ALBINO PIERRO, SEMPLICEMENTE IMMENSO

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a cura di Antonietta Lisco

antonietta lisco

Albino Pierro, nasce a Tursi, (Mt) il 19 novembre 1916. E’ tra i più grandi poeti italiani. È famoso soprattutto per la sua svolta dialettale e per essere stato più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura. Nel 1976 ha vinto il “premio Carducci” per la poesia. Nel 1986 e nel 1988 è stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura, nel 1992 riceve la laurea honoris causa dall’ Università degli Studi di Basilicata, che in tal modo intese rendere omaggio “all’ interprete di una condizione esistenziale che fa corpo tutt’ uno con l’anima antica della civiltà lucana”. Il 23 marzo 1996, ad un anno dalla scomparsa, il Consiglio Comunale, proclama Tursi “CITTA’ DI PIERRO”  e intitola a lui l’Istituto Comprensivo di scuola Materna, Elementare e Media.  Al Comune di Turspierro 2i ha  donato la sua casa e la biblioteca contenente migliaia di libri. E’ morto a Roma il 23 marzo 1995, lasciando tutti i suoi averi al Comune di Tursi. Le sue opere sono pubblicate in inglese, francese, persiano, portoghese, spagnolo, rumenopierro 4, arabo, neogreco, olandese e svedese. E’ possibile visitare la sua casa natale nella Rabatana di Tursi ove sono acquistabili i suoi libri. Il palazzo di Albino è nel quartiere fondato dai saraceni. E’ il più vecchio del paese, che pare precariamente posato su una collina di creta e sempre sul punto di scivolare in basso, lungo o calanchi. Il giovane Albino ama il suo palazzo, soffre quando deve lasciare il suo paese, la sua casa, per continuare gli studi prima a Taranto, poi a Salerno e a Sulmona. Scappò più volte dai collegi. Un giorno confessa: “ a me piace leggere, non studiare. Non sono un buon allievo”. Grazie a buoni insegnanti, che lo capirono e lo aioutarano riuscì  ad laurearsi a Roma, dopo una carriera di studi fatta con la mente altrove.
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Alla professione ( docente di storia e filosofia nei licei della capitale) alterna sempre il “mestiere di poeta” e nel 1959, dopo una serie di raccolte in lingua , comincia a scrivere in tursitano, l’arcaico idioma della sua infanzia, che non aveva ancora conosciuto alcun tipo di trascrizione letteraria. Pierro, senza alcuna tradizione alle spalle, ne esalta magistralmente le risorse foniche e simboliche, Albino dice:  “Mi piaceva ascoltarlo dai contadini: nei loro racconti, la descrizione d’un temporale, un evento naturale diventava un fatto terribile e misterioso, una fiaba”. Così, al figlio dei signori, il popolo diede il latte e la poesia, il senso del magico. E’ il cielo di Tursi nell’infanzia di Albino Pierro a regalargli il corso delle cose, non la fisica né la logica. La sua prima poesia in tursitano è:  “Prima di parte, -prima di partire”

‘A notte prima di parte
mi ni nghianèje a lu balcone adavète,
e allè sintije i grilli ca cantàine
ammucceti nd’u nivre d’i muntagne.

Na lunicella ianca com’ ‘a nive
mbianchiàite ll’ìrmici a u cummente,
ma a lu paàzze mèje
tutt’i balcuni ièrene vacanti.’

” La notte prima di partire
me ne salii al balcone di sopra
e là sentii i grilli che cantavano
nascosti fra il nero delle montagne.

Una piccola luna bianca come la neve
imbiancava le tegole al convento,
ma sul palazzo mio
tutti i balconi erano vuoti.”

Quann ière zinne *
(Quando ero piccolo)                                                                    pierro

‘Quann ière zinne

agghie stète arrasète int’i cammre,
e a scure ll’occhiecelli
mi pungicàine russi cumigghièti
d’ardigua.

Dicìne nd’u paise
ca m’avìa cichè.

Ma iè nun ci pinzèje. Avìje ‘a ricchia
addù ièrete u sòue;
sintìje ca i uagninèlli
iucàine a trozz, s’arraiàine e ghjine
a cavalle cuntenti supr’u porc;

e po scippàine ll’erve a li iummènte
ca vinìne da fore, e ci facìne
i zampugnèlle.’

“Quando ero piccolo,
sono stato appartato nelle camere
e nel buio gli occhietti
mi pungevano rossi, ricoperti
d’ortica.

Dicevano in paese
che sarei diventato cieco.

Ma io non ci pensavo. Avevo l’orecchio
là dov’era il sole;
sentivo i ragazzini
giocare a rimbalzello, bisticciarsi
e cavalcare allegri sul maiale;
poi strappavano l’erba alle giumente
che tornavan dai campi, e ci facevano
piccole zampogne.”

Le altre sue opere e raccolte di poesie sono:

’A terra d’u ricorde (1960) – la sua prima raccolta in tursitano -, a Metaponto (1963), Nd’u piccicarelle di Turse (1967), Eccó ’a morte? (1969), Famme dorme (1971), Curtelle a lu sóue (1973), Nu belle fatte (1977), Com’agghi’ a fè (1977), Si po’ nu jurne (1983), Tante ca pàrete notte (1986), Nun c’è pizze di munne (1992). L’antologia Un pianto nascosto (1986) raccoglie testi composti tra il 1946 e il 1983.

 

antonietta lisco

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Sull' Autore

Antonietta Lisco, assistente domiciliare e ospedaliera. Ama l'arte, la scrittura, la moda e gli arredi. Quando può pratica yoga, il suo piacere per il corpo. Ascolta musica, ama il cinema. Scrive. Sua passione da sempre. Ha scritto un romanzo e...chissà.

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