Assistiamo impotenti alla impiccagione degli allevatori nel nome di un mercato libero che libero non è.Quando Lactalis acquista la Galbani e gli altri gioielli dell’industria alimentare italiana compie un atto in sè legittimo ma che diventa contra legem quando usa questa sua posizione dominante per chiudere le stalle italiane in favore di quelle francesi e olandesi. Qui lo Stato dovrebbe intervenire , non in funzione protezionistica ma in quanto autorità che vigila sul corretto andamento dei mercati. Questa dell’accaparramento di pezzi pregiati è una politica vecchia che penalizza sopratutto i prodotti di qualità. E in basilicata ce ne sono al punto che qualche anno fa, di fronte alla pubblicità molto nota della mucca Carolina feci un articolo intitolato” la mucca Carolina ha la stalla a Baragiano”. per dire che il latte che la Granarolo prendeva per fare un marchio di alta qualità era latte lucano, proveniente dalle stalle del murese. Ma la razzia continua: il vino aglianico, robusto e pastoso, viene comprato dai viticoltori pugliesi ( spesso con un occhio che si chiude da parte di alcune centrali) per rendere gradevole il loro vino. Idem per l’olio che serve a fare alleanza con quello tunisino per farne un ” vergine”. Prodotti che piacciono agli intenditori e anche ai truffatori, come quelli che mischiano il grano Cappelli con grano tenero per fare la pasta fresca. Tutto questo per dire che il solo modo per salvare i prodotti della Basilicata è fare sistema, cioè incentivare, fino a costringere, i produttori a trasformare in regione i loro prodotti per evitare che il valore aggiunto vada fuori dalla basilicata. Incentivare dando priorità ai finanziamenti a quegli operatori che decidono di lavorare all’interno di un marchio di qualità che potrebbe chiamarsi “Matera, terra di Basilicata” per cogliere tutti insieme le potenzialità commerciali che derivano dal prossimo arrivo di un milione di visitatori. Niente campanilismi. Se Potenza guida e male la politica, Matera si è guadagnata sul campo la guida dell’economia. Veda il Governatore Pittella di dare questa svolta decisa alla creazione di un brand lucano di altissima qualità, privilegiando con gli incentivi e sopratutto con il credito chi decide di consorziarsi. E già che ci siamo, chiuda questi distretti agroalimentari semipubblici che non servono ad un amato tubo.
