La desertificazione delle aree interne continua imperterrita sotto i colpi di un’econimia che si muove solo sul profitto, senza che alcuno si azzardi a proporre una strategia non diciamo di inversione della tendenza ma quanto meno di trattenimento dell’emoraggia di servizi che sono tutt’uno con il trattenimento delle famiglie in un piccolo comune. La depauperazione più accanita riguarda le banche che, ad una ad una, chiudono gli sportelli non convenienti con il risultato che in Basilicata dove pochi Municipi superano i 15 mila abitanti, giorno dopo giorno spariscono sportelli e anche bancomat. Né si può chiedere solo alle Poste Italiane di sopportare da sola il peso del manenimento delle sue strutture, nonostante quale segnale di buona volontà dato, più di questo non lo può fare. Il vero tema è che le cose passano soto silenzio, dopo aver superato la inevitabile ma inefficace reazione del m politico e sindacale, segnando un novo indice di deterioramento nella qualità di vita delle piccole e disperse comunità. E’ ora di farsi venire qulche idea su come affrontare, tutte le Regioi insieme, il problema di ridare un po’ di sangue a quese anemiche comunità , magari sperimentando soluzioni nove che mettano insieme convenienze diverse. Per le banche ad esempio ci sarebbe da lavorare su un piano che attivi alcuni strumenti particolari. L’obbligo di un bancomat in tutti i Comuni, possibilmente in luoghi sorvegliati, che funzoni con le caratteristiche di una banca di riferimento, cioè nessuna commissione da addebitare al cliente, qualunque sia la banca che sceglie. Inoltre, a livello comprensoriale ,dovrebbe funzionare almeno un fronte office bancario, per le taante esigenze dell’utenza. Tutto questo con l ’aiuto non indifferente delle Fondazioni Banarie, che spendoo i soldi in tante iniziative per favorire lo sviluppo ma si dimenticano di vedere i guasti che le loro banche stanno combinando. Si parta dalla richiesta portata avanti da Italia Viva di un osesrvatorio sui servizi bancai, ma non si limiti a relazione cose che già sappiamo, indichi invece il modo per arrivare a formulare un piano generale , che comprenda i tanti punti di attracco ad una strategia nuova, della quale debbono far parte problemi come la distribuzione alloggiativa delle famiglie di migranti, il loro inserimento stabile nel mondo dell’artigianato e dei servizi, attraverso formazione per l’edilizia, l’agricoltura, la pastorizia, i servizi domiciliari e quelli turistici, , una pubblica amministrazone che sappia farsi consultare in periferia con gli strumenti informatici aperti al pubblico ( oggi è vietato sapere qualcosa per telefono, alla faccia di tutti i comunicatori inseriti nei Dipartimenti) , il nuovo ruolo dei Patronati cui affidare nuovi compiti legati alle richieste dei cittadini presso le varie amministrazioni centrali e via dicndo. Si può affrontare la questione su un terreno di resilienza vera, purchè si progettino bene le azioni e soprattutto ci sia l’inenzione di fare sul serio. Rocco Rosa