IL VALORE DI UNA VITTORIA?

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ANNA MARIA SCARNATO

DI ANNA MARIA SCARNATO

Il valore di una vittoria si misura dal rispetto della libertà regolata da regole che ogni comunità civile, associazione culturale e sportiva che sia deve conoscere. Dalla deontologia, termine con cui il filosofo Benham   chiamò la dottrina utilitaristica dei doveri, deve partire ogni azione e comportamento umano. E’ questo il pensiero che mi suggerisce, davanti alla TV, la visione di una partita di calcio, da sempre lo sport al quale sono legata come tifosa della squadra, quella del cuore. La dinamica del gioco necessariamente rimanda ad osservazioni sul comportamento in campo dei giocatori, all’esercizio di controllo della terna arbitrale lì presente per segnalare possibili azioni scorrette, a garanzia del benessere dei giocatori, del clima tranquillo degli spalti, degli allenatori, di un risultato giusto nella vittoria e nella sconfitta delle due contendenti; a come spesso passano inosservate alcune irregolarità, tentativi di salire sugli avversari, colpirli a far male e non essere   puniti in siffatti comportamenti antisportivi. L’arbitro avrà una sua squadra del cuore, magari custodita tra i pensieri segreti, ma deve, dico deve, essere imparziale se in campo si trova di fronte ad una delle preferite.  Ma i tifosi spesso non si trovano in linea con le sue decisioni e urlano gli scontenti. E il campo, dico a me stessa, il calcio, questo sport rappresenta spesso il comportamento dei dirigenti, degli allenatori, dei club, di molti che all’esterno muovono i fili, condizionano i risultati, giocano a scommesse, insomma tanti casi di comportamenti fuori regola e scudetti contestati, E tanto è stato oggetto di ricorsi vagliati dalla Federazione e dai tre gradi di giustizia sportiva.  Il calcio, un gioco che ha una base legislativa di 17 regole, eppure si prescinde spesso per vincere “a tutti i costi”.    E tra questi pensieri mi perdo, immagino, forse non è il caso della partita di ieri sera, ma i pensieri, si sa, hanno una loro indipendenza, la capacità di volare, di connettersi, di correlare, di rapportare, una creatività che permette di osare oltre il limite. Avverto un richiamo al campo della Politica, dove gli accordi tra i partiti si stringono passando sopra la testa delle persone, cittadini, elettori che disorientati dai loro movimenti continui, dalla disinformazione o dalla pseudo-informazione, quella più comoda da dare in pasto, quella che favorisce l’ambizione dei protagonisti. Tutto per vincere le loro partite. Qui le regole morali non sono catalogate, o meglio rigorosamente osservate. Vige di frequente, come nello sport, soprattutto durante una consultazione elettorale, uno scarso controllo, frequentemente, da parte di chi dovrebbe rappresentare questa funzione indipendentemente dal tifo personale per i contendenti la vittoria e il comando. Quando le regole non sono chiare, quando la paura di perdere “la partita,” per esempio, si fa sentire e non fa dormire tranquilli, ecco che la perdita di lucidità potrebbe far commettere agli organizzatori, alla squadra stessa, ai dipendenti comunali incaricati anche irregolarità. Sono rari, per esempio, i casi di concessione di tessere elettorali a chi non ha la cittadinanza italiana e l’incaricato al rilascio di tessere elettorali, pressato e condizionato dalla posizione di dipendenza, possa concedere il diritto al voto? Sarà successo qualche volta che di un tot numero di schede consegnate ai rappresentanti di una sezione, corrispondenti al numero di elettori, se ne trovino sparite come le briciole di Hansel e Gretel una certa quantità o che risultino di aver votato persone che alle urne non si siano presentate? Potrebbe   verificarsi, per esempio, per la leggerezza con cui si trattano operazioni importanti che richiedono una serietà ed un’etica irreprensibile, quando viene meno il senso del dovere e di conseguenza il fraintendimento della giustizia stessa, quando ci si arroga il diritto di umiliare la libertà degli elettori di scegliere il candidato da votare? Ed è allora il caso in cui il controllo, che un incaricato dovrebbe esercitare sullo svolgimento di corrette operazioni a garanzia di tutti i candidati, può essere di parte. Proprio come nello Sport, come arbitri venduti, negli anni addietro, scoperti e radiati per sempre dall’ordine di appartenenza. Laddove queste vicissitudini fossero veramente rilevate a favore di squadre durante le partite sportive come si accennava sopra o nello svolgimento di consultazioni elettorali del mio immaginario interconesso allo Sport e alla Politica, saremmo alle comiche e potremmo riascoltare una vecchia canzone di Checco Zalone  “Siamo una squadra fortissimi”, accennando allo scandalo Calciopoli degli anni 2005/6, ai favori “arbitrali”.

Ritornello originale

Siamo una squadra fortissimi

Fatta di gente fantastici

E nun potimm’perd’

E fa figur’ e m…e

Perché noi siamo bravissimi

E super quotatissimi

E se finiamo nel balatro

La colpa è solo dell’albitro………

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