
ANGELA MARIA GUMA
Presentazione del libro di Francesca Barra
“A occhio e quanto basta” è una frase che molti di noi hanno sentito almeno una volta nella propria vita, pronunciata dalle mamme o da persona a cui avevamo chiesto le indicazioni per replicare una loro ricetta.
Ma è anche il nome della pagina Instagram che Francesca Barra ha aperto durante il lockdown per condividere quotidianamente le sue ricette. Tuttavia, il libro non è solo un ricettario, tale definizione sarebbe riduttiva sia perché in esso accanto alle ricette (che pur meritano di essere tutte sperimentate) si raccontano storie di vita e sia perché nel testo è ben delineato il valore simbolico del cibo e della sua preparazione. Infatti, le ricette “vere”, quelle della tradizione familiare, non si basano su pura tecnica ma sulla creazione che ha in sé il significato simbolico di un gesto d’amore. Per questo il libro di Francesca contiene ricette ma è anche l’espressione del significato culturale del cibo perché si comprende che non solo la pietanza in sé ma soprattutto la sua preparazione è spesso espressione di una specifica identità sociale, culturale e innanzitutto caratteriale. Infatti, dalla lettura delle pagine che precedono le ricette si riesce a conoscere l’autrice, la sua abilità a creare e sperimentare, la sua laboriosità e quindi i suoi innumerevoli talenti non dichiarati ma dimostrati proprio dalle ricette. Si evince, inoltre, il suo grande amore per la famiglia, sia quella di origine delle nonne, dei genitori e fratelli che l’attuale nel ruolo di madre chioccia che lascia libertà di espressione.

In definitiva proprio attraverso le ricette si coglie il racconto della vita dell’autrice con il valore simbolico dei cibi strettamente connesso alle tappe della propria esistenza, ai momenti di crescita e di acquisita indipendenza. D’altro canto, la passione per la cucina di Francesca nasce da sempre, proprio perché si è sviluppata in un contesto sociale e familiare dove la preparazione di determinati cibi rispondeva a riti d’amore legati alla tradizione e richiedeva comunque il rispetto dei tempi e dei momenti. Inoltre, la volontà da parte dell’autrice di sottolineare il valore culturale del cibo si coglie anche nella funzione di aggregazione che è assunta dallo stesso in quanto mezzo in grado di favorire e sancire l’unione tra chi lo condivide a cominciare dall’unione familiare. Bellissima, e la cito testualmente, è la frase utilizzata per esprimere questo concetto: anche con mio marito Claudio Santamaria: «Ci siamo innamorati mangiando e la tavola resta il nostro “talamo nuziale”».

Dalla lettura delle pagine si coglie anche l’amore e l’attaccamento speciale alla sua terra, la nostra Basilicata e alla sua Matera in particolare, di cui Francesca è stata un po’ il simbolo della promozione turistica. Tra i cibi caratteristici della tradizione locale un ruolo specifico è assunto dalla pietanza simbolo di Matera ossia dal pane che è prelibatezza locale ma è anche simbolo della condivisione. In particolare, nella preparazione del pane c’è un rito che è quello del lievito madre che è stato ben spiegato da Francesca sia nella tecnica di preparazione che nel significato simbolico. 
Il libro è stato presentato a Pignola nell’ambito della rassegna letteraria “Il Profumo delle pagine” organizzata dal Circolo Culturale Gocce d’Autore, dalla Libreria Ubik di Potenza e da Paolo Patrone proprietario della splendida “Dimora Storica Giorni Resort” di Pignola. In una location d’eccezione, la cantina, impreziosita dall’arte di Antonio Gerbino, Francesca ha coinvolto, con il suo travolgente entusiasmo, un pubblico numerosissimo e attento dialogando con la sottoscritta e la bravissima Eva Bonitatibus. La serata è stata allietata dalle musiche della giovane pianista Antonella Trivigno, dalla poesia di Tina Garreffi ed è stata impreziosita dalla presenza del marito di Francesca, l’attore Claudio Santamaria che ha emozionato i presenti con una magistrale lettura di una delle pagine più belle del libro. La presenza dell’ultima arrivata nella famiglia Santamaria, la piccola Atena, ha coronato una serata magica all’insegna della promozione culturale filtrata dall’affetto familiare: la vera ricetta di felicità.