La situazione politica che si è venuta a creare a Matera, a poco meno di una settimana dalla presentazione delle liste, consegna un quadro desolante ma sorprendente, soprattutto per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle.
E sorprendente non per inadeguatezza, ma per l’esatto opposto: per maturità, tenuta e coerenza politica.
Nonostante la fine anticipata della consiliatura a guida Bennardi, e nonostante il ruolo determinante del M5S nell’elezione del presidente della Provincia di Matera, il Partito Democratico (con una guida fortemente caratterizzata da Roberto Cifarelli ) aveva ricambiato la lealtà con un colpo basso: le dimissioni trasversali “notarili” in Consiglio comunale, frutto della regia congiunta di una parte del PD, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e alcune civiche. Un’operazione studiata a tavolino per archiviare un’esperienza, senza però offrire alcuna visione alternativa o assumersi le responsabilità del disfacimento dell’intero campo progressista.
In questo scenario complesso e spesso grottesco, il coordinatore regionale del M5S, Arnaldo Lomuti ( al quale non abbiamo mai fatto sconti di critica) , ha cercato di onorare il mandato ricevuto dal Nazionale: mantenere unito il fronte progressista.
E lo ha fatto senza protagonismi, ma con fermezza, ascolto e spirito di mediazione qualità rare, soprattutto in un contesto politico dove l’unico sport praticato sembra essere quello del sabotaggio sistematico.
Per tenere insieme un quadro già sfilacciato, Lomuti ha accettato la richiesta (fatta dagli alleati ) del passo di lato del sindaco uscente Bennardi, tendendo persino la mano a chi fino a poche ore prima ne aveva orchestrato la caduta.
Un gesto non scontato, che dimostra come la politica, quando è fatta seriamente, diventa anche esercizio di responsabilità.
Nel rispetto dell’autonomia del circolo materano del M5S, Lomuti ha lasciato che il territorio si esprimesse, mantenendo però la “golden share” sulle scelta di una rosa di nomi .
Anche quando Basilicata Casa Comune ha tentato di forzare la mano, rivendicando un controllo “di caligoliana memoria” sulla scelta del candidato sindaco, il coordinatore ha saputo rimettere tutti al proprio posto, difendendo l’identità del Movimento e il principio che la politica si fa per condivisione e sintesi, non per imposizione.
Dopo l’uscita di BCC dal tavolo del centro sinistra, con l’ok dei partiti (Pd,M5S , AVS e I movimenti civci) proprio quando si stava finalmente aprendo uno spiraglio con la proposta condivisa avanzata da AVS (sul duo Santochirico e Montemurro) è arrivata la stangata.
Sinistra Italiana, che fino a un attimo prima accettava i due nomi, quando M5S sceglie Santochirico ( accettato anche dal Pd) , ha improvvisamente fatto marcia indietro, confermando la propensione ad una pratica antica : quella dei “frega compagni”. Non solo. Sinistra Italiana, pur non avendo alcuna forza politica, né candidati, né rappresentanza locale strutturata, ha affossato deliberatamente la proposta unitaria, giocando il ruolo della zeppa nell’ingranaggio del fronte progressista.
Un sabotaggio fine a sé stesso, utile solo a chi (fuori dal campo progressista ) aveva interesse a disinnescarlo. Il danno collaterale? Europa Verde, che ha subito l’ennesimo affronto, nonostante fosse tra i pochi a mostrare coerenza e presenza politica.
Ma anche lo stesso AVS, ormai svuotato di credibilità dalla rottura interna, affondato proprio da chi avrebbe dovuto rappresentarne il motore ideale. E c’è di più: secondo indiscrezioni ben accreditate, pare che la clamorosa marcia indietro di Sinistra Italiana sia maturata per una bega personale tra il segretario regionale e Santochirico, e addirittura sia frutto di un accordo sotto traccia con il candidato che racchiude: Azione, Forza Italia e parte del PD.
In altre parole: mentre il M5S e, in parte, Europa Verde provavano (tra mille difficoltà )a tenere insieme un progetto politico, gli altri litigavano per nomi, simboli, ruoli e bandiere.
Alla fine, è vero: il progetto non è riuscito. Il campo progressista si è sfasciato.
Ma a Matera si è assistito a un paradosso politico: nessuno avrebbe scommesso che proprio un 5 Stelle – movimento spesso descritto come anti-sistema e inaffidabile – potesse dare una lezione di metodo, coerenza e visione a chi, da decenni, si professa portatore di “buona politica”.
E invece, in mezzo al naufragio del campo (morto) progressista, la politica (quella vera )l’ha fatta chi non aveva interessi personali da difendere, ma solo un obiettivo da raggiungere: l’unità.
A Matera, oggi, abbiamo imparato una cosa: che le lezioni migliori, spesso, arrivano da chi meno ti aspetti.
IL M5S, LOMUTI E IL CAMPO (MORTO) PROGRESSISTA: UNA LEZIONE (INASPETTATA) DI POLITICA A MATERA
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