il Papa dell’humanitas

ANGELA MARIA GUMA
È il 26 aprile dell’anno giubilare 2025, giorno che passerà alla storia. Mai come in questa data la città di Roma ha confermato la sua antica identità di caput mundi ponendosi al centro dell’attenzione mediatica e dell’interesse del mondo intero. Roma ha dato ospitalità ai principali leaders mondiali convenuti non per partecipare ad un summit internazionale ma per rendere omaggio ad una persona straordinaria: Francesco, il Papa che più di tutti nella storia ha posto al centro del suo pontificato il concetto antico, quanto intramontabile di humanitas, inteso come compartecipazione ed interesse per ogni esigenza del genere umano. E l’umanità intera, oggi, non poteva che rendergli l’estremo saluto partecipando al suo funerale.
In una piazza San Pietro gremita di ogni categoria del genere umano, dai potenti agli ultimi, dagli anziani ai giovani, si è respirato un’atmosfera particolare, non di disperazione ma di quella serenità che deriva dalla consapevolezza che con la morte ha inizio la vera vita, quella eterna.
In questo storico 26 aprile del 2025, a Roma, il canto giubilare degli adolescenti si è mescolato ad un silenzioso ed ossequioso compianto al papa che con estrema dignità ha messo in pratica in gesti concreti il messaggio evangelico. Papa Francesco ha infatti posto al centro del suo pontificato l’uomo come creatura di Dio e ha saputo parlare in modo semplice ma efficace rivelandosi anche uno straordinario comunicatore.
Non a caso il linguaggio adottato è stato quello della parabola affinché le sue parole arrivassero a tutti senza filtri e sovrastrutture e a chi gli ha attribuito una incoerenza si potrebbe rispondere che la sua coerenza è rimasta nell’essenza ossia nella scelta mai tradita di seguire integralmente il Vangelo fino a risultare scomodo e a tratti rivoluzionario proprio come il Santo a cui si è ispirato. Anche per questo è stato amato ma non da tutti e contestato da alcuni, ritenuto sui generis nel suo non essere tradizionalista ma progressivo. In realtà il suo andare a tratti controcorrente si potrebbe attribuire alla sua ferma volontà di essere originale e mai fotocopia di quella codificazione ecclesiastica che ha tentato fino alla fine di innovare senza scardinarne i punti saldi e soprattutto provando a riportarla alla semplicità del dire e del fare. Nella gremitissima piazza San Pietro si è colta una sentita partecipazione, non distrazione ma preghiera, non disperazione ma serenità, non un messaggio di morte ma di Resurrezione, non una completa assenza piuttosto la mancanza di una presenza fisica, nella piena consapevolezza di tutti che il suo insegnamento rimarrà sempre nei nostri cuori e che ora sarà lui a sostenerci con quella preghiera che chiedeva sempre di fare per lui.
Grazie Papa Francesco … grazie perché hai posto al centro l’umanità e il rispetto di ogni essere umano soprattutto dei più deboli e ci hai insegnato che si può essere grandi facendosi ultimi perché, lo hai ribadito con la tua testimonianza di vita, sono proprio gli ultimi che saranno i primi nel Regno dei Cieli.