Con le prime piogge sulla Basilicata dopo 4 mesi di siccità come non si era mai vista, la dirigenza politica dovrebbe sorprendere tutti, non, come si usa fare, accantonando il problema fino alla nuova emergenza ,ma aggredirlo con determinazione in maniera che la prossima ci veda più in grado di fronteggiarla. Il problema naturalmente riguarda il modo di gestire le crisi idriche e più generalmente di come organizzare, tutelare preservare la risorsa idrica. Che non si possa parlare di una stagione eccezionale, non ripetibile, è assolutamente da escludere. Ci dobbiamo abituare ad estati con ondate di calore intense e prolungate e a inverni con fenomeni nevosi sempre più rarefatti. “La sequenza dei giorni continui senza precipitazioni in Italia, varia dai 25 giorni della Pianura Padana ai 40 della Capitanata Foggiana ma negli ultimi 25 anni essa è mediamente aumentata del 15 per cento, con conseguenze che rischiano di essere drammatiche per le località turistiche e l’agricoltura. Non solo ma l’interessante e preoccupante documentazione prodotta dal dr.Donato Viggiano dice che anche questi fenomeni piovosi e nevosi si spostano dai tradizionali santuari lucani dell’acqua per interessare zone più a nord. Si spostano e sono meno frequenti : dal 2000 ad oggi, i giorni di pioggia si sono ridotti anche nella montagna appenninica, in misura del 15 – 20 per cento. Dal che ne consegue che nei prossimi decenni l’acqua diventerà una risorsa da utilizzare senza nessuno spreco anche in una terra che finora poteva . Le cose che si possono fare sono tante : dall’incentivazione all’agricoltura di precisione, alla sostituzione delle condotte idriche obsolete, al ritorno ai sistemi di accumulo di acqua piovana con tecnologie e strumenti nuovi , all’innovazione negli impianti di potabilizzazione, a sistemi di controllo della dispersione, al sistema Irrinet, in uso in Emilia che permette un risparmio idrico medio stimato dal 20 al 23 per cento. Andrebbe anche chiesto al governo il finanziamento di progetti irrigui da parte dei consorzi di bonifica e una normativa più moderna sull’uso delle acque reflue. Si tratta di partire con un atto programmatorio che indichi direzione, metodologia, priorità, obiettivi e cronologia. Ecco se potessimo partire da subito per dare la dritta agli enti sub regionali, sarebbe un bel gesto che concludebbe in maniera positiva una estate orrida sotto tutti i punti di vista. Se perdiamo per strada mediamente il 50 perr cento delle risorse idriche basterebbe dare una indicazione di priorità per dar vita ad una piccola rivoluzione neri nostri comuni. Si sa che molti Sindaci non amano spendere i soldi che vanno sottoterra: amano le cose che si vedono, come i marciapiedi. rocco rosa