ANNA MARIA SCARNATO
Addio all’umile difensore di diritti umani
Con tristezza già rimpianto, leggo oggi i titoli dei giornali italiani ed esteri che riportano la notizia della morte di Papa Francesco, di Jorge Mario Bergoglio, il Papa degli ultimi. Definizione condivisa da ogni testata dei notiziari. Ed è così! Richiama al suo essersi fatto piccolo, servitore in una missione che ha operato, sull’insegnamento di Gesù, scardinando in modo rivoluzionario un modo comune di concepire la vita secondo valori ormai cristallizzati dal tempo, caratterizzata dall’incapacità di rinunciare a cose garantite (Simone Weil), per riportarla ad una dimensione più umana, più giusta, aperta alla solidarietà, all’uguaglianza, perché come S. Francesco, sentiva dentro il fuoco vivo del Vangelo, del Nuovo Testamento dove tanti gli esempi di Beatitudini per i poveri, per quelli che ogni giorno sulla loro pelle provano l’esperienza di una esistenza sofferente, di esclusione dallo sguardo e dal cuore degli uomini. La povertà materiale, l’umiltà, la condivisione, l’accoglienza, l’umanità, la povertà di spirito sono tutte parole che abbiamo ascoltato ogni giorno dalla voce del Papa. Tra le tante parole vuote che ormai si perdono nell’aria della dimenticanza e della contraddizione, le sue si sono fissate nei cuori e affidate alle menti attraverso il suo esempio sin dal primo momento in cui la piantato la “tenda” presso il Vaticano, ma in S. Marta. Ha tracciato la strada della semplicità nelle scelte di pratica quotidiana, come ogni persona comune, anch’egli, uomo che doveva vivere il tempo e i relativi bisogni. Il cambio delle lenti ormai inadatte ma non la montatura, il recarsi non senza sorprendere i titolari, presso un negozio di Ottica in via del Babbuino. Gli stessi che erano pronti a servirlo presso la sua residenza. Un uomo comune, sì, un Papa uomo, semplice, essenziale nelle scelte, con ai piedi scarpe non firmate, scarpe grosse, molto comuni. E continuando così su questa strada, si fa vicino alla sofferenza e la raggiunge al telefono, come un amico, un familiare, ai carcerati, ai malati negli ospedali, ai martoriati delle guerre. Martoriata Ucraina! Quante volte
in questi anni abbiamo udito queste parole, questo attributo per esprimere il dolore per la popolazione di un territorio invaso, per l’infanzia e la gioventù che la guerra falcidia! Martoriata Ucraina, suoni sommessamente pronunciati nei giorni precedenti la malattia.
Partendo dal suo esempio, dal suo messaggio di solidarietà, dai suoi insegnamenti, nel mondo si sarebbero dovute promuovere con urgenza politiche di non violenza, per prevenire altri conflitti, garantendo i diritti umani e custodendo la pace. Ma i cuori induriti di molti governanti, pur richiamati alla loro responsabilità, hanno continuato ad essere costruttori di morte, esportando il loro modello in molte zone del mondo, affamando le popolazioni, privandoli delle materie di prima necessità, del grano, del pane, l’essenziale. Ecco il dolore del Papa che la morte non cancellerà dal suo diario di Pastore impegnato per il bene del suo gregge. Come ogni uomo ha sognato e se la strada nuova, che doveva unire religioni, culture e civiltà per una convivenza pacifica pur nelle loro differenze, tanto invocata, non si è realizzata, non si desista dall’invocarlo e sentirlo vicino nelle difficoltà. Continuino i poveri, quest’ampia umanità fatta di ultimi, di persone disprezzate, di perseguitati, di indigenti, di peccatori, di deboli sui quali si accanisce la cattiveria umana, a pregare per il Papa, loro fratello, l’umile che ha perseguito l’etica del repulisti nei confronti di qualche pecorella smarrita del gregge ecclesiale. Il modello di un’etica che il Papa ha testimoniato si
contrappone alla presunzione di superiorità, abiura la legge del più forte, valorizza la dignità dei diseredati. Ed oggi che ai primi posti nella società sono i ricchi schiavi di beni materiali, i governanti che alzano i muri per arginare la povertà che bussa, chi vive un posto di potere per rendere gli uomini sottomessi e umiliati, chi esercita e regola con la forza i rapporti umani imponendo l’Ego sul Noi, chi ha fede continuerà ad udire la voce del Papa degli ultimi. Sarà sempre necessaria come l’aria la speranza che trasmetteva. Il suo ricordo sarà il suo testamento, un percorso su cui insistere perchè ogni persona, che oggi commossa piange la sua mancanza, deve custodire il sogno di una comunità dove non esistono differenze, ricchi e poveri, ma fratelli che operano responsabili gli uni della felicità, del benessere, della pace degli altri. A Papa Francesco, uomo che, come Gesù, si è fatto povero tra i poveri, genuino e nudo di cose del mondo, ha messo in pratica la parola di Dio e il suo messaggio.
