Antonio Masini nasce a Calvello (PZ) nel 1933, da padre coltivatore diretto e da madre casalinga e, ogni anno all’inizio della mietitura, la famiglia si trasferisce nella propria azienda, restando in campagna sino all’inizio dell’autunno. Così il piccolo Masini scorazza nei prati, fissa nella mente quei colori affascinanti, osserva lo spettacolo meraviglioso della natura sempre mutevole. Essa, infatti, gli ha insegnato ogni elemento della vita che poi ha utilizza per le sue opere.
Masini si sente sempre di più figlio di Demetra e le opere di quegli anni sono ispirate al mondo agricolo pastorale, che l’aveva visto nascere e crescere felice. Esse evidenziano il risultato macroscopicamente negativo del mito dello sviluppo e del progresso che ha alimentato e giustificato sotto il mantello dello storicismo, creazione e distribuzione, produttività, efficientismo e consumismo illimitati. Ricordo di quegli anni “La violenza”, opera esposta in un noto albergo della città di Potenza, in cui l’artista si fa voce dell’intimo mondo spirituale dell’uomo, con le sue angosce nascoste e coi suoi trepidi sogni. Egli si ribella al processo di super industrializzazione e super urbanizzazione e fa esplodere sulla tela il mondo animale con inaudita violenza, denunciando quanto spietato sia nell’uomo il bestiale e il crudele. In questo periodo il vero nocciolo vitale dell’arte di Masini è il tentativo di recuperare la dimensione ludica dell’artistico e dell’estetico attraverso la dilatazione della funzione della pittura che diventa oggetto educativo: lo studio sociale della realtà e la ricerca segnica si presentano allora, come in tutta l’arte contemporanea, attanagliate dalla stessa contraddizione tra la responsabilità individuale e il peso schiacciante della moderna società di massa. Negli anni ‘70 conosce Leonardo Sinisgalli e sente più di prima la necessità di viaggiare, di visitare i maggiori musei d’arte antica e moderna non solo italiani ed espone anche in varie città estere. Ogni volta, però, che torna nel suo studio riconsidera il suo microcosmo, si confronta con il mondo che ha conosciuto e, pur restando legato alle sue radici, inizia a rifiutare una pittura in cui sono evidenti temi prettamente locali, ribellandosi definitivamente allo spirito scientifico e tecnico, all’industrialismo che andava sempre più affermandosi e che era una minaccia al buon vivere naturale, agricolo, fatto di sentimentalismi semplici e primitivi. Rinnovato, quindi, l’interesse per le forme primordiali, l’artista sposta l’attenzione dalla razionalità di un certo verismo all’emozione soggettiva fatta d’entusiasmo e d’ebbrezza, convinto che l’energia creativa risiede in questo stadio. Egli ora elabora lo spazio: suo scopo è quello di non fornire in pittura una copia della vita perché la cosa reale è uguale ad ogni riproduzione, ma quello di dare una traccia della realtà affinché il fruitore possa vederla da sé. L’artista, infatti, ha compreso l’importanza degli spazi vuoti nell’opera, perciò lascia fuori della tela alcune forme che sono più importanti di quelle inserite; è una reticenza che fa nascere curiosità, perché egli solleva il lembo del velo del reale per incitare a scoprire cosa c’è dietro. Le opere degli ultimi anni sono sempre ispirate al sociale: basti ricordare il polittico dedicato ai “fratelli Rosselli”: un’opera in cui l’artista ricorre a forme che si trovano in natura; e queste forme formate formanti sono apparentemente libere, ma possono trasformarsi.
Ricca e varia è la sua produzione scultorea nel primo decennio del 2000 con opere in bronzo e in acciaio in Italia e all’estero, tra cui:
- il Monumento a la Mujer Emigrante (2001) una grande scultura in ferro a Iquique (Cile)[7]
- I Cavalieri di Balvano (2002) [8], scultura in ferro policromo(400x200x350), a Balvano,
- il Monumento aos Fundadores (2003), nella città di Olímpia (São Paulo) (Brasile), una scultura in acciaio commemorativa del centenario della fondazione della città,
- la Porta del Gigante a Potenza, scultura in bronzo commemorativa della ricostruzione a seguito del terremoto del 1980.[9],
- una scultura in bronzo a Sydney (2008) dedicata al tema dell’emigrazione e donata dalla Regione Basilicata alla comunità italiana in Australia[10]
- numerose altre sculture esposte in musei tra cui il MUSMA di Matera [11]
