ROCCO SABATELLA
Il Portogallo ha vinto gli europei e viva il Portogallo. Ma la più importante manifestazione calcistica europea non
passerà alla storia per aver messo in mostra un calcio offensivo e spettacolare. Tutt’altro. Se si eccettuano alcune e pochissime eccezioni, la preoccupazione maggiore dei tecnici delle nazionali approdate in Francia è stata essenzialmente quella di mettere undici uomini dietro la linea del pallone, chiudere a doppia mandata tutti i varchi agli avversari e operare di rimessa con le ripartenze per approfittare degli spazi lasciati da chi attaccava. Nemmeno la finale tra francesi e portoghesi si è sottratta a questa dinamica visto che per gran parte dei 120 minuti la Francia ha esercitato un predominio netto ma alquanto sterile e i lusitani si sono comportati in campo né più e né meno diversamente da come avevano preparato la gara sperando di fare male, possibilmente, con qualche ripartenza. E così puntualmente è avvenuto con la rete segnata da Eder a pochi minuti dal fischio finale dell’inglese Clattenburg che non sarà ricordato, nemmeno lui, per la direzione di gara che è apparsa alquanto insufficiente e che, pur non avendo inciso con qualche decisione sul risultato ma essendoci andato molto vicino, poco prima che il Portogallo segnasse, con una punizione dal limite letteralmente inventata per i portoghesi con Eder che aveva colpito il pallone con il braccio e non Koscienly e con il pallone stampatosi sulla traversa a Lloris battuto, non si è dimostrato all’altezza del compito. Facendo unanimemente rimpiangere l’italiano Rizzoli. In pratica è stato come se l’arbitro inglese si fosse adattato al gioco poco godibile che stavano offrendo le due finaliste. E alla fine anche il designatore Collina non è irreprensibile da errori molto evidenti nel corso delle 51 partite che sono state giocate complessivamente sul suolo francese. Ma tornando ai temi tattici e tecnici, non si può non sottolineare gli errori commessi dal Ct francese Didier Deschamps che hanno indubbiamente favorito il Portogallo e non hanno permesso alla Francia di esprimersi ai livelli che il suo organico poteva far prevedere. Il più clamoroso ed anche reiterato è stato quello di aver costretto Pogba a giocare in pratica una gara anonima dovuta alla posizione disposta per lui da Deschamps in campo: in pratica a fianco dei difensori centrali francesi ed affidando ad altri giocatori, sicuramente meno dotati tecnicamente del giocatore della Juventus, il compito di costruire le manovre della Francia. Per cui è stato gioco facile per il Portogallo non solo inaridire facilmente le fonti del gioco francesi, ma anche rendere non particolarmente pericolosi sia Giroud che il capocannoniere degli europei Griezman. Non potendo nemmeno sfondare sulle corsie esterne dove Sagna ed Evra poco potevano offrire nella metà campo avversaria per le loro caratteristiche prettamente difensive ed anche scarsamente aiutati da chi doveva dar loro man forte come Pajet e Griezman, la Francia ha creato qualche pericolo a Rui Patricio con le accelerazioni spaventose di Sissoko che, palla al piede, ha più di qualche volta seminato il panico in Pepe e compagni. Ma nel momento in cui il centrocampista del Newcastle ha esaurito le energie, il compito degli uomini di Santos è stato facilitato. Partita diversa sarebbe stata sicuramente se Deschamps avesse affidato il compito di proteggere la difesa a Matuidi e a Kante, quest’ultimo molto a suo agio nel ruolo di frangiflutti davanti alla difesa che svolge con profitto nel Leicester e avesse messo Pogba una ventina di metri più avanti per sfruttare le sue intuizioni, la sua tecnica, il tiro da fuori ed anche la sua enorme fisicità nella metà campo del Portogallo. In pratica nella stessa posizione in cui gioca in maglia bianconera. Ne avrebbe tratto vantaggio la manovra offensiva francese perché la difesa portoghese, oltre alla guardia sugli attaccanti avversari, si sarebbero dovuti preoccupare e non poco anche delle sortite in avanti di Paul Pogba e avrebbe potuto perdere qualche certezza. Dopo la vittoria tutta la stampa, ancora una volta senza una dose ragionevole di equilibrio, ad esaltare il tecnico Santos dipinto come un messia ed artefice massimo del titolo continentale. Molto realisticamente si tratta di un allenatore che ha i suoi giusti meriti nel saper sfruttare le caratteristiche dei suoi uomini e nell’impedire agli avversari di giocare bene, ma non bisogna dimenticare che il Portogallo non ha fatto grandi partite, proprio sul piano della costruzione del gioco, nel girone F con avversari non irresistibili come Islanda, Austria ed Ungheria arrivando, grazie al pareggio, qualcuno malignamente dice al biscotto, con i magiari al terzo posto per essere ripescata. Nè meglio ha fatto contro la Polonia dove sono stati necessari i rigori per decretare il passaggio del turno. Ha badato a chiudere tutti gli spazi alla Croazia per poi sfruttare nel supplementare una ripartenza velenosa e vincere la partita. Qualcosa di meglio e di più, che alla fine è bastata, i portoghesi l’hanno fatto con il Galles. E non reggono nemmeno le giustificazioni che tutti si sono affrettati a trovare nell’uscita di Ronaldo dal campo come a dire che con CR7 in campo i portoghesi sarebbero stati più competitivi. Il Ronaldo di questi Europei, vuoi per condizioni fisiche non ottimali e vuoi anche per una certa dose di stanchezza, è lontano parente del giocatore che nella Liga ha segnato una cinquantina di reti e oltre 10 nella Champions. Male con Islanda e Austria, due reti con l’Ungheria, un lampo con la Croazia per aver favorito la rete di Quaresma, anonimo con la Polonia, un altro lampo con il Galles e poi l’infortunio in finale. Onestamente non era il miglior Ronaldo che abbiamo, si fa per dire, ammirato in questi europei. E nemmeno lo ha aiutato la disposizione in campo di Santos che ha privilegiato soprattutto la fase difensiva fedele al motto del prima non prenderle. Nel Real Madrid si gioca un altro calcio totalmente opposto a quello propugnato dal tecnico del Portogallo Santos e nel quale Ronaldo è sempre assoluto protagonista. Si parlava all’inizio delle poche formazioni che forse hanno mostrato una gioco fatto di grande equilibrio che desse importanza non solo alla fase difensiva, ma che si sforzasse anche di mettere in pratica schemi offensivi per finalizzare le azioni. Sicuramente L’Italia di Conte di cui abbiamo già parlato ampiamente, la Germania che è scesa in campo e scende sempre in campo per cercare il successo con il possesso palla sempre a suo vantaggio, la stessa Francia che ha una mentalità certamente non sparagnina ma che deve rimuginare sugli errori del Ct che possono, se analizzati bene, essere positivi per il futuro, il Belgio che, anche grazie alla qualità dei suoi interpreti, non può che avere una filosofia di gioco prettamente offensiva e infine la Croazia che ha grande qualità in tutte le zone del campo e che potrebbe diventare una delle migliori formazioni europee. A patto che anche i croati riescano a trovare un Ct che sia in grado di valorizzarne le grandi risorse in termini di organizzazione complessiva di gioco unita anche alle eccezionali capacità individuali di gran parte dei calciatori croati. Calato il sipario sugli Europei di Francia, da settembre prossimo si ricomincia a giocare per conquistare il posto per i Mondiali in Russia nel 2018.