Con l’avvicinarsi della scadenza per la presentazione delle liste, le analogie tra le dinamiche politiche di Matera e Potenza diventano sempre più evidenti, quasi a suggerire che le due città lucane siano legate da un destino politico speculare.
Il primo elemento in comune è l’assenza del simbolo ufficiale del Partito Democratico, una scelta (o forse una rinuncia imposta dalle circostanze) che ha segnato profondamente le trattative e le défaillance nel campo progressista, creando fratture difficili da ricomporre e aprendo scenari imprevedibili.
A Matera, il centro-sinistra appare oggi diviso e logorato da settimane di tensioni interne. La candidatura di Roberto Cifarelli, sostenuta da una coalizione ampia ma tutt’altro che compatta, rischia di non ottenere al primo turno la maggioranza assoluta necessaria per chiudere la partita.
Ed è proprio in questo possibile passaggio al ballottaggio che si cela la vera somiglianza con quanto accaduto pochi mesi fa a Potenza.
Lì, il candidato del centrodestra Francesco Fanelli aveva sfiorato il trionfo già al primo turno, superando il 49%. Ma al secondo turno, complice il disinteresse di molti candidati non più eleggibili e la mancanza di una spinta unitaria, è stato sconfitto dal centrosinistra di Vincenzo Telesca, che ha ribaltato il risultato grazie alla rimobilitazione del voto progressista e al sostegno dell’elettorato più critico.
A Matera, lo scenario potrebbe invertirsi: se al primo turno Cifarelli dovesse sfiorare la vittoria senza centrare il fatidico 50%+1, il rischio è che il centrodestra di Nicoletti , pur rimasto indietro, possa rimontare grazie alla dispersione del voto, all’astensione strategica, o alla freddezza delle liste alleate del centrosinistra, molte delle quali al ballottaggio non avrebbero più candidati da far eleggere.
Un’“effetto Potenza al contrario”, dove l’inerzia al primo turno viene spazzata via dalla nuova dinamica del secondo.
Gli schieramenti si invertono, ma il meccanismo rischia di ripetersi: l’eccessiva fiducia, la frammentazione del fronte progressista, e il voto “contro” possono trasformare un apparente vantaggio iniziale in una sconfitta clamorosa.
Le prossime settimane saranno decisive.
Ma una cosa è certa: Matera e Potenza, anche senza volerlo, sembrano legate dallo stesso destino politico.
E chi oggi si sente al sicuro, dovrebbe forse ricordare che l’eccessiva sicurezza (e lasciare fuori coalizione altre forze), che in Basilicata le sorprese (e i ribaltoni ) sono sempre dietro l’angolo.
A Matera, il centro-sinistra appare oggi diviso e logorato da settimane di tensioni interne. La candidatura di Roberto Cifarelli, sostenuta da una coalizione ampia ma tutt’altro che compatta, rischia di non ottenere al primo turno la maggioranza assoluta necessaria per chiudere la partita.
Ed è proprio in questo possibile passaggio al ballottaggio che si cela la vera somiglianza con quanto accaduto pochi mesi fa a Potenza.
Lì, il candidato del centrodestra Francesco Fanelli aveva sfiorato il trionfo già al primo turno, superando il 49%. Ma al secondo turno, complice il disinteresse di molti candidati non più eleggibili e la mancanza di una spinta unitaria, è stato sconfitto dal centrosinistra di Vincenzo Telesca, che ha ribaltato il risultato grazie alla rimobilitazione del voto progressista e al sostegno dell’elettorato più critico.
A Matera, lo scenario potrebbe invertirsi: se al primo turno Cifarelli dovesse sfiorare la vittoria senza centrare il fatidico 50%+1, il rischio è che il centrodestra di Nicoletti , pur rimasto indietro, possa rimontare grazie alla dispersione del voto, all’astensione strategica, o alla freddezza delle liste alleate del centrosinistra, molte delle quali al ballottaggio non avrebbero più candidati da far eleggere.
Un’“effetto Potenza al contrario”, dove l’inerzia al primo turno viene spazzata via dalla nuova dinamica del secondo.
Gli schieramenti si invertono, ma il meccanismo rischia di ripetersi: l’eccessiva fiducia, la frammentazione del fronte progressista, e il voto “contro” possono trasformare un apparente vantaggio iniziale in una sconfitta clamorosa.
Le prossime settimane saranno decisive.
Ma una cosa è certa: Matera e Potenza, anche senza volerlo, sembrano legate dallo stesso destino politico.
E chi oggi si sente al sicuro, dovrebbe forse ricordare che l’eccessiva sicurezza (e lasciare fuori coalizione altre forze), che in Basilicata le sorprese (e i ribaltoni ) sono sempre dietro l’angolo.