dimostrato da questa Giunta e dalle precedenti per questa seria problematica formativa rimossa vergognosamente si lega plasticamente all’abbandono e allo spopolamento dei nostri borghi . Per queste serie ragioni di fondo converrebbe rispolverare il vecchio Progetto sulla “Domanda Assente” degli anni del post sisma realizzato dalla Regione Basilicata in collaborazione con    l’Università La Sapienza di Roma. Era la prima volta che la Regione Basilicata affrontava nello specifico il tema della deprivazione culturale e sociale vissuta dalle nostre anoressiche Comunità marginali. Comunità marginali con una presenza ingombrante, silenziosa e crudelmente vincolante degli anziani. Una maggioranza silenziosa che creava e crea, ancora oggi, una forte difesa della cultura tradizionale a discapito di tutte le forme di modernità e di innovazione . In queste condizioni le serie problematiche legate alla formazione degli adulti, allo spopolamento e all’abbandono già ampiamente richiamate rischiano di non essere recepite e, quindi, risolte. Lo scarso spazio politico e formativo in cui organizzarsi nelle nostre povere Comunità marginali ha creato in questi ultimi venticinque anni solo egoismi, approssimazioni e pressappochismo brutalizzando la tanto amata “collettività amica”. Una “collettività amica” in grado di sviluppare la domanda formativa assente e di ricreare in un nuovo impegno ideale e attivo nel primato della Libertà imposto da Karl Popper con la sua “Società Aperta”. Società aperta al bisogno formativo, al pluralismo e al cambiamento, componenti virtuose sconosciute nei nostri piccoli Comuni. Affrontare l’atavico problema dell’assenza della domanda formativa in questi nostri Comuni significa soprattutto saper affrontare le complessità della società odierna. Pur in presenza di categorie sociali con debole livello di scolarità il Progetto di Formazione rivolto agli Adulti degli anni ottanta ha mostrato che i ceti socialmente e culturalmente meno favoriti riescono a riconoscere i propri bisogni di formazione in un processo di evoluzione della domanda. I progetti di Formazione finalizzati che abbiamo sperimentato con successo nei decenni scorsi hanno avuto la capacità di avvicinare, motivare e attrarre migliaia di adulti e di ragazzi e ragazze in un percorso che ha riguardato centinaia di profili professionali provenienti prevalentemente dallo splendido settore dell’artigianato e dei sempre amati servizi sociali. Sono quei progetti di formazione vissuti in continuità con il vissuto familiare e che valorizzano certe capacità dei lavoratori manuali o che, più in generale, soddisfano le esigenze del “saper fare”. Sono quelle stupende ricadute che servono all’adulto o al Neet per riacquistare fiducia in se stessi e nelle proprie capacità di apprendimento entrando in contatto con tutte le altre offerte del sistema formativo. Non a caso Bertrand Schwartz ci parla della “culture cuite”: espressione con cui disegna un percorso che guarda all’allievo in relazione al sapere. L’allievo/adulto deve essere messo in condizione di scoprire i propri problemi e i propri metodi di soluzione, bisogna lasciargli la scelta dell’organizzazione del suo lavoro e dei suoi mezzi, dei suoi ritmi. Aver rovesciato la piramide formativa oltre trent’anni fa con tanta flessibilità… nel principio della bottega- scuola e della formazione di incitamento non ha convinto la classe dirigente dell’epoca e non ha prodotto continuità in tal senso. La cancellazione brutale, l’insensibilità e l’indifferenza verso questa tipologia di formazione vincente e concreta ha creato le prime forme di scollamento, di paurosa distanza siderale tra istituzioni regionali e comunità lucana favorendo plasticamente la regressione democratica di oggi che si caratterizza brutalmente con il cinquanta per cento degli elettori lucani che non va a votare più .

*Sociologo e saggista

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